Che cos’è l’Edo Running Style, la corsa del Giappone feudale diventata virale sui social

Correre significa molto più che spostarsi semplicemente da un punto all’altro. È il ritmo dei passi che si fa più rapido, il respiro che trova una propria stabilità, il corpo che entra in una sorta di dialogo con il movimento. C’è chi corre per allenarsi, chi per liberare la mente dopo una giornata difficile, chi per ritagliarsi uno spazio personale. I benefici sono noti: dall’attività cardiovascolare al benessere psicologico, fino alla riduzione dello stress. Eppure, anche un gesto apparentemente semplice come la corsa può essere reinterpretato. Negli ultimi mesi, infatti, sui social è diventato virale un modo insolito di correre che arriva direttamente dal passato: l’Edo Running Style, o Edo Hashiri derivante da Namba-bashiri, una tecnica ispirata ai movimenti utilizzati nel Giappone del periodo Edo (1603-1868). A riportarla all’attenzione è stato il ricercatore giapponese Katsunori Oba, che da oltre dieci anni studia documenti storici, stampe ukiyo-e e antiche rappresentazioni del corpo umano per ricostruire queste tecniche di movimento ormai dimenticate. I suoi video hanno raccolto milioni e milioni di visualizzazioni, trasformando questa curiosa corsa in un fenomeno virale.
Cos’è l’Edo Running Style e come si pratica
A un primo sguardo l’Edo Running Style può apparire quasi buffo. Il corpo non rimane completamente frontale, ma si dispone leggermente di lato; le braccia non vengono spinte avanti e indietro come nella corsa moderna, bensì seguono movimenti più rotatori. I passi sono piccoli e rapidi, con una postura leggermente inclinata in avanti e un uso meno aggressivo della muscolatura. Si muovono poi contemporaneamente il braccio e la gamba dello stesso lato del corpo e busto rimane rivolto frontalmente mentre si corre. L’idea nasce dalla ricostruzione di tecniche utilizzate dai corrieri (hikyaku) e dai viaggiatori dell’epoca Edo, che dovevano percorrere lunghe distanze (a volte fino a 500 chilometri in 3 giorni) in assenza di scarpe moderne o strade asfaltate. Alcuni elementi ricordano la cosiddetta Namba running, una modalità in cui braccio e gamba dello stesso lato tendono a muoversi insieme, diversamente dalla corsa contemporanea.
Perché potrebbe fare bene al corpo
Tra gli aspetti che hanno alimentato l’interesse attorno all’Edo Running Style ci sono i possibili vantaggi biomeccanici. Secondo le ricostruzioni di Oba, il movimento sarebbe pensato appositamente per evitare un uso eccessivo della forza muscolare, sfruttando invece maggiormente l’equilibrio del corpo e l’inerzia del movimento. Oba, grande sportivo amante delle maratone, si era infatti infortunato alle ginocchia a 48 anni e questo lo ha portato a lavorare su come ritrovare la sua resistenza, soprattutto ora che ha 61 anni. L’obiettivo non sarebbe tanto correre più velocemente, quanto consumare meno energia lungo distanze estese. Tra i benefici più citati ci sono una minore pressione sulle ginocchia e sulle articolazioni, una distribuzione più uniforme del carico corporeo e una maggiore adattabilità a superfici diverse come fango, sabbia o terreni irregolari. Tuttavia, è importante precisare che molte di queste considerazioni derivano dalle osservazioni del ricercatore, mentre sono ancora limitati gli studi scientifici che confrontano direttamente questa tecnica con la corsa moderna. Più che una rivoluzione del running, quindi, l’Edo Running Style sembra oggi rappresentare un interessante incontro tra storia, cultura e nuove riflessioni sul modo in cui il corpo umano si muove.