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Bari, 12enne morta dopo intervento al femore: in sala operatoria mancava anche il termometro

In sala operatoria mancavano il termometro e il farmaco salvavita, tolto qualche settimana prima perché scaduto, quando Zaraj Tatiana Coratella Gadaleta, dodicenne barese, fu sottoposta all’intervento chirurgico di riduzione di una frattura al femore. Questi elementi avrebbero contribuito ad aggravare le condizioni cliniche della ragazza, morta nel 2017 all’ospedale Giovanni XXIII.
A cura di Susanna Picone
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Nuovo capitolo nell’inchiesta per la morte a Bari di Zaraj Tatiana Coratella Gadaleta, la ragazzina di dodici anni deceduta nel settembre del 2017 all'ospedale Giovanni XXIII per ipertermia maligna durante un intervento per una frattura al femore. A quanto emerso, in sala operatoria mancavano il termometro e il farmaco salvavita, rimosso qualche settimana prima perché scaduto. Questi elementi, ritenuti "deficit organizzativi dell'azienda", avrebbero contribuito ad aggravare le condizioni cliniche della ragazza, deceduta a causa delle conseguenze di un'ipertermia maligna che fu diagnosticata troppo tardi. Questa la conclusione a cui è giunta la consulenza medico-legale disposta dal tribunale civile di Bari nella causa per il risarcimento danni relativo alla morte di Zaraj, sul quale la mamma con le nonne della paziente e il policlinico sono in disaccordo sulla quantificazione. Per quanto riguarda il procedimento penale per omicidio colposo, l'anestesista Vito De Renzo ha chiesto il patteggiamento a quattordici mesi mentre per il primario del reparto di Anestesia e Rianimazione, Leonardo Milella, il pm sta valutando se chiedere il rinvio a giudizio.

Il farmaco salvavita somministrato troppo tardi – I consulenti nominati dal giudice civile dovevano individuare le responsabilità ai fini del risarcimento, gli “errori attivi attribuibili ai sanitari che la ebbero in cura” e gli “errori latenti attribuibili a tutti i livelli di responsabilità dell’organizzazione”. Le principali responsabilità vengono ricondotte alla mancata diagnosi da parte dei medici. L’alterazione di un valore avrebbe dovuto indurre a sospettare che si potesse trattare di ipertermia maligna. Durante l’intervento poi, non fu possibile monitorare la temperatura della giovanissima paziente perché non c’erano sonde termometriche o altri presidi o anche solo un semplice termometro funzionante. Il primario inizialmente diagnosticò una tromboembolia polmonare alla ragazza e solo dopo tre ore l’ipertermia maligna, a intervento ormai concluso. Il farmaco salvavita, però, non era disponibile e fu necessario andarlo a prendere nella farmacia ospedaliera. Nel frattempo la ragazza fu trasferita in terapia intensiva dove le fu somministrato il farmaco. Ma per Zaraj era ormai troppo tardi.

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