"Io rispetto la magistratura, non ho elementi per commentare né a favore né contro. Vado avanti e ricordo a tutti che in Italia siamo presunti innocenti fino a prova contraria". Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini in un'intervista al Tg2, in merito all'arresto di Paolo Arata, ex consulente della Lega per l'energia.

Arata, è stato arrestato insieme al figlio Francesco per corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Secondo la procura di Palermo sarebbero molto vicini al ‘re' dell'eolico Vito Nicastri, considerato vicino al latitante Matteo Messina Denaro, finito in manette con il figlio Manlio.

Nelle carte dell'inchiesta, condotta dalla Dia di Trapani, viene anche fatto il nome del senatore Armando Siri: tra lui e gli Arata, si legge nell'ordinanza a firma del gip Guglielmo Nicastro, "sono emersi ipotizzati accordi corruttivi". A giugno l'ex deputato di Forza Italia Arata, passato al partito di Matteo Salvini, aveva sponsorizzato la nomina del sottosegretario e gli atti sono ora in mano ai magistrati di Roma.

In vista delle elezioni nazionali l'obiettivo del duo Arata-Nicastri, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stato piazzare un proprio candidato nella lista della Lega in Sicilia. Ne sono una prova, per i pm coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Guido, le intercettazioni del 23 dicembre 2017 durante le quali "Nicastri sollecitava Arata a far intervenire il senatore Armando Siri in relazione ad un sostegno nei confronti di una persona dagli stessi sponsorizzata". 

Arata avrebbe inoltre "portato in dote alle iniziative imprenditoriali con Nicastri gli attuali influenti contatti con esponenti del partito della Lega, spesso sbandierati". Sui legami tra l'ex consulente e il re dell'eolico non vi sarebbero dubbi: "Io sono socio di Nicastri al 50%", dice il politico parlando proprio dell'imprenditore. Tra le varie società nelle quali Nicastri vanta una partecipazione occulta figurano, per la Dia, "la Solcara Srl" e "la Enea Srl" che "hanno realizzato sedici impianti".

Come se non bastasse Arata, scrive il gip, "ha fatto tesoro della sua precedente militanza politica, in Forza Italia, per trovare canali privilegiati di interlocuzione con esponenti politici regionali siciliani ed essere introdotto negli uffici tecnici incaricati di valutare, in particolare, i progetti relativi al ‘bio-metano'". Dalle conversazioni è emersa inoltre una "fitta rete di relazioni con dirigenti e politici regionali per ottenere corsie preferenziali e trattamenti di favore nel rilascio di autorizzazioni e concessioni necessarie per operare nel settore". Il blitz ha infatti costretto ai domiciliari Alberto Tinnirello, già in servizio all'assessorato regionale all'Energia. Arata senior, non sapendo di essere ascoltato, parla del dirigente: "Quanto gli abbiamo dato?". Sarebbe questa la frase che incastra il presunto faccendiere: Tinnirello avrebbe incassato una tangente, non quantificata dagli investigatori, in cambio di informazioni su pratiche amministrative. Nell'operazione sono coinvolti anche pubblici ufficiali, tra cui Giacomo Causarano, funzionario dell'assessorato al Territorio e ambiente, e Angelo Mistretta, funzionario del Comune di Calatafimi. Entrambi sono accusati di corruzione per l'esercizio delle funzioni. È indagato anche il presidente della commissione Via (Valutazione di impatto ambientale) dell'assessorato regionale al Territorio, Alberto Fonte.