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Leonardo, da Roma a Kyoto in bici per amore: 15mila chilometri per raggiungere sua moglie e iniziare una nuova vita

Leonardo è partito da Roma a febbraio, arriverà a Kyoto a novembre da Sayaka. Ha raccontato a Fanpage.it i motivi di questo viaggio in solitaria lungo 15000 Km.
Instagram @leonthesilkroad
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A Leonardo Scarton sarebbe bastato andare sul sito di una qualunque compagnia aerea internazionale e acquistare il biglietto per il volo che da Roma lo avrebbe portato dritto in Giappone, da sua moglie. E invece no, ha scelto la strada più complicata. Perché lui quel lungo tragitto da un capo all'altro del mondo ha deciso di farlo in bici e da solo. È partito dalla capitale (dalla Garbatella, per la precisione) per raggiungere la città della donna di cui si è innamorato, che ha sposato e con cui sta progettando un futuro. Quando ci ho parlato al telefono non ho potuto non chiedergli: "Ma perché?". A Fanpage.it ha quindi spiegato il significato profondo di questi 15 mila chilometri di strada. Questa impresa per lui non è solo un viaggio da un punto A a un punto B: questo è il viaggio che fa da ponte tra la sua vecchia vita e la sua nuova vita, quella che costruirà assieme a Sayaka che lo sta aspettando a Kyoto. Per lui è importante colmare la distanza con sua moglie, non solo fisicamente: vuol vedere cosa c'è tra i loro due mondi dal punto di vista culturale, vuole attraversare i Paesi che li separano, conoscerne la storia e le persone.

Leonardo innanzitutto chi sei, qual è la tua storia?

Mi chiamo Leonardo, ho 29 anni e vengo da Roma. Ho fatto l'università un po' in Italia e un po' in altre parti del mondo, tra cui un semestre di scambio in Giappone. Lì ho conosciuto una ragazza, quella che da un anno e mezzo è diventata mia moglie. Prima di sposarci lei lavorava in Consolato negli Emirati Arabi, io stavo a Roma in un noiosissimo e grigissimo lavoro di consulenza. Sapevo che si sarebbe dovuta ritrasferire in Giappone, per cui ci siamo dati due anni di tempo per mettere un po' di soldi da parte così da poterla raggiungere. Nella campagna giapponese tra Tokyo e Kyoto c'è il suo ristorante di famiglia, il papà è uno chef: proveremo a dedicarci a quel progetto, proverò a trasformarlo in un lavoro. In realtà abbiamo fatto un periodo insieme in Italia e insieme in Giappone prima di decidere, ma poi ci siamo detti: "Italia in vacanza, Giappone per vivere".

E tu hai ben pensato di raggiungerla sì in Giappone, ma in bici! Attualmente dove ti trovi?

Mi trovo in Kirghizistan. Sono partito da Roma l'8 febbraio e dovrei arrivare a Kyoto l'8 novembre, il giorno del compleanno di mia moglie. Sono 9 mesi di viaggio in bici, circa 15 mila chilometri.

Instagram @leonthesilkroad
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Non posso non chiedertelo: ma perché lo fai?

Bella domanda! Ci sono diversi livelli di lettura. Innanzitutto non volevo più lavorare dietro una scrivania: volevo stare all'aperto, relazionarmi con le persone e con la natura. Insomma, prima di tutto era una scommessa per cambiare vita e lavoro. Punto due: era anche un percorso di coppia, perché in questo momento Sayaka sta facendo l'esame per entrare a tempo indeterminato in Consolato come specialista di lingua. Questo significa la possibilità di fare 4 anni in Italia e 4 anni in Giappone. Essendo presissima con lo studio mi ha detto: "Se vuoi fare questo viaggio fallo adesso". Un terzo livello è per curiosità storica: la mia idea era di viaggiare non solo per percorrere i luoghi e conoscere le persone, ma anche proprio per raccontare la storia dei popoli che separano me dal Giappone. Venendo da luoghi cosi diversi voglio vedere sfumatura per sfumatura cosa ci unisce e cosa ci separa come umani.

