Sabalenka ferma la partita agli US Open: “Qualcuno sta fumando marijuana”. Interviene la sicurezza
Aryna Sabalenka ha interrotto il suo match dei sedicesimi di finale degli US Open contro Kamilla Rakhimova per lamentarsi di qualcosa. La tennista numero uno al mondo non riusciva più a proseguire per colpa di un odore stomachevole legato, a suo dire, alla presenza persistente di marijuana all'interno del Louis Armstrong Stadium. Proprio per questo ha chiesto aiuto alla giudice di sedia, affinché prendesse provvedimenti. Alla fine, pur "tappandosi il naso", Sabalenka è riuscita a proseguire il match battendo poi l'uzbeka.
La situazione per Aryna è diventata insostenibile in avvio di confronto, sul risultato di 2-0, 30-0. Prima di un turno di servizio la giocatrice si è rivolta al suo angolo, visibilmente infastidita da qualcosa. In pochi hanno capito cosa stesse succedendo, fino a quando Sabalenka ha spiegato: "Qualcuno sta fumando erba". Si è anche lasciata andare a una risata la prima tennista del ranking, che ha deciso di recarsi direttamente vicino alla postazione dell'arbitro per sussurrarle: "Ti dispiacerebbe chiedere di risolvere la cosa perché l'odore è davvero forte?". Molto acre, a quanto pare, l'odore di marijuana che si era concentrato soprattutto nella sua zona di gioco. L'arbitro di sedia ha subito chiesto aiuto via radio, facendo un misterioso gesto di taglio ai suoi colleghi. Mentre la sfida è ripartita, gli addetti ai lavori degli US Open hanno dato il via alle ricerche sugli spalti dell'impianto per capire se l'odore provenisse da qualcuno presente.
Non dimentichiamo infatti che è vietato fumare all'interno della struttura che ospita gli US Open. Bisognerà capire dunque la fonte di questo olezzo che, tra l'altro, è una vera e propria piaga per i giocatori, i quali si sono lamentati a più riprese. In pratica, se all'interno di Flushing Meadows non si può fare uso di marijuana, non succede lo stesso nei parchi limitrofi. Una criticità che si ripresenta puntualmente anno dopo anno. La ragione principale è legata alla collocazione geografica dello Slam: il Billie Jean King National Tennis Center, teatro degli US Open, sorge proprio all'interno del Flushing Meadows-Corona Park. Nel parco circostante la fruizione è completamente libera, essendo il consumo di cannabis consentito per legge a chi ha compiuto 21 anni. Di conseguenza, i tennisti impegnati sui campi più vicini ai confini della struttura finiscono immancabilmente per avvertire le zaffate provenienti dall'esterno.
Nel post-gara in sede di intervista Sabalenka ci ha scherzato su: "Se continuano a fumare, va a finire che mi sballo pure io. Ero tipo: ragazzi, potete fare quello che volete. Potete fumare, quello che vi pare. Rilassatevi pure il più possibile. Ma vi prego, non fatelo intorno ai campi da tennis. È un po' complicato gestire quel puzzo mentre cerchi di competere al massimo delle tue capacità. Non so se arrivasse dal pubblico o da fuori, perché il vento lo spinge dentro lo stadio. Spero solo che stiano un po' più attenti a questa cosa".
Tante le denunce in questa edizione degli US Open, da Boulter a Mannarino, in un coro che si unisce alle proteste delle scorse annate. La sensazione però è che così non si possa andare avanti e che la situazione debba essere risolta in qualche modo. Dopo questo sfogo, la questione diventerà ancora più prioritaria.