Sette casi di Tbe, ovvero meningoencefalite da zecche, dall’inizio dell’estate: è allarme nella provincia di Belluno il numero di ricoverati al San Martino, è già pari a quello registrato rispettivamente negli anni 2014 e 2015, nonostante la stagione sia appena cominciata.  “Questo è il periodo clou per i morsi di zecca”, sottolinea il direttore generale dell’Usl 1 Adriano Rasi Caldogno. “Avremo una seconda ondata fra settembre e ottobre”. Il morso di una zecca può essere anche molto pericoloso, tant’è che, come fa notare il Corriere delle Alpi, l’azienda sanitaria ha già diffuso una nota per invitare chi frequenta boschi, prati e zone poco curate del Bellunese, per lavoro o per piacere, a vaccinarsi. Il vaccino è gratuito per chi opera a favore della collettività (membri del Soccorso alpino, della Protezione civile, ecc), perché la Regione sostiene i costi. Per il cittadino ha un costo affrontabile, sotto i cento euro.

L’encefalite da morso di zecca è stata identificata per la prima volta  in Italia nel 1994 in provincia di Belluno. Dal punto di vista epidemiologico, oggi la Tick Borne Encephalitis (Tbe) è presente in focolai endemici in molti Paesi dell’Europa centro orientale e settentrionale, Italia compresa. In 22 anni sono stati 194 i casi segnalati in provincia, praticamente poco meno della metà di quelli registrati in tutta Italia. Nella maggior parte dei casi un morso di zecca infetta nell’uomo può portare ad un’infezione con sintomi praticamente irrilevanti, che può passare inosservata. Ma in circa il 30% dei casi, dopo 3-28 giorni dal morso di zecca si possono avvertire sintomi similinfluenzali come febbre alta, mal di testa importante, mal di gola, stanchezza, dolori ai muscoli e alle articolazioni per 2-4 giorni. Poi la temperatura scende e in genere non ci sono ulteriori conseguenze. Nel 10-20 per cento di questi casi, dopo un intervallo senza problemi di 8-20 giorni, inizia una seconda fase caratterizzata da disturbi del sistema nervoso centrale (encefalite, paralisi flaccida a esito mortale nell’1% dei casi).