“Gaudì sfidò l’infinito”: segreti e simboli della Sagrada Familia svelati dallo storico dell’arte Costantino D’Orazio

Da oltre un secolo la Sagrada Familia domina la città di Barcellona e rappresenta una delle opere architettoniche più riconoscibili al mondo. Nata alla fine dell’800 come progetto neogotico, la basilica cambiò radicalmente volto con l’arrivo di Antoni Gaudí, che la trasformò in un edificio rivoluzionario, capace di fondere fede, natura e sperimentazione. Il 2026, anno del centenario della morte dell’architetto catalano, coincide anche con il completamento dell’altezza della chiesa: sono stati raggiunti i 172 metri grazie all’aggiunta della Torre di Gesù Cristo, un traguardo che chiude una lunga storia costruttiva senza tradire la visione originaria del suo ideatore. Certo, rimangono da terminare alcune decorazioni e la complessa facciata della Gloria, ovvero l’ingresso principale. Ma dietro le celebri torri e le navate che ricordano quella che sembra una foresta di pietra si nasconde un universo di simboli, richiami al cristianesimo e significati che spesso sfuggono a un primo sguardo. Dai percorsi ispirati alla vita di Cristo al celebre quadrato magico della facciata della Passione, lo storico dell’arte Costantino D’Orazio ripercorre i segreti della Sagrada Familia e spiega perché, a più di cento anni dalla sua ideazione, l’opera di Gaudí continui a parlare al mondo intero.

La Sagrada Familia è diventata il simbolo di Barcellona, ma come nasce il progetto originario e in che modo l’arrivo di Antoni Gaudí ne cambiò l’impostazione?
Inizialmente il progetto della basilica era stato affidato a un altro architetto, Francisco de Paula del Villar y Lozano, che aveva immaginato una chiesa in stile neogotico, perfettamente in linea con il gusto dominante dell’epoca. Ancora oggi la cripta e l’abside conservano tracce di quel primo disegno, tanto da apparire quasi come un corpo estraneo rispetto all’opera di Gaudí. Nel 1883, in seguito a divergenze con la committenza, del Villar lasciò l’incarico e venne scelto un Antoni Gaudí appena trentunenne. Fu una decisione coraggiosa: il giovane architetto era già proiettato verso quel linguaggio innovativo che avrebbe anticipato lo stile Liberty e l’Art Nouveau. La Chiesa, scegliendo un architetto d’avanguardia, fece ciò che aveva spesso fatto nella sua storia, affidando i propri grandi progetti ai protagonisti più innovativi del tempo. Gaudí recuperò la tensione verticale dell’architettura gotica, ma la portò a una dimensione inedita, quasi a sfidare l’infinito. In un’epoca priva delle tecnologie odierne, immaginò una chiesa destinata a diventare la più alta del mondo, proiettata verso il cielo e verso l’assoluto. È proprio questa ambizione a rendere la Sagrada Familia ancora oggi così moderna e misteriosa.

Molti visitatori rimangono colpiti dalla quantità di simboli presenti sulle facciate e all’interno della basilica. Quali sono i significati più affascinanti che spesso sfuggono a un primo sguardo?
La visita alla Sagrada Familia è una vera e propria esperienza spirituale. Il suo nome completo è infatti Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia e l’edificio è stato concepito come un percorso di espiazione. Ancora prima di entrare, il visitatore è invitato a ripercorrere, attraverso le facciate e i portici, le tappe fondamentali della vita di Cristo, dalla Natività alla Passione. Un aspetto particolarmente interessante è che le sculture non furono tutte realizzate da Gaudí. Nel corso dei decenni diversi artisti hanno contribuito alla decorazione della basilica, modificando linguaggi e sensibilità. Per questo la Sagrada Familia può essere considerata anche un viaggio nella storia della scultura del ‘900. All’esterno prevale una dimensione narrativa, fatta di episodi, personaggi e simboli. All’interno, invece, l’esperienza cambia completamente. L’altezza delle navate suscita quel “timore di Dio” descritto nell’Antico Testamento, inteso non come paura, ma come profondo rispetto per il divino. Le colonne si trasformano in una foresta di pietra, dando vita a uno straordinario dialogo tra architettura e natura.

In che modo la Sagrada Familia racconta la storia del cristianesimo?
L’intera basilica è concepita come una rappresentazione del mistero cristiano. Ogni elemento contribuisce a raccontare la vita di Cristo e a guidare il fedele lungo un percorso simbolico e spirituale. La tensione verso l’alto che caratterizza l’edificio rimanda costantemente alla dimensione trascendente. Sulla sommità delle torri trovano posto simboli e sculture che contribuiscono a rafforzare questa idea. Tra le opere più recenti spicca l’Agnus Dei dell’artista italiano Andrea Mastrovito, una scultura trasparente che richiama l’iconografia dello Spirito Santo come luce e soffio sospesi nel vuoto.
Tra gli elementi più curiosi c’è il quadrato magico della facciata della Passione, dove la somma dei numeri dà sempre 33 da ogni angolazione, l’età di Cristo al momento della morte. Qual è il suo significato?
L’uso dei quadrati numerici ha una lunga tradizione nella storia dell’arte. Un celebre esempio compare nella Melencolia I di Albrecht Dürer, mentre altri si trovano anche in contesti religiosi, come nell’Abbazia di Casamari. Nel caso della Sagrada Familia, questo elemento si inserisce perfettamente in un progetto che mira a confrontarsi con il mistero della fede attraverso la ragione e la matematica e il calcolo diventa così uno strumento simbolico per rappresentare la grandezza del messaggio cristiano. L’idea che sia proprio la razionalità a consentire all’uomo di avvicinarsi al sublime appare pienamente coerente con la visione di Gaudí, anche se il quadrato magico è un’opera dello scultore catalano Josep Maria Subirachs.

Esistono aneddoti o curiosità che aiutano a comprendere la portata dell’impresa?
Più che un singolo aneddoto, colpisce il fatto che per oltre 140 anni sia stato possibile portare avanti un progetto tanto ambizioso senza tradirne lo spirito originario. La continuità della costruzione rappresenta una straordinaria dimostrazione di solidità e coerenza: un pensiero architettonico che, attraverso i decenni, ha continuato a trovare la propria espressione nella pietra.