Storie di viaggio e avventure in giro per il mondo

Cristina e Gianni, una vita in viaggio: “Abbiamo girato tutti i deserti del mondo e dormito nelle tende dei nomadi”

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Cristina a bordo del fuoristrada Toyota che lei e Gianni usano per gran parte delle loro spedizioni
Per Cristina e Gianni è l’avversità a creare i ricordi più indelebili, la comodità si dimentica in fretta. Nei loro 20 anni insieme, hanno viaggiato in autonomia nei luoghi più inviolati del pianeta.

Cristina e Gianni provano l'uno per l'altra lo stesso amore che entrambi hanno sempre avuto per i viaggi e che, da circa 20 anni, condividono. Ma attenzione, non parliamo del "viaggio perfetto"o dell'itinerario organizzato dall'agenzia viaggi e nemmeno della vacanza ideale per un carosello su Instagram. Parliamo di avventure nei deserti più inesplorati, di notti in tenda con i popoli della Mongolia, poi in Sud Africa, Botzwana e Zimbawe. Vere e proprie spedizioni  pianificate quasi in totale autonomia e affrontate su terreni non certo appena asfaltati, in una Toyota GRJ 76 che per Cristina e Gianni è stata cucina, doccia e camera da letto in innumerevoli occasioni. Una vita passata a ricercare insieme il brivido della difficoltà in un mondo che non fa che offrire scorciatoie.

Quella per questo tipo di viaggi era una passione che avevate già individualmente prima di conoscervi o è sbocciata una volta insieme?

Cristina: io più di mio marito, sicuramente. Ho iniziato da piccolina con una zia molto avventurosa, che oggi è ultra ottantenne ma continua a viaggiare come una matta. Ho girato mezzo mondo con lei che portava me e mio cugino in giro, facendo viaggi già poco convenzionali a suo tempo. Mio marito invece ha sempre avuto la passione del fuoristrada, sia in macchina che in moto, e abbiamo unito queste cose. Ci siamo messi nel discorso dei deserti, di tutto ciò che può  essere considerato una spedizione.

A proposito di questo, come si organizza un viaggio nel deserto? 

Cristina: innanzi tutto non si organizza mai totalmente da soli, il deserto è sempre meglio farlo con qualche gruppo di amici, anche una coppia. Poi si iniziano a studiare le possibili tappe.

Gianni: il nostro primo viaggio l'abbiamo fatto con una coppia di amiche che avevano già esperienza. Ci sono tour operator che ti danno una linea guida di quello che ti serve, un tipo di mezzo adatto e una persona che ti guida. Noi, però, abbiamo deciso di fare tutto in autonomia studiando mappe, percorsi e prendendo guide sul posto, perché in alcuni luoghi come la Tunisia sono obbligatorie, non puoi girare da solo. È fondamentale scegliere anche il mezzo giusto, che deve essere altamente affidabile. Noi normalmente usiamo una Toyota GRJ 76.

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La Toyota di Cristina e Gianni che cavalca le dune del Sahara

Com'è la vita nella Toyota? 

Gianni: bisogna sapersi adattare perché il mezzo è meccanico, c'è poca elettronica, anche perché in certi Paesi dobbiamo trovare i meccanici che eventualmente possano aggiustare qualcosa che si rompe e l'elettronica non è riparabile. Quando l'abbiamo comprata abbiamo deciso di fare un allestimento interno per dormire, per ragioni di sicurezza ma anche per comodità. Mi sono fatto un bel disegno di come volevo allestire la macchina e ora riusciamo a stare fuori per periodi anche molto lunghi in totale autonomia.

Cristina: è il risultato di vari esperimenti. Si presta a essere preparata la sera come letto interno, abbiamo la doccia e abbiamo la nostra cambusa in cui ci prepariamo da mangiare, ma ovviamente andiamo anche a mangiare fuori nei posti dove siamo. Nei deserti si viaggia fino alle 4.30-5 del pomeriggio prima che venga buio, poi  si cerca una zona per accamparsi. Questa è una delle cose più belle, perché il cielo che c'è è unico.

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L'allestimento studiato da Cristina e Gianni per vivere nel loro fuoristrada

Questa difficoltà di organizzarsi in autonomia immagino dia anche l'occasione di entrare in contatto con il territorio non da turisti ma proprio parte di esso. Ci sono degli episodi che vi sono rimasti nel cuore? 

