Michele Pascarella, è sua la pizzeria migliore al mondo: “Giravo Londra in apecar, educo i clienti alla cultura della pizza”
Napoli on the Road è la pizzeria che si è aggiudicata il primo posto nella 50 Top Pizza World 2026. Si trova nel cuore di Londra e rappresenta una delle realtà più influenti e dinamiche del settore, tanto da essere riuscita a sbaragliare la concorrenza napoletana e campana. Lo chef Michele Pascarella, le cui origini sono proprio campane, è riuscito e costruire un'identità forte ma capace di evolversi grazie alla ricerca continua e all'attenzione per la stagionalità. Fanpage.it lo ha intervistato: ecco cosa ci ha raccontato dei suoi esordi, quando girava Londra in apecar con tanto di forno a legna, delle sue pizze simbolo e dei suoi progetti futuri.
La tua pizzeria è stata eletta la migliore al mondo, sei però partito da un Ape Piaggio con cui giravi Londra con un forno a legna. Ci vuoi raccontare dell’inizio della tua carriera?
Ho cominciato a lavorare nei ristoranti a circa undici anni in provincia di Caserta, poi mi sono diplomato e a 18 anni sono partito per Londra. Ho cominciato a lavorare in un ristorante in centro e poi, dopo un po' di tempo, ho sentito la necessità di fare qualcosa di mio. Siccome non avevo un grande budget per aprire un ristorante, mi sono detto: gli inglesi non sanno bene cosa significa fare la pizza, quindi mi porto un apecar a Londra con un forno a legna e faccio pizze itineranti. Ho cominciato nel 2016 a fare pizze nei mercatini, fuori alle università, negli uffici e nel 2019, visto che eravamo sempre molto pieni, ho aperto la prima pizzeria Chiswick, a West London.
Quali difficoltà hai incontrato lungo questo percorso? È stato difficile conquistare il pubblico inglese?
Assolutamente sì, perché 15 anni fa, quando sono arrivato a Londra, non c'era questa grandissima cultura della pizza napoletana. Ho sempre fatto una pizza leggermente diversa, con un cornicione un po' più alto, qualcosa di un po' più ricercato: far capire quel tipo di pizza è stato abbastanza difficile. Lavorando, però, prima in strada, di fronte le persone, mi ha permesso di far capire alle persone la qualità di ogni pizza.
La tua pizza più famosa è Ricordi d’infanzia: come è nata e perché l’hai chiamata proprio così?
Ricordo di infanzia perché è il ricordo della domenica a casa, in famiglia. In Campania il pentolone di ragù la domenica non manca mai. Siccome io tornavo tardissimo la notte da lavoro, mi svegliavo tardi la domenica, andavo in cucina e inzuppavo il pane nel ragù bollente. Visto che era troppo caldo, ci mettevo un po' di parmigiano sopra: così ho pensato alla pizza "Ricordi d'infanzia" con ragù napoletano e crema di parmigiano.
Curi molto gli impasti: continui ancora a studiare per modificarli o hai raggiunto gli impasti perfetti?
Cerco di migliorarmi ogni giorno. Uso due o tre farine abbastanza particolari: al momento penso che facciamo una grandissima pizza ma c'è sempre spazio nella vita per migliorare.
Nel tuo menù viene proposto anche un percorso di degustazione, sei stato il primo a proporlo in Inghilterra: come è nata l’idea?
L'idea è nata per educare ancora di più il cliente. A Londra c'è ancora una bella parte di persone che pensa che la pizza sia fast food e quindi il menù degustazione nasce proprio da questa esigenza di confrontarsi con il cliente e fargli capire che sulla pizza possiamo fare tantissime cose.
A quanto pare l'idea delle degustazioni ha funzionato: hai tutto prenotato per settembre e ottobre e una lista d’attesa per novembre, ti aspettavi un successo simile?
In realtà no, avevo paura che in Inghilterra non venisse capito, però fortunatamente è andato subito bene. Adesso abbiamo deciso di aprire le prenotazioni ogni mese per il mese successivo per dare la possibilità a tutti di provarlo. Abbiamo delle liste d'attese abbastanza lunghe.
Si dice che, se si vuole dare un giudizio a una pizza, bisogna provare la margherita: quali qualità deve avere per essere considerata perfetta?
Deve essere vera innanzitutto, anche perché secondo me è una delle pizze più difficili da fare. Basta un di pomodoro in più, un po' troppa mozzarella, un po' troppo fiordilatte, un po' troppo olio che la margherita è rovinata. La ricetta perfetta deve avere il giusto compromesso tra tutti gli ingredienti, ovviamente di qualità altissima, e poi ci vuole cura, come in tutte le cose.
C'è qualche richiesta strana che ti hanno fatto i clienti?
I primi anni sì, tipo la pizza con l'ananas o col pollo, mi richiedevano qualsiasi cosa. Ora fortunatamente il nostro pacchetto clienti è abbastanza "educato", quindi sono i primi a chiederci quando cambia il menù (lo cambiamo ogni 3 mesi), così da provare cose nuove e stagionali.
Credi che cambierà qualcosa nel tuo lavoro dopo il riconoscimento che hai ottenuto?
Sicuramente ci saranno tantissime nuove persone che vorranno provare la pizza ma la cosa certa è che non voglio aprire altre pizzerie perché si abbasserebbe la qualità. Per me la priorità è proprio la qualità del prodotto.
Hai mai pensato di tornare in Campania?
No, per adesso no, magari un giorno, chi lo sa.
La pizza ormai è diventata un piatto gourmet, ha perso il suo mood “popolare”, credi che in molti sfruttino questo trend per gonfiare i prezzi o che in tutti i casi ci sia realmente innovazione? Per esempio la pizza col pata negra proposta da Flavio Briatore costa circa 70 euro, cosa ne pensi?
Penso che la pizza sia sempre un piatto popolare, forse è cambiato il modo in cui ci confrontiamo con il cliente, siamo migliorati nella scelta e nella cura dell'ingrediente, nella selezione di ciò che va sulla pizza. La pizza, però, è e deve sempre rimanere popolare. Anche da noi a Londra, nonostante il menù degustazione, lasciamo sempre l'80% della sala per le persone che vogliono mangiare anche una semplice margherita. Non mi piace chiamare la pizza gourmet, mentre per quanto riguarda Briatore e gli altri, quello è un business a parte che prende un altro tipo di clientela che a noi non interessa.