9 Aprile 2022
15:29

Perdonare qualcuno che non è dispiaciuto per il suo comportamento è possibile?

Chiedere scusa è un’arte sempre più rara. Ma come si fa a perdonare qualcuno che non è in grado di dispiacersi per quello che ha fatto? A chi serve davvero il perdono? Ne abbiamo parlato con la psicologa Biscione.
Intervista a Dott.ssa Maria Claudia Biscione
Psicologa, psicoterapeuta e sessuologa
A cura di Francesca Parlato

Perdonare o non perdonare, questo è il problema. Quando qualcuno ci fa un torto, quando un amore ci tradisce, quando un amico si comporta in maniera scorretta, abbiamo la possibilità di scegliere che via percorrere. Scusare la persona colpevole e andare avanti oppure no, scegliere che il perdono non è una strada percorribile. Le cose si fanno più difficili quando la persona con cui siamo in collera non riesce neanche a chiedere scusa, non riesce a pentirsi per il male che ci ha fatto. Ammettere i propri errori non è da tutti. "Chiedere scusa è un insegnamento educativo che si sta perdendo. La comprensione del fatto che le proprie azioni hanno sempre una conseguenza è un aspetto fondamentale della crescita, che andrebbe educato e coltivato" spiega a Fanpage.it la psicologa e psicoterapeuta di coppia Maria Claudia Biscione. Chiedere scusa presuppone una messa in discussione di sé stessi, dei propri comportamenti. "Vuol dire ragionare sul fatto che un mio comportamento ha danneggiato qualcuno. L'arte di chiedere scusa è strettamente legata all'empatia, al riuscire a comprendere cosa l'altro sta patendo". 

Come perdonare chi non sa chiedere scusa

Non ricevere delle scuse rende il perdono, se possibile, ancora più difficile. "Spesso le persone non riescono a chiedere scusa perché si imbarazzano, credono che scusarsi sia mortificante". Le persone che non riescono a chiedere scusa temono di mettersi in cattiva luce. "Ammettere di aver sbagliato, di non aver avuto cura di una persona, vuol dire porre in qualche modo un focus negativo su sé stessi. Il punto però è che fare uno sbaglio non vuol dire essere sbagliati. Chi non riesce a chiedere scusa quasi sempre sovrappone questi due piani". 

Il perdono è prima di tutto un atto da fare per sé stessi

Ma a prescindere dalle scuse, scegliere di perdonare, è un atto da mettere in pratica per sé stessi. "Ci sono situazioni in cui non c'è minima traccia del dispiacere da parte della persona che ci ha fatto del male. E allora dobbiamo ragionare sul fatto che perdonare vuol dire anche far pace con la propria dimensione di rabbia e vendetta, esplosa in seguito al torto". Quando subiamo un danno o un'offesa si alimentano infatti emozioni negative. "Ci si tormenta: quante volte ci troviamo a fare monologhi o dialoghi con un interlocutore fantasma. Questo non fa altro che aumentare il malessere e la frustrazione, ci inchioda in pensieri che non ci abbandonano". Per questo il perdono diventa un esercizio utile per proteggersi. "Serve ad abbandonare questo stato d'animo, a lasciare andare la rabbia. Per il mio bene decido di mettere un punto. Metto da parte le aspettative sul comportamento dell'altro e decido che oltre al danno non voglio anche la beffa". Il perdono diventa un atto generoso verso sé stessi. "Scegliamo di volerci bene, di non essere vittime due volte, di non aspettarci delle scuse. Scegliamo di fare la cosa più sana per noi e ci allontaniamo da quello che è successo. Perderemo il risarcimento emotivo? Sì, ma scegliamo di mettere al centro il nostro benessere". 

Le fasi del perdono

Qualcuno penserà che è più facile a dirsi che a farsi. E probabilmente è così, però l'importante, quando si tratta di perdonare e di chiudere un capitolo, è procedere per gradi. "Bisogna lasciare andare le proprie emozioni – spiega Biscione – Se perdoniamo con troppa facilità e chiudiamo subito una vicenda probabilmente quel senso di malessere è stato solo accantonato e potrebbe tornare in altre forme. Come la bassa autostima ad esempio". Quando subiamo un atto che ci procura un dispiacere è bene che le emozioni fluiscano. "Lasciamo scorrere il fiume della rabbia, del nervoso, del dispiacere. Lasciamo che le emozioni negative passino, elaboriamole senza castrarle. Soltanto in questo modo elimineremo tutte le turbolenze emotive che potrebbero far capolino in seguito, la rabbia è in grado di trasformarsi in maniera subdola. E ragioniamo anche in questi termini: se la persona che ha commesso il torto non è neanche in grado di scusarsi, di empatizzare, quale era la vera natura della relazione in cui eravamo?".

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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