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Indian Wells 2024 di tennis

Luca Nardi, il primo coach: “Prendeva il tennis come un divertimento ma dopo Djokovic è capace di tutto”

Chi ha raccontato di più sul ventenne tennista pesarese, pronto a entrare la prossima settimana nella top-100 del ranking Atp, è il suo primo allenatore Francesco Sani. “Un ragazzo semplice, umile, confidente con le persone a lui care”.
A cura di Lorenzo Pastuglia
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Il risveglio per gli amanti del tennis, martedì mattina, è stato più dolce che mai. Ai sedicesimi di finale a Indian Wells (Usa) il numero 123 del ranking Atp, Luca Nardi, è riuscito a battere in tre set Novak Djokovic, potendo continuare il suo percorso nei Masters 1000. Questa sera se la vedrà contro l’attuale numero 17 del ranking, lo statunitense Tommy Paul, ma intanto il 20enne pesarese ha fatto innamorare l’Italia intera come oramai da mesi sta facendo Jannik Sinner, l’altro italiano ancora in gara. Una storia incredibile, se si pensa che Nardi sta giocando il Masters californiano sfruttando il titolo di “lucky loser” (“perdente fortunato”) ottenuto dopo il ritiro dell’argentino Tomàs Martìn Etcheverry per un problema al polpaccio destro. Chi ha raccontato di più sul tennista, pronto a entrare la prossima settimana nella top-100 del ranking Atp, è il suo primo allenatore Francesco Sani, attuale maestro di tennis al circolo “Baratoff” di Pesaro. Colui che lo ha accolto tra le sue braccia a cinque anni, prima di interrompere con lui il rapporto lo scorso novembre “con una decisione presa in comune”.

Sani, è stato un Nardi straordinario quello contro Djokovic. Le è scorsa davanti agli occhi tutta l’esperienza al suo fianco?

"Ho ripensato al passato, sì. Anche se non sono più il suo allenatore da novembre scorso, ci sentiamo tutti i giorni e non volevo perdermi la sua partita a Indian Wells contro Nole. Sono andato a letto verso mezzanotte, ho dormito due ore poi è suonata la sveglia. Non mi aspettavo una vittoria all’inizio, speravo solo in una bella partita. Poi l’ho visto giocare e ho iniziato a crederci già dai primi punti fatti".

E dopo l’1-1 come set del serbo?

"Si notava che Luca avesse un po’ di tensione andando avanti col match. Ha sbagliato qualcosina che con un pizzico di tranquillità in più non avrebbe fatto. Dopo l’1-1 ho temuto che il serbo ce l’avrebbe fatta per la forza mentale che ha, anche se dentro di me rimaneva una sensazione positiva. Vedevo Luca carico, lo faceva con se stesso, mi faceva sperare bene. Poi quando ha vinto sono saltato sul divano e ho esultato, senza fare troppo rumore. La vittoria è anche frutto di un duro lavoro fatto insieme, da quando a cinque anni l’ho preso con me negli allenamenti".

Cosa l’ha colpita della vittoria? 

"Che Luca sa colpire la palla con un timing eccezionale. Ha una mano delicata ed è abile a vedere molte giocate in anticipo. Da piccolo era molto bravo ad ascoltare le informazioni che gli davamo, riuscendo sempre a mantenere la tranquillità in campo. Per molto tempo Luca ha preso il tennis solamente come un divertimento, tutto questo ha avuto indubbiamente il suo lato positivo. Ha disputato tornei importanti, scendendo in campo con la stessa tranquillità con la quale si presentava agli allenamenti".

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Dica la verità, ha un po’ “rosicato” a non essere lì con lui a Indian Wells… 

"Un po' mi spiace, è vero, però allo stesso tempo penso che se ha vinto nel modo con il quale l’ha fatto, magari era giusto il cambiamento. La priorità per me è sempre stata lui, se lui fa bene ed è felice lo sono pure io. Nella vittoria con Nole ero talmente contento che l’ho sentito anche dopo la partita, oltre che prima. Ricordo con affetto quando è stato ripescato da “lucky loser” per il ritiro di Etcheverry: era contento, mi ha detto proprio Che c…!".

Cosa vi siete detti prima e dopo il match con Djokovic?

"Prima del match era molto teso, ma aveva delle buone sensazioni per il tennis giocato, si sentiva bene. Per tirarlo su di morale gli ho detto che lui sarebbe partito con un vantaggio: Luca aveva visto tutte le partite di Nole e lo aveva studiato nei minimi dettagli, l’altro invece non l’aveva mai visto. Dopo il match non stava nella pelle. Io ero felicissimo per lui. E pensare che prossima settimana entrerà in top-100".

Djokovic è sempre stato un grande idolo per Nardi. Ma è vero che ha ancora il suo poster in camera?

"Posso confermarlo. Luca si è ispirato spesso a lui e guarda tuttora le sue partite e il suo modo di giocare. Ma in passato è cresciuto studiando anche Roger Federer".

Ci racconta il primo incontro?

