Guerrina Piscaglia è scomparsa nel nulla il pomeriggio del 1 maggio 2014, a cinquant’anni, lasciando da soli il marito Mirko Alessandrini e il figlio Lorenzo. Non è mai stata ritrovata. Un anno dopo la sua scomparsa padre Gratien Alabi, 54 anni, amico di famiglia, è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso e sepolto il corpo della cinquantenne, con cui aveva avuto una relazione sessuale. Oggi sconta la condanna a 27 anni, confermata in Cassazione. Al caso di Guerrina e Gratien è dedicata la puntata del 23 febbraio di ‘Amore Criminale', in onda su Rai Tre, alle 21: 20.

Ca Raffaello

Lo scenario della storia di Guerrina, è un piccolo comune chiamato Ca Raffello, nella provincia di Rimini. Frazione di Badia Tedalda, Ca Raffaello è un’exclave toscana che conta poche centinaia di abitanti. Un reticolo di strade e case la cui comunità vive intorno alla piccola parrocchia. È lì, tra paramenti sacri e panchine di legno, che si è consumata la storia di padre Gratien Alabi e Guerrina.

Gratien Alabi

Quando il padre congolese è arrivato a Ca Raffaello, con i suoi modi informali e il suo look eccentrico, ha catturato immediatamente rispetto e simpatie dei sue fedeli. Due in particolare, erano diventati per lui inseparabili. Mirko Alessandri, allevatore e sua moglie Guerrina lo aiutavano e seguivano nella sua quotidianità. Lei cucinava, lui lo accompagnava a celebrare riti e fare visite. La devozione di Guerrina, che per il sacerdote avrebbe fatto qualunque cosa, però, non era di natura religiosa. A cinquant’anni, con un corpo appesantito dai disturbi alimentari e una vita matrimoniale consumata dagli anni e dall’abitudine, Guerrina era cascata facilmente nelle braccia di frate. A quelle braccia però si era anche aggrappata.

Le avventure sessuali del frate

Guerrina non aveva idea di non essere l’unica passione del sacerdote. Gratin, non si era mai fatto frenare da quel colletto bianco indossato da giovane, ma aveva cercato continuamente la compagnia delle donne: suore, parrocchianeprostitute. Guerrina, però, era una donna fragile e quella passione scoppiata in età matura l’aveva travolta condizionandone la vita. Tutti intorno a lei avevano notato il cambiamento: si era messa a dieta, aveva cominciato a fare lunghe passeggiate, a truccarsi. A 50 anni era ancora una donna piacente e quella passione, in qualche modo, l’aveva riportata indietro negli anni. Non era così per Gratien, invece. Il frate, che coltivava e aveva coltivato altre storie, si sentiva sopraffatto e aveva iniziato a prendere le distanze dalla donna soprattutto da quando la relazione era arrivata alle orecchie del vescovo di Arezzo. Conscia del raffreddarsi dell'interesse del frate per lei, Guerrina aveva escogitato un modo per trattenerlo a sé. Gli aveva parlato di una gravidanza non voluta, eventualità remota che però al sacerdote doveva essere parsa credibile e addirittura temibile. Intanto Guerrina continuava a fare pressione, soprattutto con i messaggi, migliaia, che inviava ogni giorno al congolese.

L'ultimo giorno di Guerrina Piscaglia

Il 1° maggio l’ultimo sms: “Vengo da tepreparo il coniglio e poi facciamo l’amore” gli scrive. Lui la scoraggia, ma poi, di fronte alla sua insistenza accetta di incontrarla.  Guerrina pranza coi suoceri e si dirige, presumibilmente, verso la canonica, come usava fare ogni giorno. Dalla consueta passeggiata bruciagrassi non tornerà mai più. Quel pomeriggio Alabi lo passerà con il marito di Guerrina, Mirko, fedele chaperon dei suoi spostamenti, che solo la sera comincerà a preoccuparsi per l’assenza della moglie. Tre giorni dopo dall'utenza telefonica di Guerrina arriverà, alla famiglia, un sms in cui si parla di un rientro a casa, che di fatto non avverrà. Altri sms con lo stesso vago contenuto vengono ricevuti da amici e familiari, tanto da mettere chi indaga in allerta. Ogni volta che dà segni di attività il cellulare della donna, infatti, aggancia la stessa cella in cui si trova quello di Gratien. Intanto i pettegolezzi di paese hanno svelato quella relazione e anche le precedenti storie di sesso del frate.

Il processo per omicidio

Ad aprile 2015 quasi un anno dopo la scomparsa, il religioso viene arrestato con l’accusa di omicidio volontario e distruzione di cadavere. Gratien si professa innocente, ma il lavoro della procura darà il via di lì a poco a un processo che lo condannerà a 27 anni di reclusione, in primo grado, poi ridotti a 25 in appello. Movente del delitto sarebbe stata la volontà di liberarsi di Guerrina diventata, con le sue pressioni e richieste, un ostacolo alla sua vita pastorale. Raggiunto telefonicamente dai giornalisti di Quarto Grado, dopo la conferma della sentenza da parte della Corte di Cassazione, così reagirà padre Gratien:

Sono stato condannato per razzismo, non potevo aspettarmi niente di diverso

Quindi lei si sente innocente?

Silenzio. Gratien mette giù.