La "Cenerentola" di Rossini in scena a Siviglia, al Maestranza Theater (2014)
in foto: La "Cenerentola" di Rossini in scena a Siviglia, al Maestranza Theater (2014)

Il 25 gennaio del 1817 va in scena al Teatro Valle di Roma, per la prima volta, la “Cenerentola” di Gioacchino Rossini. All'epoca l'opera fu un totale insuccesso, ma bastarono poche repliche per renderla popolarissima, apprezzata sia in Italia che all'estero. Anche di più: in pochi anni si avverò ciò che lo stesso compositore aveva predetto, ovvero che “gli impresari faranno a pugni per allestirla, come le primedonne per poterla cantare”. “Cenerentola” ha avuto molti illustri interpreti ed è approdata nei teatri più importanti del mondo, e a distanza di 200 anni dalla sua creazione, il suo fascino resta immutato.

Cenerentola, principessa “nata dall'affanno”

Cenerentola
in foto: Cenerentola

I due atti, musicati da arie famose come "Sia qualunque delle figlie" o "Una volta c'era un re", raccontano di Don Magnifico, barone di Montefiascone, e delle sue due figlie, le maligne Tisbe e Clorinda, che non perdono occasione per tormentare la piccola Angelina, detta Cenerentola: la povera ragazza, in seguito alla morte di sua madre, era stata ridotta a servire la vanità del patrigno e delle sue figlie, alla stregua di una schiava.

Un giorno viene annunciata la visita del bel principe Ramiro che, all'insaputa delle ragazze, cerca moglie: ma il principe non si presenta nei suoi veri panni, bensì in quelli del suo paggio, per poter giudicare meglio la famiglia. Fra i due scoppia improvviso e inaspettato l'amore e quando Cenerentola si presenta, bellissima in un abito riccamente decorato, al ballo in onore del principe, dona un braccialetto a quello che lei credere essere il paggio: se lui intende veramente sposarla, dovrà ritrovarla e restituire il braccialetto. Quando, per un fortuito caso, Ramiro si ritrova a casa del Don Maginifico e riconosce finalmente la bella Angelina, la favola si compie.

La critica sociale, nascosta dietro “il trionfo della virtù”

"Cenerentola", in scena al Maestranza Theater di Siviglia
in foto: "Cenerentola", in scena al Maestranza Theater di Siviglia

Uno dei motivi dell'immenso fascino di quest'opera è senz'altro la storia, famosissima già all'epoca. Jacopo Ferretti, autore del libretto, trasse liberamente spunto dalla nota fiaba di Charles Perrault, che racconta di una giovane fanciulla bellissima, orfana di entrambi i genitori, costretta a servire in casa della matrigna e a subire le umiliazioni che le due perfide sorellastre le impongono. Si tratta di una favola a lieto fine, molto probabilmente ispirata a un'antica leggenda cinese: la bellissima fanciulla, dopo una serie di peripezie, coronerà finalmente il sogno d'amore con il suo bel principe.

La “Cenerentola” di Rossini, conosciuta anche con il titolo “La bontà in trionfo”, presenta ovviamente molte varianti rispetto all'originale, ma mantiene invariata l'ispirazione morale nascosta dietro la storia. Esistevano all'epoca altre versioni di Cenerentola, molto violente e aspre, ma Ferretti decise di privilegiare i temi della virtù e del perdono. Elementi che hanno reso la fiaba musicata da Rossini una delle più apprezzate dal pubblico dell'epoca, nonché dalla censura ecclesiastica.

Il mezzo soprano spagnolo Teresa Berganza nei panni di Cenerentola (1972)
in foto: Il mezzo soprano spagnolo Teresa Berganza nei panni di Cenerentola (1972)

L'opera rossiniana porta in scena, come dice il titolo stesso, il trionfo della virtù: ma è anche l'occasione per raccontare la società dell'epoca. La censura eclesiastica non permetteva di parlare esplicitamente di temi come la corruzione, la violenza e l'inganno, ma la bravura del duo Rossini-Ferretti sta proprio qui, nel riuscire a calare nell'atmosfera romana ottocentesca, notoriamente pervasa dalla corruzione e abitata da una nobiltà decadente e gretta, un'aspra critica sociale e la difesa degli strati più poveri della popolazione. Una favola, un racconto, che dietro l'apparenza di buonismo e lieto fine, non manca di far riflettere.

Un capolavoro, scritto in tre settimane

“Cenerentola” è famosa anche per essere stata scritta in sole tre settimane. La genesi dell'opera, sia per quanto riguarda la parte letteraria che quella musicale, viene raccontata dallo stesso Jacopo Ferretti: nel 1816 a Rossini era stata commissionata, per il Teatro Valle, una nuova opera da mettere in scena per il giorno di Carnevale. Le proposte di Rossini vennero tutte scartate dal censore pontificio, e dunque il compositore si trovava in enorme difficoltà, quando improvvisamente il giovane Ferretti gli propone “Cenerentola”. Rossini sfidò Ferretti a scrivere un'opera completa su quella storia, e l'autore ribattè sfidandolo a rivestirla della propria musica.

Ma i tempi stringevano. Ferretti lavorò tutta la notte, e il giorno di Natale le prime parti dell'opera erano già pronte: il libretto fu terminato in ventidue giorni, e in soli ventiquattro Rossini aveva completato la musica.

“Gli impresari faranno a pugni per allestirla, come le primedonne per poterla cantare”, disse Rossini. E in effetti, bastarono pochi mesi affinché la Cenerentola nell'Ottocento diventasse un successo assoluto, preferita anche al capolavoro indiscusso di Rossini, il “Barbiere di Siviglia”.