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Lorenzo Musetti trionfa a Lione dopo 4 anni, ecco perché anche chi gli vuol bene si arrabbia con lui

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Lorenzo Musetti ha trionfato a Lione battendo in finale Taylor Fritz. Non vinceva un titolo ATP da addirittura 4 lunghissimi anni.

Ci sono voluti 4 anni a Lorenzo Musetti per tornare a vincere un torneo a livello ATP. A Lione, il tennista carrarino ha completato la sua settimana eccezionale battendo Taylor Fritz, in un modo molto netto e al termine di una finale che non è mai stata mai in discussione. E pensare che lo stesso azzurro, per sua stessa ammissione, non si sarebbe mai aspettato un rendimento del genere soprattutto dopo una stagione disgraziata e costellata di infortuni e di dubbi costanti. Nessuna aspettativa per Muso che invece passo dopo passo ha acquisito fiducia, vincendo due derby contro Arnaldi prima e soprattutto Cobolli poi (annullando anche 4 match point) e battendo infine l'americano, uno che si esprime benissimo sul cemento.

Chi l'avrebbe mai detto insomma in questo momento storico. Se nel 2025 Lorenzo aveva scalato il ranking ottenendo risultati importanti, ma sempre senza lo squillo finale, in questo 2026 la prospettiva di un successo sembrava poco concretizzabile visti i guai fisici che ne avevano minato le certezze. Ecco allora le consuete critiche, le richieste costanti di ampliare il suo team, di affidarsi all'ormai famigerato "supercoach" e così via. La principale accusa rivoltagli dai detrattori? Quella di giocare un tennis bello, ma poco efficace fino in fondo. Insomma "più divertente che utile" per dirla alla stessa maniera dell'avvocato Agnelli quando provò a definire Zinedine Zidane. E i tormentoni  si sono riproposti con veemenza dunque ad ogni risultato negativo, sfociando nella peggiore delle ipotesi anche nei beceri insulti come se Lorenzo non giocasse nemmeno per se stesso ma per gli altri e fosse obbligato a vincere.

A Lione però le cose sono cambiate e così si è arrivati al ritorno al successo, con un ultimo atto disputato contro Fritz che è stato invece un manifesto del suo vero tennis. Un tennis di variazioni, di colpi tutti diversi, senza concedere punti di riferimento all'americano che ha perso le staffe mostrandosi insofferente. Come sottolineato giustamente da Fabio Colangelo in sede di telecronaca, la tattica è stata semplicemente perfetta, ma per metterla in pratica sono necessarie anche delle qualità come quelle di Lorenzo. Non è certo per tutti. Perché alternare colpi piatti, slice, traiettorie e così via, è la dimostrazione di un repertorio da top e sicuramente Musetti con la racchetta può fare quello che vuole e in terra transalpina lo ha dimostrato.

Ecco allora che al di là dei suddetti detrattori, in fondo anche chi gli vuole bene non può che alle volte arrabbiarsi con lui con uno spirito però ben diverso. Una rabbia bonaria che nasce dalla volontà di vedere un Musetti sempre più vincente, sempre più capace di sfruttare il suo bagaglio tecnico, di osare e non "nascondersi" lontano dalla linea di fondo e da una comfort zone che lo mette però spesso in una condizione di "soffrire troppo" rendendo il suo gioco eccessivamente dispendioso e poco pragmatico. Qualcosa di molto lontano da chi lo accusa di essere solamente esteticamente eccezionale, qualcosa che nasce dalla speranza che possa raccogliere quello che tennisticamente merita ed è in grado di fare. A Lione ha dimostrato che può farlo: può tirare fuori il carattere, può giocare divinamente, può mettere d'accordo tecnica e tattica e può vincere. Avanti così.

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