Hai previsto anche dei tratti in nave o aereo?

Ho fatto due tratti in nave: dall'Italia alla Grecia, dalla Grecia alla Turchia. Ho preferito non fare tutto quanto in bici, sacrificare un po' di purismo perché fondamentalmente i Paesi vicino all'Italia li posso visitare quando voglio, mentre quando mai ci tornerò in Kirghizistan? Per cui ho preferito dedicare più tempo all'Asia Centrale e prendere la nave per le parti iniziali in Europa.

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Tu prima di questa avventura avevi già fatto imprese simili? Sei un ciclista, un appassionato di viaggi?

Io ho imparato ad andare in bici a 19 anni! Ho iniziato a pedalare perché mi è stata regalata dal fratello di Sayaka e ho fatto un viaggio da Kyoto a Seul di 1000 km: lì me ne sono innamorato. È un modo di viaggiare molto economico, che permette di entrare in contatto con le persone. Io prima facevo trekking, andavo in montagna, ma ho un amico che si chiama Lorenzo che ora sta finendo il viaggio da Trieste alla Grecia in kayak. Lui aveva avuto esperienze in bici e mi ha spinto a provare.

A proposito di viaggiare economico, tu attualmente su che tipo di spesa ti stai mantenendo?

Per l'attrezzatura e la bici ho speso 3400 euro che sono tanti in realtà, perché ho scelto un'attrezzatura di alta gamma da poter riutilizzare anche dopo. Mi ero dato un budget iniziale di 350 euro al mese, poi nel corso dei mesi sono salito a 450 euro, perché dopo un po' tendi a rilassarti: magari una doccia in più te la vuoi fare!

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Qual è stato il momento più difficile fino a ora?

Sicuramente il momento più difficile è stato in Tajikistan: è famoso per le intossicazioni alimentari e sono stato malissimo. Ma anche in Afghanistan, quando sono stato quasi arrestato dai talebani. Ero a Samarcanda, dovevo aspettare un amico con cui avrei viaggiato fino a Ulan Bator in Mongolia. Lui sarebbe arrivato un mese dopo, quindi io nel frattempo l'ho aspettato insieme a dei ragazzi che viaggiavano in camper, mi sono unito a loro. Hanno avuto la brillante idea di parcheggiare il camper in una zona che sembrava abbandonata, ma che in realtà era casa di un contadino. Lui a un certo punto è arrivato armato di fucile, in piena notte, ce lo ha puntato addosso. Per calmarlo gli abbiamo regalato delle pesche, lo abbiamo tranquillizzato, ma lui ha comunque chiamato il comando dei talebani. Sono arrivati in 15, tutti quanti coi fucili addosso e ci hanno fatto delle domande. Con noi c'era anche una ragazza malese musulmana: non aveva trovato un hotel e l'avevamo messa al piano di sopra del camper. E i talebani si sono quasi vergognati quando lo hanno saputo, si sono scusati con noi per aver violato la sua privacy, perché quella era come se fosse casa sua. A quel punto tutta la paura è rientrata.

Il momento più bello?

Sicuramente la Turchia è il luogo che mi ha dato di più: sono persone incredibilmente ospitali. Una volta stavo salendo su una montagna, era tardi, stava per fare buio, era in inverno. È arrivato un contadino col cane pastore che mi ha invitato a dormire a casa sua. Non aveva niente: era una casa fatta di cartone e da mangiare mi ha offerto il latte di capra appena munto con delle erbette appena raccolte. Ci siamo fatti quattro ore di conversazione senza parlare, comunicando a gesti. Ora non vedo l'ora di tornare in Cina. Ci sono passato la scorsa settimana: è un Paese per cui ho un amore eterno. I cinesi sono persone veramente di cuore. Sono i napoletani dell'Asia!

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