Le curvy sono passate di moda: alle sfilate non c’è posto per le plus size in passerella

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Christian Siriano Primavera/Estate 2026
Nonostante la crescente richiesta di inclusività, di vedere sulle passerelle più “normalità”, le ultime Fashion Week hanno visto la fine della body positivity.

Le mode, per definizione, vanno e vengono: e lo è stata anche la body positivity. Forse il movimento ancora riesce a trovare validità sui social, dove con convinzione c'è chi porta avanti una narrazione volta a smontare certi stereotipi, a infondere sicurezza alle donne, affinché non si sentano ingabbiate in certi canoni, costrette ad assecondare certi modelli imposti. Ma sulle passerelle, il discorso è molto differente. Cavalcando l'onda di una crescente richiesta di inclusività, le sfilate si sono adeguate per alcuni anni, proponendo in passerella modelle che fino a vent'anni fa mai ci si sarebbe sognati di veder sfilare. Ma di quella battaglia è rimasto ben poco, perché come ogni tendenza passeggera, sembra che anche le modelle curvy e plus size siano già sulla via del tramonto. Lo dimostrano i dati di Vogue Business, che fotografano un ritorno al passato nel report su distribuzione di taglie straight, mid e plus size. Sembra che i pochi look al di sopra della taglia 46 siano rimasti per "facciata"; paradossalmente si è dimezzata la rappresentanza delle taglie medie.

Dove sono finite le taglie medie e le taglie forti?

Anche quest'anno Vogue Business ha stilato il suo rapporto sull'inclusività, che riporta dati poco incoraggianti, estrapolati analizzando le passerelle di New York, Londra, Milano e Parigi e le sfilate Primavera/Estate 2026 appena concluse (esclusi gli show digitali). La comparsa di modelle curvy e plus size sulle prestigiose passerelle delle Fashion Week era stata una rivoluzione: sembrava che la moda volesse finalmente aprirsi a fisicità diverse, a corpi fino a quel momento esclusi, come se non esistesse altro che la magrezza e non ci fosse posto per taglie superiori alla 40. Veder sfilare Precious Lee, Ashley Graham o Paloma Elsesser per nomi importanti del settore fashion è stato di grande impatto.

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BOSS Primavera/Estate 2026

Ma in fondo, si sapeva che il fenomeno non era destinato a durare. Quest'anno secondo il report dei 9038 look presentati in un totale di 198 sfilate e presentazioni, la quasi totalità erano taglie dalla 36 alla 40: il 97,1%. A seguire il il 2% erano taglie dalla 42 alla 46 e solo lo 0,9% erano oltre la 46. Rispetto alla Primavera/Estate 2025 mentre la rappresentanza delle taglie forti è quest'anno rimasta pressoché invariata, a diminuire anzi a dimezzarsi è stata quella delle taglie medie, che sono quelle che rappresentano forse la maggioranza delle donne.

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Marco Rambaldi Primavera/Estate 2026

Un dato parzialmente incoraggiante arriva da New York, che in passato si era dimostrata la più aperta verso la diversity. Lì l'inclusività delle taglie è complessivamente diminuita. Nello specifico: i look di taglia media sono scesi dal 2,8% della scorsa stagione all'1,5%, i look di taglia forte (ossia i look over 46) sono aumentati dallo 0,5% all'1%, i look di taglia normale sono aumentati dal 96,7% della scorsa stagione al 97,5% in questa stagione. Bene a Londra, che si è confermata la più inclusiva. Qui le taglie medie sono passate dal 6,5% al 6,7%, le modelle over 46 sono salite dall'1,6% di sei mesi fa al 2,8%, le taglie standard sono diminuite passando dal 92,8% al 90,5%.

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Cecilie Bahnsen Primavera/Estate 2026

Male Milano, dove solo quattro brand rispetto agli otto della scorsa stagion ehanno incluso modelle plus suze: Boss, Marco Rambaldi, Antonio Marras e Sunnei. I look curvy sono aumentati dallo 0% allo 0,2%, i look di taglia standard sono rimasti fermi al 99,1%, mentre i look di taglia media sono scesi dallo 0,9% allo 0,7%. Sono diminuiti a Parigi i look di taglia standard: dal 98,9% al 97,9%. Qui i look per taglie medie sono aumentati dall'1% all'1,5% e i look per taglie forti sono aumentati dallo 0,1% allo 0,6%.

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