Martina Colombari e il tabù dell’infedeltà, lo psicologo: “L’idea di coppia è una norma morale”
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Martina Colombari e Billy Costacurta sono sempre stati visti come una coppia modello. In effetti, la loro è una relazione certamente longeva, che va avanti da tanto tempo: si sono sposati nel 2004 e dal loro matrimonio è nato il figlio Achille. Ma vederli oggi, a distanza di anni, ancora così innamorati, complici e affiatati, non significa che non abbiano alle spalle momenti difficili. Anche loro, come ogni coppia, hanno dovuto affrontare degli ostacoli, superare delle sfide: alti e bassi, insomma. Intervistata dal Corriere della Sera, l'attrice ha ammesso di aver avuto una relazione extraconiugale durata circa un anno, periodo in cui è stata lontana dal calciatore. Quindi c'è stata una momentanea separazione, ma i due si sono riavvicinati scegliendo di proseguire insieme il percorso di vita. Certo, sono serviti tenacia e fiducia per superare il peso del tradimento, uniti al desiderio di crescere insieme il figlio Achille. Ma sull'infedeltà, l'attrice ha chiarito la sua posizione: "Penso che, se non fossimo in una società così bacchettona, tante relazioni andrebbero molto più avanti. Non significa che io sia pro-infedele, però credo che manchi un po' di sincerità. Non so se l’infedeltà è il problema più grosso in una coppia, forse ci sono altre dinamiche che sono anche più gravi di una scappatella random". Fanpage.it ha chiesto al dottor Merigo se è davvero possibile recuperare una relazione dopo un tradimento.
Dottor Merigo, come si ricostruisce un rapporto di coppia dopo un tradimento?
È una delle cose più difficili, perché il tradimento va contro una norma morale, che può essere anche molto effimera per certi versi. Quello che può fare una coppia per ricostruirsi è di andare oltre, ma senza dimenticare: serve un processo di riparazione, potremmo chiamarlo così. Servono lucidità, tanto dialogo, trasparenza, sincerità, voglia di lavorare insieme sul dolore che si è vissuto. Certo, la coppia non ne esce uguale a prima, ma il senso è proprio questo: probabilmente anche come stava funzionando prima, non era proprio la direzione giusta.
Ma è una cosa che possono fare tutte le coppie? Cioè: tutti possono riuscire ad andare avanti?
Le sensibilità delle persone sono differenti. Per alcuni il tradimento è una possibilità, qualcosa che la coppia può trovarsi a vivere; altri lo considerano una ferita insanabile. Ci sono persone che sono insieme da 30 anni, magari c'è stata una scappatella 20 anni prima, ma il partner questa cosa non la perdona ancora. Scoprire un tradimento può avere delle caratteristiche traumatiche: possono farsi avanti pensieri intrusivi, un bisogno compulsivo di controllare, crolla la fiducia.
Un figlio, come è stato nel caso Colombari-Costacurta, può fare da collante? È un buon motivo per rimettersi insieme o comunque per riprovarci?
Un figlio non sempre fa progredire la relazione, anzi, il rischio è proprio che sia il figlio a risentire di certe situazioni. Fare un figlio è facile, ma la genitorialità va portata avanti per tutta la vita.
Ammettere il tradimento è sufficiente per farsi perdonare?
No, soprattutto se lo presento come: "Io ho fatto questo, perché dall'altra parte c'era una mancanza". Chi ha tradito si deve assumere la responsabilità di quello che è successo senza scaricarla, senza dire: "L'ho fatto per colpa tua". Poi comunque non si tradisce solo perché manca l'amore: a volte è più per la ricerca della novità o di una versione diversa di sé, per non affrontare dei conflitti.
Lei prima parlava di norma morale. Anche la Colombari parla di una società un po' bacchettona. È così?
Sì, perché siamo moralmente legati alla coppia come costrutto sociale, al fatto che l'amore sia quello tra due individui. Storicamente non è sempre stato così e anche oggi ci sono altre realtà, altri tipi di relazione, un po' più sdoganate rispetto a prima. Ci sono relazioni che funzionano benissimo a tre. La società di solito tende a cercare sempre un equilibrio: se si esce da una determinata norma, allora è considerato tutto anormale. Se la società fosse meno bacchettona, non avremmo tanti altri problemi sociali e alcune forme di relazione potrebbero essere viste più come marchiature a fuoco, etichette quasi patologiche. La società si evolve: non rimane bloccata, non è statica.