Come ci si veste per gli Oscar 2026: il dress code dell’Academy vieta casual e streetwear

La fatidica notte degli Oscar si avvicina. È la serata per eccellenza dedicata al mondo del cinema, che raccoglie in un'unica sala tutti i grandi protagonisti del settore: il meglio tra registi, attori, attrici, sceneggiatori. Quest'anno la cerimonia di premiazione di domenica 15 marzo sarà presentata da Conan O'Brien e sarà possibile vederla anche dall'Italia, in diretta dal Dolby Theatre di Los Angeles. Dato il prestigio del riconoscimento e la grande attesa che ruota attorno a questo momento (un rito annuale giunto alla 98esima edizione), chi vi partecipa deve necessariamente sfoggiare un look adeguato.
Come ci si veste per la notte degli Oscar
Secondo quanto riportato da The Cut, i partecipanti alla cerimonia degli Oscar devono attenersi a un rigido codice di abbigliamento: c'è un dress code specifico e rigoroso, che gli invitati devono rispettare. Il documento più dettagliato e più recente è quello del 2021: una lettera mandata direttamente dai produttori Steven Soderbergh, Stacey Sher e Jesse Collins a tutti i candidati agli Oscar, in cui si ribadiva il "divieto" per look trasandati, non consoni al tenore e al prestigio della serata.

Nello specifico la lettera chiariva: "L'abbigliamento formale va benissimo se lo si desidera, ma quello casual non lo è affatto". All'epoca la precisazione era d'obbligo, visto che si veniva dalla pandemia, in cui ci si era decisamente adagiati su codici stilistici più sobri, informali minimal, che però bisognava tenere lontani dal red carpet. Sì quindi a creazioni d'Alta Moda, alla sartorialità di alto livello, al lusso, ai gioielli preziosi, alla tradizione classica, dallo smoking per uomo all'abito lungo per la donna. No allo streetwear, all'abbigliamento da giorno.

Già nel 1968 la famosissima costumista Edith Head (consulente di moda per l'Academy per quasi 20 anni) scrisse espressamente alle attrici di "indossare abiti da sera formali, lunghi fino ai piedi o maxi, preferibilmente in tonalità pastello, dato che l'ambientazione è molto formale e interamente in bianco e oro. Come sapete, gli abiti lunghi (niente mini o da giorno) sono più eleganti sul palco e davanti alla telecamera in questo tipo di contesto. L'Academy ritiene che la dignità di un evento tradizionale come quello del nostro 40° anniversario meriti un abbigliamento formale".

Insomma, indicazioni davvero precise, in nome della buona riuscita dell'evento. Head aveva la responsabilità di controllare i look di tutti, assicurarsi che rispettassero le linee guida di "decenza e decoro" suggerite dal Codice di condotta per le emittenti televisive, doveva inoltre garantire che non sfilassero abiti uguali sul red carpet e che gli outfit fossero abbinati con la scenografia, per una visione armoniosa del tutto. Quando lei lasciò l'incarico, arrivò Fred Hayman come nuovo coordinatore della moda dell'evento negli anni Novanta, dando un'impronta decisamente più fashion e meno glamour: rese l'evento una vera e propria sfilata di moda, più aperta alle novità.

In epoca recente, a differenza di decenni fa, gli stylist e i consulenti d'immagine hanno un ruolo decisivo in serate come questa. In passato c'era molto meno coinvolgimento di queste figure professionali, le stesse Maison erano meno presenti. Oggi non è così: sul red carpet sfilano i grandi nomi del settore fashion, le celebrities sono seguiti da esperti capaci di valorizzare le fisicità, di lanciare un messaggio estetico coerente con la personalità di quel determinato personaggio, affinché nulla "stoni" nella comunicazione visiva. Insomma, c'è uno studio vero e proprio che va avanti per settimane e mesi, per strutturare il perfetto outfit dell'occasione, così da essere impeccabili, giusti, nel rispetto della situazione, ma anche del proprio gusto personale e di ciò che si vuole trasmettere a chi guarda.

Tutto è cambiato, rispetto a quando era Edith Head a fare da consulente di moda per la cerimonia, dando consigli di look tenendo persino conto della scenografia, così da abbinarli al meglio. Si è passati dai look black and white, quando la serata veniva trasmessa in bianco e i colori, alla predilezione per i colori pastello, con occhio critico verso gli abiti troppo scintillanti che all'epoca producevano strani effetti nelle telecamere di quel tempo. Anche il rosso era sconsigliato, perché le prime telecamere a colori lo ingrigivano, lo facevano virare su un colore meno interessante e vivido. E via via fino ai giorni nostri, quando si è comunque più tolleranti verso tocchi audaci che un tempo sarebbero stati banditi. C'è più apertura e meno rigidità.

Oggi trovano posto trasparenze, nude look e cut out. L'edizione 2025 ne è stata particolarmente ricca. C'è molta varietà anche nei colori e nelle fantasie: Timothée Chalamet l'anno scorso si è vestito di giallo, Doja Cat in un vistoso animalier. C'è chi sfrutta il look per lanciare un messaggio, sociale o politico: basti pensare alle spillette, ormai molto diffuse. Nel 2024 alcuni artisti hanno sfoggiato quelle rosse di Artists4Ceasefire per chiedere il cessate il fuoco a Gaza e a Israele. Nel 2023 è stata Cate Blanchette a optare sul red carpet per una spilletta simbolica, e come lei tanti altri colleghi: il fiocco blu simbolo di solidarietà alle vittime e ai sopravvissuti della crisi dei rifugiati. Cosa vedremo sul red carpet del 2026?