A Napoli visita il Cimitero delle Fontanelle, dove si chiedono i numeri del lotto alle anime del Purgatorio

Il Cimitero delle Fontanelle è sempre stato uno dei luoghi iconici di Napoli, il simbolo della devozione del popolo verso i defunti, dove sacro e profano si confondono, sfociando spesso nella superstizione e nel feticismo. Lo scorso 18 aprile, dopo ben 6 anni di chiusura, il sito storico ha riaperto grazie all'intervento di rinnovo della Cooperativa La Paranza Onlus e fin dal primo giorno ha registrato un vero e proprio boom di visite. Abbiamo intervistato Vincenzo Porzio, addetto alla comunicazione delle Catacombe di Napoli, che ci ha spiegato la storia, le tradizioni, i rituali e i modi di dire legati a questo luogo unico in cui la vita quotidiana e l'ultraterreno si fondono.
Perché il Cimitero delle Fontanelle si trova nella Sanità
Il Cimitero delle Fontanelle era un'antica cava di tufo scavata nella collina di Materdei, che ha preso il nome di Fontanelle dai rivoli d'acqua che sgorgavano dalle colline circostanti. Nel corso del ‘600, in seguito alle epidemie di peste e colera, divenne un luogo di sepoltura. A Napoli i cadaveri potevano essere sepolti ad almeno 1,5 km e mezzo dal centro della città, visto che le esalazioni dei cadaveri potevano diventare una minaccia per la cittadinanza. Il Rione Sanità, zona storicamente fuori dalle mura della città partenopea e "incastrata" tra le colline, ha ospitato vasti complessi sepolcrali fin dall'epoca greca e anche dopo le epidemie del ‘600 si rivelò il luogo ideale per raccogliere gli oltre 250mila cadaveri infetti.

Non a caso il quartiere deve il suo nome alla presenza dei santi sepolti, da San Gennaro a San Gaudioso, fino ad arrivare a Sant'Agrippino: le persone andavano in pellegrinaggio a pregarli, considerando la zona come un luogo capace di guarire, di "sanare". Inizialmente il Cimitero era un luogo chiuso ma a metà ‘800 successe qualcosa di insolito: venne inondato dalla cosiddetta lava dei Vergini, ovvero i resti di fango e detriti che cadevano dalle colline circostanti. Come spiegato da Vincenzo Porzio, "Gli abitanti del Rione Sanità il giorno dopo l'alluvione si trovarono di fronte una scena raccapricciante: i cadaveri erano letteralmente "usciti" dalla cava. Nel 1872 fu il canonico Gaetano Barbati con l'aiuto di alcune pie donne del quartiere a eseguire una sistemazione dei resti umani, dando vita all'ossario così com'è oggi". Da allora il cimitero venne aperto al pubblico ed è proprio in tale contesto che nacque il rito delle anime pezzentelle.

Come funzionava il culto delle anime pezzentelle
L'ossario del Cimitero delle Fontanelle fu diviso in 3 parti: la Navata dei Preti retrostante la chiesa ospitava i i resti provenienti dalle chiese e dalle congreghe, al centro la Navata degli Appestati era riservata ai morti durante le varie epidemie, mentre la Navata dei Pezzentelli custodiva le ossa dei più poveri. Complice il fatto che il sito veniva lasciato aperto per i cittadini che volevano andare a pregare per i propri defunti, col tempo, soprattutto durante i due dopoguerra, in moltissimi cominciarono a praticare il culto delle anime pezzentelle.

Stando alla tradizione, confermata anche da Vincenzo Porzio, i fedeli "adottavano" uno dei teschi lo pulivano, lo lucidavano, lo adornavano con lumini, fiori e un rosario al collo, poggiandolo su un fazzoletto o su un cuscino con ricami e merletti. A ciò seguiva l'apparizione in sogno dell'anima prescelta, che chiedeva preghiere per alleviare le sofferenze in Purgatorio in cambio di una grazia o dei numeri da giocare al lotto. Nel caso in cui la grazia non avveniva, il fedele abbandonava il teschio e ne sceglieva un altro, mentre, se il lieto evento si verificava, il teschio otteneva una sepoltura più degna. Vincenzo Porzio ha poi spiegato che nel luglio del 1969 il cardinale Corrado Ursi, preoccupato dai segnali di feticismo e di superstizione legati al culto, fece chiudere l'ossario con un decreto del Tribunale Ecclesiastico.

Le capuzzelle più famose, dal Capitano a Concetta
Grazie al rito delle anime pezzentelle sono nate una serie di aforismi che ancora oggi vengono usati nella lingua napoletana. Un esempio? Nelle preghiere si usava dire "A refrische ‘e ll'anime d'o priatorio", esclamazione che accompagna una grazia ricevuta, rivolta le anime del Purgatorio, a cui si augura di trovare sollievo.

Come spiegatoci da Vincenzo Porzio, complici i sogni in cui i teschi diventavano persone, alcuni di loro sono diventati molto famosi e naturalmente ancora oggi vengono custoditi nel Cimitero delle Fontanelle. La capuzzella più famosa dell'ossario è quella del Capitano che, stando alla leggenda, è il capo che il popolo napoletano non ha mai avuto. Concetta, il cui teschio sempre lucido è stato interpretato come il sudore delle anime del Purgatorio, ha aiutato le donne a trovare marito, mentre Fratello Pasquale e la Capa Rossa erano rispettivamente quello che dava in sogno i numeri al lotto e quello che appariva come postino dai capelli rossi. Famosissima è anche la leggenda dello gnocco, nata dagli unici due scheletri non anonimi delle Fontanelle: si tratta di Filippo Carafa conte di Cerreto e di sua moglie Donna Margherita Petrucci, arrivati al Cimitero in bare coperte da vetri. Il corpo della donna venne mummificato con la bocca spalancata e in molti hanno pensato che fosse morta soffocata da uno gnocco.

Quando è possibile visitare il Cimitero delle Fontanelle
A partire dal 18 aprile 2026 il Cimitero delle Capuzzelle ha riaperto dopo 6 anni di chiusura. Lo si può visitare dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.15. Il biglietto costa 8 euro ma i residenti nella II e III municipalità non pagano nulla e in tutti i casi è preferibile prenotare e pianificare la visita sul sito ufficiale. Il lunedì e il venerdì, inoltre, viene aperta dalle 9 alle 10 l'area dedicata al culto e alla preghiera.
