Kim Kardashian denunciata da una stilista newyorkese: “Con Skims ha copiato il nome del mio brand”

Ci vuole coraggio per mettersi contro un colosso come Skims. L'azienda cofondata da Kim Kardashian nel 2019 è stata valutata oltre 5 miliardi di dollari nel 2025 ed è un punto di riferimento nel settore shapewear. Il brand ha fatto dell'inclusività il suo punto forte, rivolgendosi a un'ampia gamma di corpi, di ogni taglia. Il coraggio però non è mancato a una stilista newyorkese, che ha decisamente molti meno soldi, molti meno follower e molta meno fama dell'influencer.
Denise Cesare ha deciso di non farsi sovrastare e ha citato il giudizio marchio Skims di Kim Kardashian per uso improprio del nome Fits Everybody. Quest'ultimo, nome di una delle collezioni di Skims, è anche il nome del brand fondato da Cesare 10 anni fa, che produce intimo e costumi da bagno; ne ha rivendicato la paternità e non ha intenzione di sottostare al presunto plagio.
La vicenda è stata riportata da Page Six, che ha avuto modo di visionare una serie di documenti ufficiali. La causa per violazione del marchio, composta da 43 pagine, è stata presentata il 31 marzo presso il Tribunale del Distretto Meridionale di New York per conto di Denise Cesare. La stilista sostiene che Kim Kardashian con Skims sia andata avanti nel lancio della linea Fits Everybody nonostante fosse stata avvisata dell'esistenza di un brand omonimo. L'influencer avrebbe dunque ignorato svariate notifiche, portando Denise Cesare a reclamare per vie legali i diritti sul nome da lei inventato e registrato.
Nel documento si afferma che il famoso marchio di intimo modellante di Kardashian si sarebbe quindi appropriato di un marchio registrato di proprietà di una piccola impresa autofinanziata, sfruttando il fatto che "la proprietaria della piccola impresa probabilmente non avrebbe avuto le risorse per difendersi". Denise Cesare, invece, non si è fatta intimidire e ha deciso di sfidare il colosso chiedendo sia un'ingiunzione che ne impedisca di continuare a utilizzare il nome che un risarcimento danni con tanto di pagamento delle spese legali.
Gli avvocati della stilista puntano molto sul fatto che si tratti di una piccola impresa e che dunque ci sia stata da parte dell'influencer un ben preciso atteggiamento di disinteresse delle notifiche, contando appunto su risorse finanziarie decisamente più consistenti, sull'appoggio di celebrità e su una macchina di marketing schiacciante. "L'imputato ritiene di poter semplicemente superare in termini di spesa, marketing e durata qualsiasi sfida legale da parte del proprietario di una piccola impresa" si legge nei documenti riportati da Page Six. In effetti, la temuta sopraffazione è avvenuta: il brand di Cesare è di fatto diventato invisibile sui motori di ricerca, dove non compare più, fagocitato da Skims. Gli avvocati di Cesare accusano quindi Kim Kardashian e Skims di "aver adottato un nome ingannevolmente simile" che ha finito con l'oscurare la piccola azienda.
Al Daily Mail l'avvocata Jessica Mathews ha dichiarato: "La denuncia, che è di dominio pubblico, racconta la storia della nostra cliente: una piccola impresa autofinanziata fondata e gestita da Denise Cesare, sua unica proprietaria e amministratrice. Ha costruito il suo marchio da zero, anni prima che Skims entrasse nel mercato. Ciò che ne è seguito, è un caso da manuale di confusione inversa: un'azienda molto più grande, sostenuta da celebrità, che adotta un nome ingannevolmente simile e satura rapidamente il mercato grazie alle economie di scala, alla pubblicità e alla portata culturale della sua co-fondatrice, Kim Kardashian".
Ma ritiene di essere nella ragione, assieme alla sua assistita e non ha paura del gigante: "Alla legge sui marchi non importa quanto sei grande o quanti follower hai. Si preoccupa di chi ha utilizzato per primo il marchio. La nostra cliente è stata la prima e non ha avuto altra scelta che intentare causa per proteggere il suo marchio e la sua piccola impresa". Infatti, risulta che la domanda di registrazione del marchio Skims sia stata respinta dall'USPTO a dicembre, proprio perché i funzionari del settore hanno confermato la possibile confusione con un brand preesistente.