Il 25 aprile, festa nazionale della Liberazione, per alcuni membri del governo è diventata l’ennesima occasione per marcare una distanza non solo dall’opposizione, ma anche dai propri alleati. È il caso per esempio del sottosegretario Mattia Fantinati, che in una dichiarazione rilasciata a Fanpage.it ha detto: "L’Italia è una Repubblica antifascista e mettere politicamente in discussione il valore della Liberazione è inaccettabile. Spero che le diserzioni della Lega non siano legate a questo tipo di motivazione. La cosa sarebbe grave". A cosa si riferiva il sottosegretario per la Pubblica Amministrazione? Il ministro degli Interni Matteo Salvini ha fatto sapere che non parteciperà alle celebrazioni, preferendo presenziare in Sicilia, a Corleone, ad un evento che apparentemente ha una connotazione differente: "Non penso che tornino né il fascismo né il comunismo, il fascismo è stato condannato dalla storia e non penso che tornerà. Io lotto contro i problemi attuali, la mafia è un problema reale". Un atteggiamento che è stato fortemente criticato anche da Luigi Di Maio, che ieri sera è tornato a ribadire l’importanza di questa ricorrenza: "Il 25 aprile è una nostra festa nazionale, che è il percorso che ci ha portato alla nostra Costituzione, che va ancora attuata in molte parti. Ma quando festeggiamo il 25 aprile è anche momento in cui ricordiamo i nostri nonni e bisnonni che hanno fatto enormi sacrifici per permetterci di attuare quella Costituzione".

Facendo una rapida rassegna degli impegni istituzionali dei ministri salta all’occhio che nessun ministro leghista festeggerà pubblicamente la Liberazione domani: alle manifestazioni ufficiali non si vedranno  Marco Bussetti, Lorenzo Fontana, Erica Stefani, né Gian Marco Centinaio. Al contrario dei governatori Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, che saranno rispettivamente a Varese e alla Risiera di San Sabba.

Luca Zaia, governatore del Veneto, non è da meno, e sarà con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Vittorio Veneto, città medaglia d'oro per la Resistenza, accogliendo l’invito del sindaco Roberto Tonon. Il Capo dello Stato non ha partecipato alle celebrazioni per il centenario della Grande Guerra: a Vittorio Veneto si ricorda l’ultimo scontro tra Italia e impero austro-ungarico della prima guerra mondiale, ma Mattarella ha preferito trascorrere il 4 novembre a Trieste. Per questo, dicono le malelingue, sarà nella città trevigiana domani, per il 74° anniversario della Liberazione. Retroscena a parte, abbiamo chiesto a Zaia come mai abbia scelto di partecipare, a differenza degli altri esponenti del Carroccio.

Come mai ha scelto di intervenire alla commemorazione del 25 aprile?

Non c'è nessuna volontà da parte mia di andare controcorrente, rispetto a quello che fanno i miei colleghi del Carroccio. Il 25 aprile è bene ricordare che per noi veneti non è solo la festa della Liberazione, ma anche la festa del nostro Santo patrono, cioè San Marco. E poi quest'anno in Veneto ha deciso di far tappa anche il presidente della Repubblica Mattarella, per cui era doverosa la mia presenza. Tutti gli anni è la stessa storia, c'è un dibattito acceso su questo argomento, ma per quanto mi riguarda non vedo nessuna contrapposizione. Altre volte non ho partecipato alle celebrazioni per questa ricorrenza.

Nessun ministro del Carroccio parteciperà quest'anno. È solo un caso?

Non ci siamo affatto coordinati, non c'è nessuna regia dietro questa scelta. Penso che anche la scelta che sta dando il nostro segretario, andando a Corleone, sia un bel segnale, e sia un modo come un altro per festeggiare il 25 aprile, andando in un territorio come quello, che è dilaniato dalla mafia. Serve anche a dare una nota di attualità alla giornata, celebrando la libertà e la democrazia, arricchendo questa data di un altro contenuto. A me non sembra fuori contesto, se io fossi un abitante di Corleone sarei contento di ricevere la visita del ministro degli Interni. È un paese simbolo delle criminalità organizzata e simbolo anche della ribellione alla mafia. Salvini non sta andando di certo a pescare, basta con questo leitmotiv. Non andrei in continuazione a cercare polemiche ovunque, dove non ci sono. La Resistenza è democrazia, e la democrazia è libertà. Punto.

Queste defezioni sono ritenuti "gravi" dal vicepremier Di Maio.

Il ministro da uomo libero, in un Paese libero, può fare quello che vuole per il 25 aprile. Ma non credo che nelle deleghe che ha ricevuto dal presidente del Consiglio Conte ci sia anche quella di occuparsi di dove vada la gente per la Liberazione. Eviterei comunque questi argomenti per far polemica. Con tutti i problemi che abbiamo nell'economia Di Maio non trova di meglio che occuparsi di cosa facciamo noi domani? Mi pare una attacco strumentale. Io faccio l'amministratore, rappresento un'istituzione, per questo trovo giusto andare a Vittorio Veneto. Alla commemorazione parleremo di seconda guerra mondiale, e di Resistenza, ma anche di autonomia e soprattutto di prima guerra mondiale, visto che da poco abbiamo celebrato il centenario della Grande Guerra. Mio nonno tra l'altro era uno dei ragazzi del '99 (così venivano chiamate le leve che nel 1917 compivano il diciottesimo anno di età ndr), era nato il 5 maggio 1896, e io l'ho anche conosciuto, voglio onorare la sua memoria.