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Dermatite atopica, una malattia ancora poco discussa, il dermatologo: “Il 20% dei pazienti soffre di depressione”

La dermatite atopica è ancora oggi una malattia sottovalutata, ma in Italia colpisce milioni di persone. Un dermatologo spiega a Fanapage.it sintomi, trattamenti e l’impatto psicologico.
Intervista a Dott. Antonio Costanzo
Responsabile Dermatologia IRCCS Istituto Clinico Humanitas
A cura di Elisa Capitani
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La dermatite atopica è una delle patologie cutanee più diffuse e spesso compare già durante l’infanzia, con fasi di peggioramento alternate a periodi di relativa calma. Non sempre è facile riconoscerne i sintomi, perché possono variare a volte e somigliare ad altre irritazioni cutanee: pelle secca, prurito intenso, irritazioni e infiammazioni localizzate sono tra i segnali più comuni, e possono incidere sulla qualità di vita, dal sonno al benessere psicologico. Negli ultimi anni la ricerca ha chiarito meglio le cause e il ruolo della barriera cutanea, del sistema immunitario e dei fattori ambientali, offrendo un quadro più preciso sulla condizione. Ne abbiamo parlato con il Dott. Antonio Costanzo, responsabile Dermatologia IRCCS Istituto Clinico Humanitas, per capire cosa vuol dire davvero affrontare la dermatite atopica e come gestire i sintomi e ridurre le riacutizzazioni con l'aiuto di uno specialista.

Qual è la definizione clinica di dermatite atopica e quali sono le caratteristiche che la distinguono da altre dermatiti o irritazioni cutanee?

La dermatite atopica è una malattia geneticamente determinata che è caratterizzata da eczema e prurito. Di solito si presenta nel bambino: circa il 30% dei bambini hanno almeno una manifestazione di dermatite atopica nei primi anni di vita. Dopodiché, tendenzialmente secondo le statistiche, la malattia passa nell'80% di questi mentre rimane nel 20%.

Quanto è diffusa oggi la dermatite atopica? 

Parliamo di una percentuale importante. Calcoliamo che tra la popolazione italiana, circa l'8% degli adulti ha una forma di dermatite atopica. Naturalmente le statistiche variano, ma comunque i dati si aggirano dal 3 all'8% degli italiani, quindi parliamo di milioni di persone.

Perché non sempre è facile riconoscere i sintomi e quali sono i segnali che dovrebbero far sospettare una dermatite atopica? 

In realtà riconoscere i sintomi è relativamente facile, il problema è che questi sono comuni anche ad altre malattie, come per esempio la dermatite allergica da contatto o la dermatite irritativa da contatto. Quella che si definisce dermatite irritativa da contatto ha sintomi simili, che però sono di solito molto più localizzati, meno diffusi e non presenti nelle zone tipiche della dermatite atopica che sono, nel bambino, soprattutto il volto, le pieghe dei gomiti e delle delle ginocchia, mentre nell'adulto collo, viso e dorso delle mani.

Quali sono le principali cause che influiscono sulla comparsa o sul peggioramento della malattia, possono essere fattori ambientali o genetici?

Esattamente. Ci sono dei fattori genetici che coinvolgono sia il sistema immunitario che la barriera cutanea. In particolare, esiste proprio una mutazione di un gene che si chiama filaggrina, che fa parte dello strato corneo proprio della barriera cutanea, che la rende meno idratata. Di conseguenza, essendo la barriera cutanea meno idratata, perde la sua capacità di allontanare elementi nocivi per il nostro organismo come allergeni e inquinamento. Per esempio, c'è stato qualche anno fa in Canada un grossissimo incendio che ha distrutto milioni di ettari di di bosco, portando poi i fumi sul nord degli Stati Uniti. Uno scienziato americano ha fatto uno studio e ha calcolato quante visite sono state fatte a Boston per dermatite atopica prima e dopo l'incendio: dai dati è emerso che le diagnosi erano aumentate 10 volte in più rispetto a prima. Quindi vuol dire che l'inquinamento, o meglio l'atmosfera (quando non è un'atmosfera pulita), può determinare un aumento di incidenza di dermatite atopica. Oltre l'inquinamento, conta molto anche il contatto con gli allergeni, che sono di solito quelli della polvere o delle graminacee. Più del 90% dei pazienti ha una iperreattività agli acari della polvere e alle graminacee, al pelo del gatto, del cane e così via. Infatti, assieme alla dermatite atopica, spesso questi pazienti soffrono anche di asma o di rinite allergica, in medicina questo fenomeno viene chiamato comorbidità atopiche, per indicare come tutte queste patologie siano strettamente connesse tra loro.

