Jannik Sinner è diventato ingiocabile al servizio: cosa vuol dire battere a 45 centimetri dalla riga

Da un paio di decenni il servizio è fondamentale ad altissimi livelli. Un tennista che vuole lottare per vincere Slam deve avere un servizio performante. Sia Alcaraz che Sinner lo hanno migliorato tanto negli ultimi anni. Jannik ha deciso di lavorarci su nei mesi scorsi e gli effetti si sono visti. Nel Sunshine Double è stato perfetto. E i numeri dimostrano la crescita assoluta dell'italiano, che ora vede anche la prima posizione della classifica ATP. Sinner al Miami Open è riuscito a servire in media a 45 centimetri dalla riga, diventando così praticamente insuperabile.
Il grande cambiamento di Sinner dopo il ko degli US Open
Le grandi vittorie molto spesso, se non sempre, arrivano da cocenti sconfitte. Così è stato anche per Sinner, che dopo aver perso la finale degli US Open lo scorso settembre con Alcaraz, subito, aveva annunciato che qualcosa avrebbe cambiato nel suo gioco e per farlo sarebbe uscito dalla sua confort zone.
A New York disse: "Oggi sono stato molto prevedibile in campo. Lui ha cambiato molto il gioco, ed è anche il suo stile. Ora dipende da me se voglio fare dei cambiamenti o meno. Su questo sicuramente lavoreremo, per essere più preparati la prossima volta che lo affronterò. Devo uscire dalla zona di confort, cercherò di farlo, anche se dovessi cambiare qualcosa". Il discorso era relativo al servizio. Cahill e Vagnozzi lo hanno messo sotto e lui, da buon allievo, ha iniziato a lavorare durante e lo ha fatto molto bene. E di partite ne ha perse pochissime.

Come è cambiato il servizio di Sinner
Da quel momento in poi nel 2025 ha ottenuto ventuno vittorie su ventidue, ma la sconfitta era arrivata per ritiro. Il 2026 è iniziato con le semifinali degli Australian Open e i quarti di Doha, ma poi il sole è ritornato a splendere, con i successi di Indian Wells e Miami. Due tornei vinti in fila, cosa riuscita in precedenza solo a sette tennisti in trentacinque anni, ma nessuno li aveva vinti senza perdere un set né in California né in Florida.
Jannik ha lavorato tanto sia dopo New York che durante la pausa tra una stagione e l'altra. Parlando dei suoi cambiamenti disse che le novità erano rappresentate da un ritmo più controllato nella preparazione e un punto d'impatto leggermente arretrato e soprattutto più alto sopra la testa. Un lavorio notevole che ha reso il gesto più fluido e molto più efficace. Con la resa che si è vista nel tempo.
Ace raddoppiati e solo tre break subiti
Tra Indian Wells e Miami non ha perso un set perdendo la battuta appena tre volte in dodici partite (una a testa con Shapovalov, Fonseca e Michelsen). Ma al di là di questo freddo dato ce ne sono altri che certificano i progressi di Jannik che tra Indian Wells e Miami ha alzato, a dir poco, l'asticella. La media degli ace è cresciuta, anzi quasi raddoppiata.
C'è un dato che è pazzesco: quello della precisione al servizio
Quella canonica era di 6 per partita, a Miami è salito a quasi a 12. Va da sé che sia migliorata anche la percentuale dei punti vinti con la prima di servizio: salendo dall'80 all'86%. Il dato più clamoroso è quello della precisione al servizio, quello che riguarda la distanza media dei suoi primi servizi dalle righe che si è ridotta, sempre in media, fino a 45 centimetri. La media nel tennis da top 100 è di 60 centimetri, Sinner aveva una media di 53 centimetri, ma è riuscito a scendere a 46 a Indian Wells e a 45 a Miami.

Cosa significa che Sinner colpisce il servizio in media a 45 centimetri dalla riga? Chiarendo i confini, per riga si intende tanto la linea laterale che quella centrale. Jannik servendo mette la pallina il più vicino possibile alla riga e così rende più difficile rispondere a qualunque avversario. Essendoci meno angolo e meno tempo per rispondere. All'opposto se la pallina cade più lontana dalla riga è più semplice ribattere. Jannik serve in modo efficace oltre che aggressivo e i risultati si sono visti. Sulla terra, come lui stesso ha dichiarato, sarà differente, ma questo non sposta di una virgola il grande lavoro fatto e soprattutto l'esito, che è stato eccezionale.