Nella discussione in atto sulle unioni civili e in generale sulla necessità di colmare lacune normative che disciplinano "la vita" delle coppie omosessuali, dopo la proposta di Matteo Renzi (con la bocciatura di Alfano) e dopo l'intervento (chiaramente su una piattaforma di diverso tipo) di papa Francesco, interviene anche Paola Binetti, deputata di Per l'Italia. La sua prima preoccupazione è quella di "chiarire" le parole del Pontefice il cui messaggio, come dichiara al Messaggero, non può e non deve essere distorto: "Questi ragazzi sono portatori di ferite. È questo che dice il Papa, e lo dice con la stessa mitezza e chiarezza con cui ha detto: chi sono io per giudicare una persona gay?". Secondo la Binetti infatti, "è probabile che la ragazza di cui parlava il Papa sia figlia di una donna che all'inizio non si era percepita come omosessuale" e papa Francesco parte "dall'esperienza diretta di una bambina vera in una situazione vera: non si sottrae alla concretezza dell'esperienza, anzi ne ricava tutti gli elementi di positività ma anche complessità".

In questo senso, per la Binetti occore smitizzare l'immagine "positiva delle coppie gay", ricordando che "non sono le coppie Mulino Bianco in cui tutto va bene e che non sono diverse da quelle tradizionali, con le loro ombre e difficoltà". E proprio in riferimento alla vicenda di cui parla il papa, Binetti sentenzia: "La bambina è triste, e alla base di quella tristezza c'è il fatto che l'amica della mamma non le vuole bene. Questa è ancora oggi la barriera più forte all'adozione o presenza di figli all'interno di una coppia gay. Il tema è quello del dolore, del disagio, della sofferenza, e poi quello sottile e complesso della triangolazione degli affetti femminili".