Quali esami o valutazioni servono per la diagnosi?

Per la dermatite atopica la diagnosi è essenzialmente chimica. I fattori da tenere in considerazione sono tutti essenzialmente clinici, tranne il dosaggio dell'IgE. Ma in linea di massima le analisi sono cliniche e si basano proprio sulla forma delle lesioni, sull'entità del prurito: non c'è un vero e proprio biomarcatore. Naturalmente, se si ha l'allergia agli acari della polvere e qualche chiazza sulla pelle che genera prurito, è molto verosimile che sia dermatite atopica. Bisogna prestare attenzione ai campanelli d'allarme, se l'eczema e il prurito non passano facilmente e recidivano è necessario rivolgersi ovviamente a un dermatologo.

Quali sono i trattamenti oggi considerati di prima linea e come si decide quale terapia adottare?

Dipende dalla gravità della malattia. La maggior parte, fortunatamente, sono forme lievi che possono essere trattate semplicemente con idratazione cutanea, che è la cosa più importante. Sempre per questi casi più lievi, è possibile usare i corticosteroidi topici, ovvero cortisone in crema, oppure le altre classi di farmaci che si chiamano inibitori della calcineurina, che sono sempre degli immunosuppressori topici. Per quanto riguarda invece le forme moderate o severe, quindi se la superficie corporea affetta è superiore al 10% oppure se sono coinvolte delle aree sensibili come il viso o i genitali, esistono nuovi farmaci, tendenzialmente anticorpi monoclonali, che possono essere utilizzati per bloccare dei fattori infiammatori importanti per la dermatite. Infine, si possono usare degli inibitori, presi come pastiglie, che bloccano l’infiammazione causata da determinati enzimi.

Si può parlare invece di prevenzione per la dermatite atopica?

Naturalmente la prevenzione in quanto tale è molto difficile. Alcuni studi hanno dimostrato che pur applicando la crema idratante fin dal primo giorno di nascita di un bambino figlio di un paziente con dermatite, il risultato è stato sempre lo stesso se si aveva a che fare con un'origine genetica della malattia. Sicuramente, l'idratazione cutanea è fondamentale perché è da lì che passano gli allergeni nella dermatite atopica e, insieme a questa, può essere d'aiuto anche una corretta alimentazione mirata per la persona in questione.

E invece che ruolo ha la skin care? 

Chi soffre di dermatite atopica dovrebbe proprio evitare di fare skin care; molto spesso, infatti, questi prodotti contengono allergeni e peggiorano solamente la situazione. Inoltre, è stato dimostrato che la skin care è associata a un aumento o peggioramento dell'acne.

In che modo la dermatite atopica può influire sulla qualità della vita e quali aspetti spesso vengono sottovalutati?

Questa è forse la domanda più importante. È stato dimostrato che chi soffre di dermatite atopica moderata o severa dorme almeno cinque notti disturbate a settimana, il che ha ovviamente un impatto devastante sulla qualità di vita. Queste conseguenze sono estremamente sottovalutate, molte persone rischiano anche di perdere il lavoro. E poi c'è un 20% di pazienti con dermatite atopica severa tra gli adulti che soffre proprio di depressione, sindromi ansiose depressive. Secondo alcuni studi, il 20% dei pazienti che soffre di dermatite atopica severa prende degli psicofarmaci per trattare gravi crisi depressive o ansiose. In particolare, è stato dimostrato che gli adolescenti che soffrono di dermatite atopica vivono un isolamento spesso doloroso: non escono con gli amici o rinunciano a diversi eventi sociali preferendo invece isolarsi. È importante quindi sottolineare come la dermatite atopica influenzi la vita sociale delle persone e sia altamente impattante a livello psicologico.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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