Storia della Casita di Bad Bunny, simbolo della resistenza portoricana contro il colonialismo

Bad Bunny è il cantante del momento: al Super Bowl ha conquistato il mondo intero portando in scena la cultura sudamericana di cui fa parte, in particolare quella di Porto Rico. Ora è impegnato in un tour mondiale che sta facendo sold out ad ogni tappa, il Debí tirar más fotos world tour, finito recentemente al centro di molte polemiche da parte di femministe (e non solo), e al centro di una possibile causa legale che potrebbe costare al cantante 6 milioni di euro. Ma qual è la vera origine della ormai celebre Casita di Bad Bunny? Prima di essere una delle scenografie più riconoscibili nel mondo dello spettacolo, la casita rimanda alle radici del cantante, nato e cresciuto proprio a Porto Rico, dove colonialismo, schiavitù e resistenza sono strettamente intrecciati tra loro.

La storia della Casita di Bad Bunny
Situata al centro degli stadi in cui Bad Bunny di esibisce durante il suo tour, la Casita è finita ovunque sui social anche per il gran numero di star che il cantante ha ospitato al suo interno mentre si esibiva in concerto. Si tratta di una piccola casa portoricana pensata per essere simbolo di rivendicazione del passato e dell'identità del Paese, costruita per ricordare la storia Boricua, tra nostalgia, diaspora e gentrificazione. Porto Rico appartiene infatti agli Stati Uniti come territorio autonomo non incorporato, tema che viene toccato più volte da Bad Bunny nei suoi testi. Questo vuol dire che ovviamente i portoricani, o boricuani, hanno meno diritti: pur eleggendo il proprio governatore, non possono votare per le presidenziali e neanche per il Congresso. Anche se sono cittadini americani dalla nascita, subiscono quindi grosse ingiustizie sociali.

Inoltre, la gentrificazione sta diventando un problema sempre più evidente, tanto da rendere meno riconoscibile a molti il proprio paese d'origine. In questo senso, la Casita diventa una risposta e un grido d’appartenenza da parte di Bad Bunny. È infatti una ricostruzione sul palco di una tradizionale casa in legno portoricana, ispirata a un'abitazione reale a Humacao, una città che si trova sulla costa dell'isola dove è stato girato il video omonimo dell'album. Uno spazio importante è quello del porticato nella parte anteriore, luogo di aggregazione sociale del vicinato, ma anche il colore rosa acceso con bordi gialli è stato scelto con un obbiettivo ben preciso: il cantante voleva far pensare alle case dei nonni, a un patrimonio condiviso. La casa imita poi uno stile ben preciso, che rimanda a diverse fusioni: quello del quartiere residenziale bianco di Levittown a Toa Baja, ovvero il primo insediamento sull'isola progettato per i veterani della Seconda Guerra Mondiale.
La causa da 6 milioni di euro
La celebre Casita dei concerti potrebbe però creare non pochi problemi al cantante portoricano, contro il quale il vero proprietario ha intentato una causa e chiesto 6 milioni di dollari. Il motivo? Il proprietario, Roman Carrasco Delgado di 84 anni, avrebbe acconsentito a fornire l'immagine della casa per un utilizzo specifico e non per l'intero tour mondiale. Delgado sostiene infatti che le conseguenze di questa scelta abbiano impattato la qualità della vita nel suo quartiere: ogni giorno turisti, visitatori, creator si recano per fare foto alla famosa Casita, creando non pochi disagi tra scatti fotografici e rumore.
Le polemiche di esclusività
Ma il signor Delgado non è stato l'unico a essersi lamentato, in molti hanno criticato la perdita del significato originale del progetto. Nata come tributo all'identità boricua e simbolo di resistenza contro la gentrificazione e le ingiustizie sociali, la Casita è diventata poi uno spazio vip esclusivo: ad ogni concerto vengono invitati dei personaggi famosi o giovani ragazze di bell'aspetto per stare nella casita e ballare davanti alla telecamera. In molti si sono lamentati, soprattutto sui social, da una parte di un sistema che sembra essere sessista per il gran numero di giovani donne che sembrano essere oggettificate, in parte per la perdita dell'accessibilità e della mentalità di quartiere portoricane.