8 Settembre 2022
10:11

Il sesto senso: come sviluppare l’intuizione e utilizzarla nella vita quotidiana

Fidarsi della prima impressione, basare le proprie scelte sull’intuito è sicuro? Alla psicoterapeuta Valdrè abbiamo chiesto di spiegarci cosa è il sesto senso e come allenarlo.
Intervista a Dott.ssa Rossella Valdrè
Psichiatra e psicoanalista
A cura di Francesca Parlato

È una sensazione, a volte dura una manciata di secondi, ma basta a farci fare un'idea della persona che abbiamo davanti o di una particolare situazione. È il cosiddetto sesto senso, l'intuizione, quella definita da Platone come la funzione più alta dell'intelligenza perché in grado di arrivare alla conoscenza senza passare per la ragione. Ma funziona davvero? Possiamo fidarci di questa sensazione che proviamo ‘a pelle' tanto da basare decisioni, scelte o giudizi? "Bisogna dire che molti vantano di possedere questa questa capacità, ma il vero sesto senso, la vera intuizione non è così diffusa" ha spiegato a Fanpage.it Rossella Valdrè psichiatra e psicoanalista collaboratrice del Comitato di GuidaPsicologi.it.

Che cosa è il sesto senso?

Ma che cosa è effettivamente l'intuizione? “Si tratta della capacità di attingere ad aree inconsce e soprattutto preconsce della mente, una risorsa straordinaria dell’essere umano, un aiuto eccezionale per muoverci nella vita, per capire le situazioni e gli altri, senza ricorrere all’intelligenza razionale e al controllo – spiega Valdrè – la si può chiamare ‘intelligenza emotiva’, ma non è esatto dire che arrivi dal cuore, si tratta di una specifica competenza della mente che si è visto appartenere alla corteccia prefrontale". È come possedere un senso in più, il sesto appunto, oltre i normali cinque sensi con i quali percepiamo il mondo esterno: "Un sesto senso che non si vede, ma che si sa che c’è, all'interno di noi". Una capacità che tutti noi, almeno in teoria, dovremmo possedere. "Di fatto però non tutti ne dispongono. Nella mia professione, ad esempio, ritengo che sia la principale qualità di uno psicoanalista essere dotato di intuizione, su cui poi si sviluppa la formazione. Il terapeuta, e in un certo senso anche gli scienziati, sono vicini in questo agli artisti. Non basta essere ben formati, alla base occorre avere capacità intuitiva, capacità di affondare nell’inconscio. Non tutti sono dotati di questi libertà interiore, per varie ragioni, caratterologiche, di abitudine, e psicopatologiche".

Come allenare l'intuizione

Anche se in alcune persone è naturalmente più sviluppata di altre, l'intuizione può essere ‘allenata'. "Entro certi limiti sì. Ad esempio con tecniche di meditazione, con la frequentazione dell’arte, con la cura psicoanalitica, ma direi anche semplicemente allenandosi al contatto con sé stessi, a una certa solitudine. Senza solitudine, è difficile essere creativi ed intuitivi, e purtroppo la solitudine spaventa, è una dimensione spesso evitata". Per lavorare sul sesto senso quindi bisogna allenare anche la creatività"Anche il sogno notturno (la cui interpretazione è accessibile solo con la psicoanalisi) è un validissimo metodo per sviluppare l’intuizione, così come la lettura, il cinema, la poesia, lasciarsi andare all’immaginazione e alla fantasia. Si tratta di dimensioni che a volte fanno paura, proprio paradossalmente per la libertà ideativa che comportano".

Ma ci possiamo fidare del sesto senso?

Moltissime persone basano le loro decisioni proprio sulle sensazioni a pelle, quelle immediate. Si fidano del loro intuito a scapito anche di valutazioni più oggettive.
"Le persone più controllate e controllanti invece hanno difficoltà a lasciarsi andare. Naturalmente essere razionali è necessario, solo essere eccessivamente controllanti, per paura del mondo immaginativo e pulsionale inconscio, può creare blocchi all’intuizione". In generale comunque secondo la psicologa Valdré ci si può fidare di quello che ci dicono le prime sensazioni. "Personalmente posso dire di essermi sbagliata quando non mi sono fidata del mio intuito. Qualcuno lo chiama anche ‘istinto’, ma si tratta di una semplificazione non corretta, perché l’istinto è animale, mentre l’intuizione è squisitamente umana, visto che sappiamo  che appartiene alla corteccia frontale e al preconscio, un’area che si colloca tra conscio e inconscio, quella in cui passiamo la maggior parte della nostra vita, e a cui diamo troppo poca importanza. Siamo abituati a ipervalorizzare la coscienza, da Cartesio in poi, ma con Freud e la psicoanalisi, e oggi anche le moderne neuroscienze, abbiamo imparato che l’essere umano in realtà vive in gran parte ’sognando’, cioè nel regno del preconscio”.

La prima impressione: il sesto senso e le relazioni

Una delle situazioni in cui mettiamo più spesso in gioco il nostro intuito è quando facciamo una nuova conoscenza. Quando incontriamo qualcuno per la prima volta basta uno sguardo, una stretta di mano, il modo in cui si presenta, per farsi subito una prima impressione, un’idea della persona che ci troviamo davanti. "Tutti noi ne conosciamo l'importanza e raramente la prima impressione è sbagliata. Se lo è, è perché è carica delle proiezioni inconsce che facciamo sugli altri, cioè su quello che vi mettiamo di nostro, che appartiene a noi. Anche i ricordi, le immagini ormai diventate inconsce delle persone della nostra storia concorrono alla creazione di quella forma spesso indistinta che ha la ’prima impressione’, a volte vaga e confusa. Ma diversamente, l’impatto con le persone, o i luoghi e le situazioni, se spogliato da pregiudizi, in genere è in grado di sollecitare le nostre aree interne, e da cui nasce l’intuizione. Occorre però essere liberi, aperti, noi diciamo come il poeta Keats con "capacità negativa", che vuol dire la capacità di restare insaturi, di non riempire subito la nuova esperienza o il nuovo incontro dei nostri pregiudiziali significati. Bisogna fidarsi dell’intuizione, perché in essa risiede la nostra parte autentica. È uno strumento prezioso che qualcuno, come gli artisti, ha di per sé, mentre gli altri dovrebbero fidarsi di sviluppare". 

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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