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Il ristorante a cui si accede solo su invito: ha orari di apertura segreti e non è interessato alle stelle Michelin

Sapete che a Tokyo esiste un ristorante super esclusivo che, nonostante l’offerta culinaria al top, non è interessato alle stelle Michelin? Si accede solo su invito e ha orari di apertura segreti.
A cura di Valeria Paglionico
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Il mondo della cucina sta diventando sempre più esclusivo e sofisticato, tanto che sono sempre di più i ristoranti puntano a essere premiati con le ambite stelle o semplicemente a essere citati nella Guida Michelin. Esistono, però, anche dei progetti fuori da queste dinamiche "commerciali" che si distinguono per l'incredibile originalità e che, complice il loro fascino "segreto", riescono ad attirare le attenzioni di milioni di potenziali clienti. È il caso di Sugalabo, ristorante aperto nel 2015 a Tokyo dallo chef Yosuke Suga, la sua particolarità? Ha voltato le spalle ai critici e alle guide, è accessibile solo su invito, ha un numero di telefono privato e non comunica i suoi orari di apertura.

Perché il ristorante Sugalabo non vuole essere stellato

Lo chef giapponese Yosuke Suga ha lavorato per oltre un decennio al fianco del compianto Joel Robuchon, un tempo lo chef più stellato al mondo, dunque sa bene cosa significa cucinare pensando solo ed esclusivamente alle stelle e alle recensioni degli esperti. Nel momento in cui si è ritrovato ad aprire il suo ristorante, ha deciso di ribellarsi a queste dinamiche e di non preparare i piatti in funzione dell'approvazione dei critici. Da qui è nato Sugalabo, il locale nel centro di Tokyo che non accetta prenotazioni online, che non comunica gli orari di apertura e chiusura e che accetta clienti solo su invito da parte di clienti abituali. Sebbene a primo impatto possa sembrare una follia, questa filosofia esclusiva si è rivelata un'arma vincente.

Sugalabo
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L'ispirazione è un'antica usanza giapponese

Le rigide regole imposte da Sugalabo non sono legate solo al desiderio di allontanarsi da guide e critici, si ispirano anche all’antica usanza giapponese dell' "Ichigensan okotowari”, che vietava l’ingresso ai clienti alla prima visita senza presentazioni. L'obiettivo non è essere snob ma dare spazio solo a chi sa già che l'offerta culinaria risponderà alle sue aspettative. Così facendo, si creano rapporti bidirezionali di fiducia e sostenibilità (non a caso lo chef vuole conoscere il background dei suoi ospiti) e i piatti possono diventare sempre più curati e sofisticati. Il menù, naturalmente, non è una degustazione uguale per tutti ma viene scelto dallo chef giorno dopo giorno in base agli ospiti. In generale, però, prova sempre a mixare i tesori della tradizione giapponese con i classici dell'haute cuisine francese. In quanti sognano di provare un'esperienza simile?

Sugalabo
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