Road trip di 3 giorni in Provenza (e non solo): un viaggio tra canyon ocra e piccoli borghi

Ogni tanto ci vuole. E soprattutto, chi non l’ha pensato dopo una giornata stressante al lavoro o quando anche la vita sociale sembra diventare soffocante? Prendere la macchina e partire. Così ho deciso di farlo insieme a tre amiche, scegliendo un road trip improvvisato nel sud della Francia, tra Provenza e Occitania. Partendo da Milano, le ore in macchina non sono state poche, ma già dal viaggio d’andata abbiamo deciso di trasformare il tragitto in parte dell’esperienza. L’idea era mettere da parte Google Maps e anche quel concetto quasi performativo del viaggio, quello in cui ogni minuto deve essere programmato e ogni luogo visitato diventa una casella da spuntare. Volevamo semplicemente esplorare, conoscere nuovi posti e immergerci nell’atmosfera provenzale. E, certo, vedere anche qualche campo di lavanda, quelli che appartengono all’immaginario collettivo della Provenza. Spoiler: non ne abbiamo visto neanche uno. In compenso, abbiamo scoperto piccole città e borghi che ci sono rimasti nel cuore. Dalla città delle mille fontane a un paese interamente color ocra, fino a canyon e paesaggi naturali che sembrano appartenere a un altro pianeta. È stato un viaggio improvvisato, sì, ma che ci ha portate in alcuni dei luoghi più belli che abbiamo mai visto.
Siamo partite da Milano e la prima tappa è stata Montecarlo, giusto il tempo per pranzare. A posteriori, spendere 15 euro per un panino e una Coca Cola in autogrill non è stata una delle decisioni migliori del viaggio, ma ormai era fatta. Ripartite, abbiamo attraversato tutta la Costa Azzurra osservando dal finestrino panorami che sembravano cartoline. Da Nizza a Mentone, passando per Antibes, il mare restava costantemente alla nostra sinistra. Anche a distanza sembrava di sentire l’odore della salsedine e della crema solare, o forse era semplicemente l’atmosfera di quei luoghi, dove sembra che le persone vivano in una vacanza continua.

La nostra prima vera tappa in Provenza sono state le Gole del Verdon, o Gorges du Verdon in francese, il canyon fluviale più grande d’Europa. Lunghe circa 25 chilometri e profonde fino a 700 metri, sono state scavate nel corso dei millenni dal fiume Verdon, che ci ha colpite immediatamente per il colore delle sue acque, un misto quasi irreale di turchese e verde smeraldo. Bellissime da guardare, ma decisamente fredde. Eppure c’erano francesi che si tuffavano senza il minimo dubbio. Qui abbiamo visto una gigantesca lucertola, forse un ramarro, tantissimi ragni, grotte buissime in cui le nostre voci rimbombavano tra le pareti e rocce enormi. C’era un silenzio particolare, uno di quelli che sembrano quasi irreali.

Dopo una giornata trascorsa tra autogrill e paesaggi incredibili, siamo arrivate finalmente alla nostra base per i tre giorni successivi, Avignone. Conosciuta come la città dei papi, Avignone è uno dei gioielli della Provenza e ci ha colpite subito per i suoi scorci, le viette storiche e soprattutto per le grandi mura medievali che ancora oggi circondano il centro cittadino. L’intero complesso storico è patrimonio UNESCO e comprende anche il celebre Palazzo dei Papi, una delle costruzioni gotiche medievali più grandi d’Europa, costruito nel XIV secolo quando i papi trasferirono qui la loro sede.

Imponente dall’esterno e quasi austero, domina la città dall’alto. Poco distante si trova anche il famoso Ponte di Avignone, il Pont Saint-Bénézet, reso celebre da una canzone popolare francese e oggi interrotto a metà del suo percorso, come una struttura sospesa nel tempo. Anche le piazze ci hanno conquistate. Tra café, tavolini all’aperto e locali dove assaggiare i vini della regione, la città sembra fatta per essere vissuta lentamente.

La mattina seguente siamo partite verso quella che probabilmente è una delle città più amate della Provenza: Aix-en-Provence, conosciuta come la città delle mille fontane. Il soprannome deriva dalla presenza di numerosissime fontane, oltre 250, disseminate tra strade e piazze, alimentate dalle sorgenti naturali della zona. Siamo arrivate attraversando il Cours Mirabeau, il grande viale alberato simbolo della città, fiancheggiato da eleganti palazzi del ‘600, caffè storici e tavolini all’aperto. Da subito si percepisce un’atmosfera diversa: più vivace, quasi universitaria, ma allo stesso tempo raffinata.

Passeggiando nel centro storico abbiamo raggiunto la Fontaine de la Rotonde, una delle fontane più celebri della città, e poi la Cattedrale Saint-Sauveur, un edificio che racchiude secoli di storia e stili architettonici diversi. Abbiamo girato senza una meta precisa tra vicoli, negozi e piccole piazze, fermandoci a pranzo in un ristorante nascosto poco distante dal centro. La vita qui sembra uscire da ogni angolo. Tra tutte le cose che ci hanno colpite, una resta difficile da dimenticare: un negozio interamente dedicato ai popcorn con gusti improbabili ispirati ai formaggi francesi. Quello al camembert è ancora un ricordo indelebile.

Dopo pranzo ci siamo spostate in uno dei luoghi più sorprendenti del viaggio, Roussillon. Qui si trova il celebre Sentier des Ocres, un percorso naturale che attraversa antiche cave di ocra, il pigmento minerale utilizzato per secoli nella pittura e nell’edilizia. Camminare lì dentro sembrava quasi entrare nel set di Dune: pareti rosse, arancioni e gialle, pinnacoli scolpiti dal tempo e una terra che sembrava polvere colorata.

Un paesaggio quasi lunare. Abbiamo toccato quella sabbia particolare, sporcandoci mani e vestiti, ma ne è valsa assolutamente la pena. E poi c’è stato il borgo di Roussillon, probabilmente la tappa che ho amato di più. Qui l’ocra non appartiene solo al paesaggio naturale, ma anche alle case, alle facciate e ai negozi. Tutto sembra dipinto nelle sfumature del rosso, dell’arancione e del giallo. Camminando tra quelle stradine si ha la sensazione che qualcuno abbia cambiato la saturazione del mondo.

Infine, l’ultimo giorno ci siamo spostate in Occitania, tra Montpellier e Sète. Montpellier ci è sembrata subito una città giovane e viva, piena di studenti e di energia. Il centro storico è un intreccio di vicoli, piazze e locali, dove antico e contemporaneo convivono continuamente. Tra le tappe che ci hanno colpite ci sono state Place de la Comédie, cuore della città, e le strade piene di persone sedute ai tavolini anche in pieno pomeriggio.

Infine siamo arrivate a Sète, un piccolo borgo di mare attraversato da canali, tanto da essere spesso soprannominato la Venezia della Linguadoca. Dopo giorni passati tra canyon, rocce e città storiche, vedere il mare così vicino è sembrata la chiusura perfetta. Abbiamo fatto il bagno e ci siamo fermate sulla spiaggia a guardare il sole scendere lentamente. Tre giorni sono pochi per la Provenza, ma forse proprio per questo funzionano. Perché quando si smette di voler vedere tutto, spesso si finisce per ricordare molto di più.
