Cameron e Sarkozy

In questi giorni sentiamo parlare di Tobin Tax sempre con maggiore insistenza. La Francia di Nicolas Sarkozy, che ha già annunciato l'istituzione della tassa a livello nazionale, si sta battendo per una sua introduzione anche a livello comunitario; la Gran Bretagna di David Cameron, cuore pulsante della finanza mondiale con la City londinese, da quell'orecchio proprio non vuol sentirci. Nel mezzo restano le riflessioni e le mediazioni di quei Paesi, come Germania e Italia, consapevoli che una Tobin Tax per pochi volenterosi sarebbe perfettamente inutile e, anzi, controproducente.

Cos'è la Tobin Tax

Ma cos'è questa famigerata Tobin Tax? Si tratta di una tassa che prende il nome dal premio Nobel per l'economia James Tobin (professore tra l'altro di Mario Monti), teorizzata per colpire tutte le transazioni sui mercati. L'obiettivo è quello di stabilizzare i mercati, penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine. L'aliquota sulle transazioni sarebbe molto bassa: le proposte, solitamente, vanno dallo 0,5% all'1%. Si stima che a un tasso dello 0,1%, la tassa riesca a garantire annualmente 166 miliardi di dollari.

Una cifra altissima che, nella teorizzazione di Tobin, avrebbe trovato la sua collocazione ideale in obiettivi globali, come ad esempio la riduzione delle sperequazioni in termini di crescita e ricchezza tra Paesi. Allora cosa aspettiamo ad adottarla? Freniamo un attimo. La tassa sulle transazioni si rivelerebbe efficace solamente se adottata in maniera uniforme e a livello globale. Pensiamo, ad esempio, a una Tobin Tax applicata solamente in Francia e Germania: che problemi avrebbero gli operatori finanziari a lasciare quei Paesi e a stabilirsi in qualche altro luogo dove le transazioni non vengono tassate? Per questo motivo il provvedimento andrebbe calibrato su scala mondiale: un dettaglio non da poco.

Tobin Tax

L'esperienza della Svezia

Nel 1984 la Svezia  introdusse una Tobin Tax, disponendo un prelievo dello 0,5% sull'acquisto di titoli azionari e sulle stock option. Nel 1986 la tassa venne portata all'1%, allargandone anche la portata fino a comprendere le obbligazioni. Il risultato? Un gettito abbastanza scarso, anche perché la maggioranza degli operatori finanziari decise di lasciare il Paese. Risulta quindi evidente che se adottata da un solo Paese, la  Tobin Tax non sortisce alcun effetto. Per la cronaca, la Svezia decise di abolire il prelievo nel 1992.

Chi non è d'accordo sulla tassa

Abbiamo già visto come a guidare il fronte del no ci sia la Gran Bretagna di David Cameron. "L'idea di una nuova tassa europea, quando quella stessa tassa non verrà introdotta in altri luoghi, non penso sia logica e la bloccherò" ha sentenziato il premier britannico ai microfoni della Bbc. Con lui, a rimpinguare le file dei dissidenti, ci sono anche la Svezia, l'Olanda e Malta. E gli americani? Anche loro hanno seri dubbi in proposito. Lo scoglio, molto difficile da superare, resta sempre quello della difficile applicazione della tassa a livello globale. In Europa, nonostante le difficoltà, c'è comunque chi pensa che creare un nocciolo duro di Paesi che adottino la Tobin Tax possa servire a dare il buon esempio e a gettare le basi per un futuro allargamento. Ma la domanda è: "Basterà ragionare solamente a livello di Eurozona?"