La giovane mamma eritrea all’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa dove è ricoverata la figlia di 15 giorni (RagusaNews)
in foto: La giovane mamma eritrea all’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa dove è ricoverata la figlia di 15 giorni (RagusaNews)

“Ci porta malattie, è inammissibile che sia entrata qui”. E ancora, “Vattene”. E’ stata questa la reazione di un gruppo di mamme quando ha visto entrare Aster nel reparto di neonatologia dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa. La giovane eritrea di 19 anni è arrivata il 24 novembre al porto di Pozzallo su un barcone con altri 264 migranti partiti alcuni giorni prima da Misurata. Con lei viaggiava anche la figlioletta nata due settimane fa in un lager in Libia. Quando è sbarcata, la neonata era ancora sporca di sangue hanno affermato i volontari di Misericordia Modica. Le condizioni della piccola hanno richiesto il ricovero urgente in ospedale ma quando la mamma è andata a visitarla è stata trattata come un’appestata. Di fronte al comportamento delle altre donne presenti nel reparto, i medici hanno cercato di stemperare gli animi ma è stato necessario l’intervento dei carabinieri per riportare la calma. Alle mamme che protestavano per la presenza di Aster nell'ospedale è stato spiegato che la ragazza non aveva nessun tipo di malattia contagiosa.

La figlia di Aster tra le braccia di un volontario di Misericordia Modica (Misericordia Modica)
in foto: La figlia di Aster tra le braccia di un volontario di Misericordia Modica (Misericordia Modica)

Sullo spiacevole episodio è intervenuto anche il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì. “L’immotivata paura che si è scatenata oggi attorno a una giovane donna migrante all'Ospedale Maria Paternò Arezzo di Ibla non può lasciarci indifferenti”, ha scritto Cassì sulla sua pagina Facebook. “Abbiamo predisposto immediati accertamenti su ciò che è accaduto ma, al di là delle verifiche, resta un’immagine di città che non ci appartiene: Ragusa è una città tollerante e inclusiva, con una storia di emigrazione e un presente di immigrazione e di accoglienza. La vicinanza mia e di tutta la nostra comunità va alla giovane mamma eritrea vittima dell’episodio: sono certo che Ragusa saprà dimostrarle di essere molto diversa da come le sarà apparsa oggi. Sia questo per la nostra città un profondo momento di autocoscienza”, ha concluso il primo cittadino di Ragusa.

Aster, che ha chiamato la figlia Mecat, ha detto ai soccorritori di aver partorito da sola la bimba una quindicina di giorni fa mentre si trovava nelle mani dei trafficanti di esseri umani. La donna ha raccontato inoltre di essere stata torturata e stuprata mentre si trovava in Libia. Un supplizio durato mesi in cui Aster ha visto morire di fame o a causa dei maltrattamenti altri disperati come lei. “Chi non aveva soldi veniva torturato”, ricorda. La giovane mamma si trova all'hotspot di Pozzallo assieme agli altri migranti arrivati sulle coste siciliane sabato notte. Anche Mecat adesso è al sicuro nella termo culla al reparto di neonatologia dell’ospedale ragusano e le sue condizioni stanno migliorando. “E’ stata idratata per via endovenosa e adesso pesa quasi 3 chili. Anche le lesioni cutanee che aveva al momento del ricovero sono migliorate”, ha affermato una dottoressa del Maria Paternò Arezzo. Una volta riabbracciata la figlia, il sogno di Aster è quello di raggiungere il marito che da cinque anni vive in Svezia.