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Null Island, l’isola dell’Atlantico che esiste solo su Google Maps

Null Island compare sulle mappe e ha coordinate precise nell’Oceano Atlantico, ma non esiste nella realtà. Nata da errori di geolocalizzazione trasformati in fenomeno culturale, è diventata l’isola fantasma più celebre del web.
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"Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto fino al mattino", cantava Edoardo Bennato parlando dell’Isola che non c’è. E a quanto pare, nel mondo contemporaneo un’isola impossibile esiste davvero. Si chiama Null Island, compare sulle mappe digitali, ha una posizione precisa nell’Atlantico, una storia costruita negli anni e persino improbabili racconti turistici. C’è chi scherza sulla possibilità di prenotare crociere dirette verso la sua costa e chi, per gioco, consegna ai viaggiatori persino attestati che certificano il passaggio in quel punto del pianeta. C’è soltanto un dettaglio: Null Island non esiste davvero.

L’isola che esiste solo su internet

Null Island è il nome dato al punto in cui si incontrano l’Equatore e il meridiano di Greenwich, ovvero alle coordinate geografiche 0° di latitudine e 0° di longitudine, nel Golfo di Guinea, nell’Oceano Atlantico, a circa 600 chilometri dalle coste dell’Africa occidentale. Non esiste alcuna terra in quel punto: chiunque navigasse fino a quelle coordinate troverebbe soltanto mare aperto. Per anni, comunque, il luogo ha assunto una vita propria nel mondo digitale. Tra cartografi, sviluppatori e appassionati di geolocalizzazione è diventato una sorta di scherzo ricorrente: alcuni partecipanti a crociere che attraversano l’Equatore raccontano di aver ricevuto certificati simbolici per aver "visitato" Null Island, come se si trattasse di una vera destinazione. A rendere la storia ancora più curiosa c’è il fatto che in quel punto dell’oceano qualcosa esiste davvero: una boa meteorologica chiamata "Soul", appartenente al sistema PIRATA, utilizzata per raccogliere dati climatici e oceanografici.

Com'è nata Null Island?

Null Island nasce da un problema informatico trasformato nel tempo in un fenomeno culturale. Quando un sistema di geolocalizzazione non riesce ad attribuire una posizione corretta a una fotografia, a un luogo, a un’attività GPS o a un dato geografico, talvolta sostituisce le coordinate mancanti con uno zero. E quando sia latitudine sia longitudine diventano zero, tutto finisce nello stesso punto dell’oceano: 0,0. In pratica, fotografie prive di coordinate, ristoranti localizzati male, città inserite in modo errato o dati incompleti possono essere "scaricati" digitalmente in questo punto immaginario. Null Island è diventata così una specie di deposito globale di errori geografici, una discarica virtuale in cui finiscono informazioni smarrite o compilate male. È una versione contemporanea delle paper towns, le finte città che nel ‘900 venivano inserite nelle cartine per identificare eventuali copie illegali. L’idea di associare a quel punto geografico una vera e propria isola nacque nel 2008 da Steve Pellegrin, allora analista di dati presso Tableau Software. L’intenzione iniziale era scherzare sulle anomalie e sugli errori nei database geografici, ma nel tempo nacquero anche siti ironici dedicati alla Repubblica di Null Island, bandiere inventate, storie immaginarie e una finta geografia. Nel 2011 il nome entrò anche nel database cartografico pubblico Natural Earth, trasformando definitivamente una semplice coordinata in uno dei luoghi inesistenti più famosi del web. Così, in un’epoca in cui i dati possono creare realtà parallele, Null Island è diventata una curiosa dimostrazione di come un errore digitale possa trasformarsi in un luogo quasi reale: probabilmente uno dei posti più visitati del pianeta, pur non esistendo affatto.

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