"Luca lo conosco dal 2008. Ricordo ancora la prima volta: venne a giocare al “Baratoff” a Pesaro dove io ero istruttore e si allenava anche suo fratello Niccolò (sette anni più grande, ndr). Era un ragazzo molto timido, ma interessato dal tennis. Fece i primi scambi con me, sotto la supervisione di coach Roberto Antonini. All’inizio voleva sempre mamma Raffaella vicino a lui, altrimenti non se la sentiva (ride, ndr). Tirava qualche colpo e scappava, ma la racchetta la sapeva usare sin da subito. Piano piano è entrato nel gruppetto di allenamento, poi ha preso il via. L’ho sempre seguito io, tranne un anno e mezzo quando è andato a lavorare a Tirrenia con Claudio Galoppini (ex coach storico di Paolo Lorenzi) e ha avuto una seconda breve parentesi con Antonini".

Poi sono arrivate le prime gare con lei suo coach…

"Abbiamo iniziato con tornei nel circondario marchigiano-romagnolo, di livello nazionale. Lo seguivo insieme agli altri componenti dello staff: Gabriele Costantini (secondo allenatore, ndr) Enzo Vagnini (preparatore fisico) e Frank Musarra (il fisioterapista). Ecco arrivare il successo nel 2018 a Les Petit AS battendo Rune, diversi tornei Itf e Challenger. Proprio in un Challenger per me è arrivata la vittoria più bella: quella a Porto (ad agosto 2023 contro il portoghese Joao Sousa)".

E le altre nel cuore?

"Il primo Challenger vinto a Forlì (il 9 gennaio 2022 contro l’indiano Mukund Sasikumar, ndr), anche se speciale è stato quando a 14 anni e 10 mesi ha conquistato il suo primo punto Atp vincendo un match nell’Itf a Sassuolo. Tra i ricordi dolci aggiungo l’esordio agli Internazionali nel 2022, dove Luca ha iniziato la sua avventura nell’Atp ottenendo la sua prima wild card. Ha perso al primo turno contro il britannico Cameron Norrie, ma fa nulla. Ci sta, era un mio grande sogno che arrivassimo insieme a Roma. Ho sempre adorato quel torneo".

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Oltre che allievo, Nardi è un suo grande amico.

"Abbiamo fatto tantissime trasferte insieme e il nostro rapporto si è rafforzato: siamo diventati amici, ero pronto a consolarlo quando era triste. Gli ho quasi fatto da psicologo, abbiamo passato tante serate a chiacchierare, giocare a carte o ai giochi in scatola durante le trasferte".

Poi a novembre è arrivato l’addio…

"Una decisione ponderata, già quando abbiamo giocato il Challenger in Giappone (vinto in finale a Matsuyama contro il nipponico Taro Daniel, ndr) sapevamo che avremmo cambiato. La decisione è stata comune, tra i motivi il fatto che io volevo stare più in famiglia e lui voleva provare ad avere un cambiamento, fare uno step in più. Così oggi si allena a Cattolica alla Tennis Academy di Giorgio Galimberti (suo attuale coach)".

Che tipo è Nardi fuori dal campo?

"Un ragazzo semplice, umile, confidente con le persone a lui care. Continua a vivere a Pesaro e ama le moto, dato che in queste zone si respira aria di motori. Ha una Yamaha che usa col beltempo e non si perde le partite del suo Napoli, una passione inculcata da suo papà Dario (nato a Salerno, notaio a Pesaro e tifosissimo degli Azzurri, ndr). Apprezza anche il padel, quando può ci gioca con gli amici".

In cosa è migliorato con lei?

"L’ho lasciato dopo Jeddah con grandi margini di crescita. Iniziava a giocare meglio sul servizio, aveva più percentuali in battuta, più velocità negli scambi, avvicinandosi alla riga. Stava facendo un tennis sempre più aggressivo, andava di più a rete. Il Challenger vinto a Porto e le convincenti prestazioni nella Next Gen in Arabia Saudita dimostravano la sua crescita. Serviva una buona preparazione questo inverno per migliorare la condizione, cosa che pare abbia ricevuto".

L’anno scorso e questo inverno ad Alicante si è allenato anche con Sinner.

"Siamo andati due volte l’anno scorso ad allenarci a casa sua a Montecarlo, in primavera e in estate. I ragazzi si sono conosciuti agli Internazionali di Roma nel 2022. Jannik poi ha un coach marchigiano come noi, Simone Vagnozzi, lo conoscevo e così abbiamo organizzato tutto. L’allenamento in Spagna a dicembre gli ha fatto sicuramente bene".

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In quali colpi e superfici si trova meglio Nardi e in quali deve migliorare?

"Il cemento outdoor è quello in cui rende meglio, anche se va forte pure in quello indoor. Il rovescio è il suo punto di forza come colpo. Può migliorare negli altri, così come può farlo sulla terra, dove a breve è in arrivo la stagione. Al di là di questo, penso possa anche migliorare a livello mentale: a volte quando qualche colpo di troppo non gli riesce, tende ad abbattersi".

Stasera (mercoledì 13 marzo, ndr) la sfida di Nardi contro Tommy Paul. Sognare dopo il successo contro Djokovic non è impossibile…

"Se Luca ha battuto Nole, può fare tutto, anche arrivare in fondo. Chiaro che con lo statunitense non sarà facile, ma sognare non costa nulla".

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