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Senza stranieri l’Italia crolla: l’Istat smonta il racconto di Meloni e Salvini

Senza l’apporto dei flussi migratori l’Italia sprofonderebbe. Lo dice l’Istat, nel suo Rapporto annuale 2026, smontando la propaganda della destra. Nell’ultimo anno il saldo migratorio ha compensato interamente il crollo demografico naturale, consentendo alla popolazione italiana di rimanere stabile rispetto agli anni precedenti.
Foto Unicef
Foto Unicef

Mentre il governo si affanna da quattro anni a questa parte a varare misure securitarie, a gridare slogan anti migranti e ad alimentare le paure tra i cittadini, c'è un dato che si impone nel dibattito: senza l'apporto dei flussi migratori l'Italia sprofonderebbe. Lo dice l'Istat, nel suo Rapporto annuale 2026, dove si afferma a chiare lettere che il contributo degli stranieri è stato il fattore che ha impedito il crollo della popolazione italiana nell'ultimo anno.

Cosa dice l'ultimo Rapporto Istat su demografia e migranti

Il saldo naturale tra nascite e decessi nel nostro Paese continua a essere negativo (pari a -296 mila unità nel 2025). In altre parole, si continua a morire molto più di quanto si nasca.

Che in Italia si facciano sempre meno figli è cosa nota. L'inverno demografico è ormai una crisi strutturale che ogni anno tocca nuovi picchi. Le nascite sono scese a 355mila, il livello più basso di sempre. Stesso discorso per il numero dei figli per donna, sceso al minimo storico di 1,14.

Un calo dovuto a fattori diversi: dalla minore propensione ad avere figli alla tendenza a posticipare il momento in cui si diventa genitori a causa di un contesto estremamente instabile. Crisi, incertezza economica, salari inadeguati, lavori precari, servizi carenti allontanano le nuove generazioni dalla genitorialità, in un continuo conflitto interiore tra desideri e realizzazioni.

Ma i numeri raccontano anche altro. Nonostante il collasso demografico italiano, l'Istat restituisce la fotografia di una Paese che si regge in piedi anche grazie ai flussi migratori.

Dopo anni di declino infatti nel 2025 la popolazione risulta stabile rispetto al 2024, esclusivamente grazie ai numeri delle immigrazioni dall'estero. Sebbene il saldo naturale tra nascite e decessi continui a essere negativo, la dinamica migratoria positiva è in grado di compensare questo deficit. Un incremento di +296 mila unità che bilancia perfettamente il saldo naturale, consentendo alla popolazione di rimanere stabile.

Saldo migratorio Fonte: Rapporto annuale Istat 2026
Saldo migratorio Fonte: Rapporto annuale Istat 2026

Senza migranti il sistema non regge: il monito dell'Istituto

L'immigrazione "contribuisce alla tenuta demografica e al ricambio generazionale", sottolinea l'Istituto. In buona sostanza, l'Istat ci sta dicendo che oggi il saldo migratorio compensa interamente il crollo naturale della popolazione. Senza quell'equilibrio, l'Italia sarebbe già dentro una fase di declino demografico ancora più pesante.

Oggi i cittadini stranieri residenti sono 5,6 milioni (il 3,5% in più rispetto all'anno precedente) e rappresentano il 9,4% della popolazione totale. La popolazione straniera è in aumento sia rispetto a dieci anni fa, quando contava 4,8 milioni di individui (l'8% del totale), sia rispetto allo scorso anno (+3,5%). Molti degli stranieri giunti nel nostro Paese hanno avviato percorsi di integrazione che si sono conclusi con l'acquisizione della cittadinanza italiana. Nell'ultimo decennio se ne contano 1,7 milioni.

Tuttavia nel 2025, le acquisizioni sono diminuite rispetto agli anni precedenti: 196mila contro l e 217 mila del 2024 e le 214 mila del 2023. E questo – osserva l'Istituto – soprattutto a causa delle modifiche al quadro normativo che hanno introdotto limiti e requisiti all’ottenimento della cittadinanza per rafforzare il principio del legame effettivo e concreto con l’Italia. Il riferimento è al decreto approvato in via definitiva un anno fa, che impedisce ai discendenti degli italiani emigrati all'estero, i cosiddetti oriundi, di diventare automaticamente cittadini italiani (a meno che non abbiano almeno un genitore o al massimo un nonno nato in Italia).

"Affinché le migrazioni possano contribuire in modo strutturale al riequilibrio demografico del Paese – si l legge nel report – è necessario anche favorire la permanenza dei migranti sul territorio, attraverso percorsi di integrazione di lungo periodo. Sebbene nel tempo sia aumentata la capacità di trattenimento dei migranti in Italia, possono ancora esserci margini di miglioramento".

L'Istat smonta la propaganda del governo

Checché ne dicano Meloni e Salvini, i migranti sono una risorsa demografica ed economica fondamentale. Queste statistiche smontano la narrativa del governo, che negli ultimi quattro anni ha cavalcato a più riprese l'emergenza migratoria, sfoderando un ampio arsenale di misure repressive: la difesa dei confini, i centri in Albania, le espulsioni, la stretta sulla cittadinanza, il blocco navale. Tutto in nome di una presunta "invasione" che la Lega promette di combattere da tempo (evidentemente, con scarse riuscite).

L'abbiamo visto di recente. L'attentato di Modena è stato sfruttato per riaprire il tema sicurezza e immigrazione, sebbene Salim El Koudri fosse un cittadino italiano, non uno straniero con permesso di soggiorno. Salvini ha parlato di "integrazione di seconda generazione fallita", chiedendo di revocare la cittadinanza e il permesso di soggiorno agli "stranieri che delinquono". Vannacci ha rincarato la dose, in una sorta di derby tutto interno alla destra, impegnata a fare la conta dei voti in vista delle prossime politiche.

L'immigrazione diventa una minaccia permanente da agitare ogni qual volta convenga. Funziona perché è immediata, polarizzante, elettoralmente efficace. Ma i dati Istat parlano chiaro e ciò che emerge è la diapositiva di un Paese che invecchia rapidamente, fa pochi figli e perde popolazione attiva. In un contesto simile, senza nuovi ingressi, l'Italia rischia di sprofondare.

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