Cristina: una notte, delle popolazioni nomadi della Mongolia ci hanno ospitato nella loro tenda. In queste abitazioni, che si chiamano gher, le donne stavano da una parte e gli uomini stavano da un'altra. Erano persone diversissime da noi, ma la gentilezza con cui ci hanno accolti è stata unica. Ci hanno offerto da mangiare, da bere, poi ci hanno fatti accomodare per dormire. Le condizioni erano estremamente spartane e io avevo paura di avere freddo, ma poi la figlia del capo ci ha assicurato che non lo avremmo sofferto, e infatti è stato così! Le gher sono rivestite in lana di cammello, che ci ha protetto nonostante le raffiche di vento fortissime che c'erano all'esterno.

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Cristina e Gianni insieme a una delle conoscenze fatte in Mongolia

La capacità di rapportarsi con il luogo in cui si va, con le persone, con le esigenze, è qualcosa di innato o si impara con il tempo? 

Cristina: secondo me si impara facendo un certo tipo di viaggio, perché il viaggio comodo, il viaggio organizzato, in realtà non ti fa vedere nulla, non entri in contatto con nessuno. Tanta gente fa solo foto con questi telefonini meravigliosi, che fanno foto spettacolari, però non vedono, non stanno neanche a guardare. Quando tu sei in mezzo al deserto e prendi il tè dal nomade che te lo offre, che è una sensazione fantastica perché ti devi sedere, devi prenderti il tuo tempo, poi magari non si parla, ci si guarda e si ringrazia, però è un gesto che ti lascia molto di più che tutto il resto.

Gianni: comunque è anche una predisposizione, non si impara solamente perché buona parte della popolazione preferisce la comodità, la prevedibilità. Ma soprattutto c'è anche tanta paura. Poi in certi tipi di Paesi c'è anche un atteggiamento di distanza che si tiene per timore delle malattie, dei contatti con persone che vedi diverse da te.

Cristina: il turista occidentale tende ad avere un atteggiamento di arroganza, di superiorità. Bisogna essere rispettosi del paese in cui vai, delle tradizioni, perché comunque sei sempre ospite. Bisogna rispettare anche il territorio, il deserto soprattutto,  perché ha un equilibrio molto delicato. C'è stato un periodo in cui mi sono chiesta perché dovessimo forzarci e andare a fare viaggi in posti che sono ancora vergini dal turismo. Però ho capito che se ci vai con un certo atteggiamento non è un problema. Anzi, spesso capisci il perché di molte cose che vanno al di là del viaggio, come l'immigrazione, i motivi per cui certe persone sono costrette a scappare dalla loro terra.

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Il fuoristarda di Cristina e Gianni accolto con stupore dagli abitanti del deserto

Voi che siete abituati a una vita in viaggio, come avete passato il periodo della pandemia? 

Cristina: da una parte l'abbiamo vissuto male, perché eravamo bloccati in casa. Dall'altra parte ne abbiamo approfittato per fare ricerche e organizzare i viaggia successivi. Infatti, appena la situazione ce l'ha permesso, siamo partiti per la Thailandia. Credo che quel periodo abbia avuto anche dei lati positivi: molti si sono messi in marcia. Tanti giovani, dopo l'esperienza di tutte queste limitazioni, hanno iniziato a viaggiare o sono partiti per andare a vivere in maniera diversa.

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La Toyota di Cristina e Gianni durante una sosta in riva al mare

Per concludere, quali sono i vostri prossimi progetti? 

Cristina: vorrei fare una traversata di quella che poteva essere la vecchia via della seta, con la nostra macchina, dopo aver capito quali passaggi si possono fare. Poi vorrei sperimentare un viaggio a tappe, quelli in cui viaggi un tot di mesi, poi lasci la macchina nelle ambasciate e torni in Italia, per poi ritornare magari con qualche mese di distanza e riprendere il viaggio.

Gianni: anche l'Islanda sarebbe molto interessante, anche se è un luogo molto più turistico rispetto a quelli che visitiamo di solito. Il problema principale è che se vai con il tuo mezzo oggi spendi delle cifre folli per il trasferimento. Poi io e mia moglie abbiamo poco tempo libero, lei ha dei genitori anziani che non possono stare soli troppo a lungo. L'alternativa sarebbe prendere l'aereo e affittare un fuoristrada sul posto, però secondo me si perde un po' di poesia.

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Gianni immortalato accanto alla sua amata Toyota

Se anche tu hai fatto un viaggio particolare, hai visitato luoghi lontani con mezzi di trasporto inconsueti, hai visto luoghi indimenticabili o vissuto in un posto remoto del mondo, raccontaci la tua esperienza, condividila con noi cliccando qui.

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