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Alex, ucciso a 2 anni a Perugia: dai cellulari al coltello fino al peluche, le prove contro la mamma

È in corso davanti alla Corte d’Assise di Perugia il processo a carico di Katalin Erzsebet Bradacs, accusata di aver ucciso a coltellate il figlio Alex, a soli 2 anni, nel 2021. Nell’udienza di ieri sono stati sentiti i carabinieri che intervennero per primi.
A cura di Ida Artiaco
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Un coltello, un maglione e un peluche. Sarebbero queste le prove della colpevolezza Katalin Erzsebet Bradacs, imputata nel processo in corso davanti alla Corte d'assise, per la morte del figlio, il piccolo Alex, ucciso a 2 anni il primo ottobre del 2021 a Po' Bandino.

La Corte dovrà decidere se la donna, 45enne di origini ungheresi, è colpevole di omicidio volontario aggravato e premeditato, come contestato dal sostituto procuratore Manuela Comodi. Nell'udienza svoltasi ieri il pm ha chiamato a testimoniare i carabinieri che tra i primi arrivarono a Po' Bandino di Città della Pieve l'1 ottobre del 2021, quando i dipendenti del supermercato chiamarono i soccorsi perché una donna era entrata urlando con in braccio il figlio morto.

Stando al resoconto dei militari, sul coltello, senza la punta, nascosto sotto la cassa numero 11 del supermercato di Città della Pieve c'era il sangue di Alex, anche se le tracce non erano visibili e il dna del bambino sarebbe stato rintracciato da successive analisi svolte dai Ris. Apparterebbe alla giovanissima vittima anche il sangue trovato sul maglione marrone lasciato nell'ex centrale Enel in cui, secondo la ricostruzione, è avvenuto l'omicidio.

La mamma lo avrebbe indossato mentre colpiva il figlio con sette coltellate, all'addome, al torace e al collo. Ma, sempre come testimoniato dai carabinieri, quando la donna è uscita dal casolare abbandonato per cercare aiuto nel supermercato a pochi metri, adagiando il cadavere del figlio su una cassa, si è cambiata. Addosso, infatti, aveva solo una maglietta, su cui poi sono state riscontrate altre tracce ematiche da schizzo.

I militari hanno anche raccontato che furono un coniglietto di peluche e un trenino, persi tra l’erba schiacciata, nel campo attraversato dalla madre prima di commettere l’omicidio e lasciati cadere dal bambino, a a guidare gli inquirenti dal luogo dove era stato abbandonato il passeggino fino al rudere dove il piccolo era stato assassinato.

Ieri sono stati sentiti in aula anche i tecnici della scientifica dei carabinieri e del Ris di Roma che hanno dettagliato le perizie compiute sui cellulari trovati in possesso della donna, da uno dei quali partirono le sconvolgenti immagini del delitto negli istanti in cui questo era appena stato commesso.

Bradacs aveva già mentito altre volte secondo la Procura, anche nell’ambito delle udienze ungheresi per l’affidamento del bambino in cui aveva anche accusato la nonna del piccolo di violenze, evidentemente non creduta, visto che poi quello stesso tribunale aveva stabilito che il piccolo dovesse stare esclusivamente con il padre. Ulteriori verità arriveranno nella prossima udienza, fissata per il 13 febbraio, in cui è possibile vengano ascoltati anche i testimoni presenti all'interno del supermercato.

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