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La differenza tra amore e relazione tossica: i segnali per capire che non è la persona giusta

I segnali di una relazione tossica possono essere difficili da percepire: di gaslighting, manipolazione e svalutazione abbiamo parlato con l’esperto Federico Russo.
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Intervista a Dott. Federico Russo
Neuropsicologo e psicoterapeuta
A cura di Francesca Parlato
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La premessa è una e indiscutibile: se una relazione è tossica vuol dire che non si tratta di amore.
Vietato d'ora in poi parlare di amore tossico, l'amore non lo è mai. Le relazioni invece purtroppo possono esserlo e in quei casi è importante fare di tutto per uscirne e aiutare chi vediamo coinvolto in una storia di questo tipo.
Per capire se siamo davanti a una relazione del genere ci sono alcuni segnali, dei campanelli d'allarme che non dobbiamo ignorare, specialmente se in una storia ne ravvisiamo anche più di uno. Gelosia, isolamento sono quelli più lampanti, che anche a un occhio esterno risultano subito chiari. Altri invece sono più sottili e più difficili da identificare. Pensiamo ad esempio al gaslighting, alla manipolazione. "Il gaslighting ha acquisito una triste popolarità, negli ultimi tempi. – ha detto a Fanpage.it lo psicologo e psicoterapeuta Federico Russo, direttore clinico della piattaforma online di psicoterapeuti Serenis. – Ciò suggerisce che sia aumentata anche la consapevolezza a riguardo, ed è un bene perché si tratta di un tipo di manipolazione estremamente sottile". Per capire i cosa si tratta pensiamo a una situazione in cui uno dei partner decida di discutere di qualcosa accaduto precedentemente, un episodio in cui un comportamento proprio o altrui ha provocato una serie di emozioni che vengono riportate, insieme allo svolgimento dei fatti, nella discussione e che di tutta risposta l'altro partner neghi o deformi l'accaduto. "Il gaslighting è esattamente questo: quando il partner annulla o modifica un ricordo fino addirittura a negare l’accaduto e persino la reazione emotiva definendola esagerata o fuori luogo". Per affrontare il gaslighting o altre strategie di manipolazione è necessario già sapere della sua esistenza. "Nei casi in cui, invece di essere assertivi e comunicare con decisione le proprie opinioni e richieste, si cade nella sudditanza psicologica per allontanare l’angoscia soverchiante che proviene dal rischio di perdere l’affetto del partner, un percorso di psicoterapia può aiutare sia a riconoscere una situazione simile, se la si sta vivendo, sia a sviluppare tali capacità necessarie".

Quando in una relazione il partner vuole il controllo dell'altro

L'altro elemento che ci fa capire che siamo davanti a una relazione tossica è il controllo. Abbiamo visto anche in tv, in una trasmissione popolare come "C'è posta per te", che ancora oggi comportamenti opprimenti, che limitano la libertà, sono scambiati per amore. Ma amare non vuol dire possedere. "Possedere, in una relazione sentimentale, significa controllare e limitare, ma gli esseri umani nascono liberi e soffrono se tale libertà viene loro privata (in gergo tecnico è chiamata “reattanza”, ne è un esempio il film del 2011 “Libera uscita” diretto da Peter e Bobby Farrelly)" spiega Russo. E questo vale per tutti. Ci sono però altri fattori che complicano la questione "Il proprio sistema di attaccamento, che fa riferimento alla propria storia relazionale dall’infanzia all’età adulta, e l’influenza culturale, relativa a regole sociali implicite, che spesso ci impediscono di renderci conto di quello che stiamo vivendo".

Quando il partner ci dice "È per il tuo bene"

Un altro comportamento segnalato come red flag, bandiera rossa, che ci fa capire che qualcosa non sta andando bene è la svalutazione. Un partner che cerca di convincerci che valiamo poco, che non siamo alla sua altezza, non sta facendo qualcosa per ‘il nostro bene'. Oppure pensiamo a quando raccontiamo al nostro partner uno stato d'animo, un'emozione e lui di tutta risposta ci ridicolizza minimizzando i nostri sentimenti. "Se il mio partner mi comunica dei bisogni è perché ha a cuore la relazione e vuole che migliori e se invece io, in risposta, ridicolizzo la cosa, sminuisco i problemi, invalido le sue emozioni, nego i fatti, mi chiudo alla discussione, probabilmente sto adottando, a  volte anche inconsciamente, dei comportamenti psicologicamente abusanti e tossici".  Per capire se siamo in presenza di questo tipo di problema poniamoci due domande. "Chiediamoci: siamo soddisfatti del modo in cui viviamo la relazione? Se la risposta è no, è possibile trovare uno spazio di discussione e di azione per colmare eventuali zone critiche? L’atteggiamento di indisponibilità del partner può essere proprio un segnale del fatto che non c’è una sintonizzazione sui bisogni reciproci".

Come allontanarsi da una relazione tossica

Allontanarsi da una relazione tossica non è facile. Farlo da soli a volte è impossibile. "Le relazioni toccano corde molto profonde del nostro animo che risalgono ai primi legami che abbiamo creato con le persone attorno a noi, e che hanno formato dei modelli sulla base dei quali basiamo delle aspettative su di noi e sugli altri a livello relazionale e personale. Sono interiorizzati e quindi inconsci, automatici, difficili da riconoscere". Chiudere senza un sostegno una relazione tossica implica una conoscenza di sé che è molto difficile da raggiungere da soli. "La psicoterapia e la crescita personale servono proprio a questo. Prima ancora di “cambiare”, questi due aspetti mirano a rendere la persona consapevole delle proprie sfaccettature, in un certo senso è come scoprire il proprio manuale d’istruzioni. Solo attraverso un percorso è possibile vivere le esperienze con occhi diversi, curiosi, che permettono di vedere ciò che prima era invisibile. Con questa consapevolezza, diventa un po’ più facile fare delle scelte, ma il legame affettivo può essere in ogni caso troppo forte. Se ci si trova in una relazione tossica, aggravata da palesi comportamenti di abuso psicologico e/o violenza domestica, è bene rivolgersi alle istituzioni, come i servizi sociali o i centri antiviolenza".

Gli ingredienti per una relazione sana: rispetto e comunicazione

Rispetto e comunicazione sono gli elementi che invece caratterizzano tutte le relazioni positive. "Sappiamo che non esistono ricette perfette per la relazione “sana”. Le componenti dell’amore sono diverse e il dosaggio giusto tra queste è in realtà soggettivo. Intimità, passione e impegno sono tre elementi che in passato erano considerati come ingredienti principali dell’amore. Oggi poniamo l'accento anche su empatia, fiducia, condivisione, accettazione non giudicante dell’altra persona. Ma quello che non deve mai mancare è il rispetto dell’altra persona che coincide, tra le altre cose, con l’essere attenti a emozioni e bisogni altrui, e appunto rispettarli senza necessariamente condividerli". La comunicazione invece permette di “scoprire le carte”: "Consente di evitare fraintendimenti, far sapere cose che non sono visibili: pensieri, emozioni, aspettative, bisogni. Spesso una buona comunicazione permettere di risolvere la maggior parte dei conflitti, nel bene o nel male. Ma è pur sempre una danza che non si balla da soli, ma in due (o più, se lo si desidera)".

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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