Due influencer cacciate dagli US Open, tenniste esasperate dalla caciara: “Quest’anno è troppo”
Gli US Open sono in pieno svolgimento, le sorprese non mancano, ma i big sono ancora in corsa nel torneo maschile e in quello femminile. A New York però tendenzialmente c'è un pizzico di malcontento da parte dei tennisti, che non hanno fatto nulla per celarlo. C'è chi si è lamentato per l'odore di marijuana, chi ha definito uno zoo l'ambiente in cui si gioca e chi il mega impianto una sorta di Disneyland del tennis. Ma nel mirino ci sono alcune influencer, finite nel bersaglio di alcune giocatrici che interpellate sulla questione sono state nettissime.
Le influencer cacciate agli US Open
Anche quest'anno agli US Open c'è stata una invasione di influencer, due di esse sono state cacciate dal torneo: Meg Radice e Audrey Jongens, che avevano il pass perché lavoravano per un ristorante presente a Flushing Meadows, hanno pubblicato nelle stories i pass e dopo due ore sono finite fuori. Era vietato. Questa è la goccia che forse fa traboccare il vaso in modo definitivo. L'USTA, la federtennis americana, ha raddoppiato gli influencer per il torneo già lo scorso anno, arrivando a quasi 100 content creator. L'obiettivo è chiaro, si vuole promuovere l'esperienza a tutto tondo. Perché l'appassionato di tennis in sé già di base desidera o desidererebbe volare a New York per vedere il torneo.
Una buona parte dei creator si dedica a cibo e drink, come l'Honey Deuce, il cocktail simbolo del torneo a base di vodka, limonata e liquore al lampone con palline di melone, che costa 23 dollari ed è diventato uno status symbol social, oltre che del torneo. Lo scorso anno ne sono stati venduti quasi 750 mila. Il punto è che quando poi l'affare è grosso, a tutto tondo, entrambe le parti vogliono ottenere un guadagno e le influener che si presentano in campo ed occupano i box dell'hospitality a volte fanno guai.
L'intervento dell'arbitro contro le influencer fastidiose
Durante la partita tra Naomi Osaka e Anastasia Zakharova, l'esperto arbitro Kader Nouni ha interrotto il gioco chiedendo a chi era in quel box di sedersi, poco dopo le immagini hanno ripreso le persone presenti lì intente a scattarsi un selfie. Le tenniste non le hanno mandate a dire alle influencer. Jessica Pegula, numero 3 WTA, si è detta favorevole alle influencer che si occupano di cibo e drink e mostrano l'atmosfera, ma sul campo devono essere rispettose, insomma, niente selfie mentre si gioca: "Così è troppo".
Le critiche di Naomi Osaka e Coco Gauff
Tenore simile per Osaka, che chiede alle creator di informarsi e rispettare lo sport e l'etichetta di un grande evento sportivo. Madison Keys, campionessa agli Australian Open due anni fa, è stata neutra, dicendo che ne ha visti tanti di influencer, ma nulla di più. Coco Gauff, dopo la vittoria con Paula Badosa, ha dichiarato di non essere contraria agli influencer, ma essendone tanti ce ne sono alcuni che non conoscono l'etichetta del tennis e dovrebbero conoscerla: "L'Ashe è un campo rumoroso, ci sono abituata, ma fare un video TikTok nel mezzo di un punto non è una cosa intelligente".
Va detto che gli US Open sono storicamente lo Slam più chiassoso, d'altronde lo sport negli Stati Uniti si vive in modo meno ‘religioso'. Il campo centrale non è certamente sacro come Wimbledon, si parla, ci si muove, figuriamoci cosa è adesso con il mondo moderno che va veloce e gli influencer, ma certo pensare a chi lo definisce una Disneyland del tennis e chi uno zoo fa capire che forse il limite è stato superato da un po'.