L'odissea dell'Aquarius, la nave della Ong SOS Méditerranée con a bordo 629 migranti salvati giorni fa in acque libiche, non è ancora terminata e stando a quanto si apprende l'imbarcazione verrà trasportata a Valencia dalla Marina Militare italiana, un viaggio che durerà circa tre giorni di navigazione. Da giorni l'Aquarius è in balia delle onde, e delle polemiche, in seguito alla chiusura dei porti italiani disposta dal ministro dell'Interno Matteo Salvini e dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Nell'ambito di un lunghissimo braccio di ferro ingaggiato con Malta – accusata di non accogliere abbastanza richiedenti asilo sul suo territorio – per non far sbarcare i 629 migranti salvati dalla Ong, i due ministri italiani hanno deciso di chiudere i porti e vietato all'Aquarius di approdare in Italia.

Per evitare una catastrofe umanitaria, nel pomeriggio di ieri il premier spagnolo Pedro Sanchez ha offerto il porto di Valencia per permettere lo sbarco alla nave della Ong ma l'invito è stato rifiutato perché dalla Aquarius hanno fatto sapere che ci sarebbero voluti almeno 4 giorni di navigazione per raggiungere la Spagna e le precarie condizioni atmosferiche – unite alla scarsità di viveri e acqua – non avrebbero permesso ai 629 migranti e all'equipaggio di affrontare la traversata in sicurezza. Nonostante gli appelli e le richieste di aiuto, i ministri italiani hanno mantenuto "il pugno duro" e non hanno disposto la riapertura dei porti, proponendo in alternativa l'invio di imbarcazioni della Marina Militare italiana per effettuare eventuali trasbordi e scortare la nave fino in Spagna in sicurezza: "Significa costringere persone in sofferenza che sono a bordo da più di 72 ore ad effettuare un viaggio duro e difficile per altri quattro giorni. La cosa più sensata sarebbe invece quella di consentire il loro sbarco in Italia e poi trasferirli via terra in Spagna", hanno commentato da Msf.

Nella mattinata di martedì 12 giugno, Aquarius ha ricevuto cibo e medicine e ha iniziato le operazioni per il trasbordo di 500 persone su un mezzo della Marina militare e della Guardia Costiera ed è partita alla volta di Valencia. Come comunicato da Sos Mediterranee, la nave Aquarius ha ricevuto conferma: "Il porto sicuro è Valencia. I rifornimenti sono a bordo". La comunicazione è stata accolta con sollievo dal team dell'imbarcazione che, allo stesso tempo, ritiene che si tratti di un "prolungamento non necessario per i naufraghi".

In arrivo 900 migranti a Catania

Nella giornata di oggi, nel porto di Catania è attesa la nave Diciotti della Guardia costiera italiana con a bordo 937 persone salvate nei giorni scorsi. Lo sbarco della Diciotti su terra italiana è stato autorizzato dal Viminale, che ha così ufficializzato la propria "doppia linea": porti aperti alle navi militari italiane, chiusi alle Ong. La nave potrebbe arrivare già intorno all'ora di pranzo, ma non sono certe le tempistiche perché al momento la Diciotti risulta piena oltre la capienza e potrebbe rallentare visto l'alto numero di persone a bordo. Nel frattempo, la Guardia di Finanza ha intercettato una barca a vela con una cinquantina di migranti non lontano da Marzamemi, nel sud della Sicilia e dunque anche questo gruppo potrebbe sbarcare presto in Italia.

La Spagna striglia l'Italia: "Responsabilità penali per Aquarius"

La Spagna ha offerto supporto alla nave Aquarius e aperto il porto di Valencia dopo il respingimento operato dall'Italia per decisione del ministro dell'Interno Salvini e del ministro dei Trasporti Toninelli ma non lesina critiche al Belpaese: "Non è questione di buonismo o generosità, ma di diritto umanitario. Ci possono essere responsabilità penali internazionali per la violazione dei trattati sui diritti umani", ha dichiarato Dolores Delgado, ministro della Giustizia spagnolo, in un’intervista alla radio Cadena Ser. “La situazione di queste 629 persone su un’imbarcazione al limite è critica e la soluzione alla crisi migratoria deve venire da tutti gli Stati, quelli che sono frontiera e quelli che non lo sono. È questione di umanità ma anche di rispettare gli accordi e i trattati dei quali tutti gli Stati sono parte”.