Iniziati i test genetici sulle tenniste per stabilire chi può giocare tra le donne: non ci si può rifiutare
Alla vigilia del torneo di Cincinnati, che segue quello di Toronto (arrivato alla finale, la giocheranno venerdì Swiatek e Rybakina), la WTA ha dato inizio agli annunciati test genetici sulle tenniste per la determinazione del sesso biologico: solo chi li supererà conserverà il diritto a giocare nel circuito femminile. Se si vuole continuare a gareggiare tra le donne, non è possibile rifiutarsi.
La WTA ha iniziato a testare le tenniste per verificarne il sesso biologico, Jessica Pegula: "Nessuna lamentela"
È stata Jessica Pegula, attuale numero 3 del ranking, a confermare la partenza dei test proprio nell'Ohio, dove le giocatrici si sono già spostate. Le qualificazioni sono in chiusura e oggi partono i match di primo turno. "So che alcuni test sono iniziati questa settimana – ha detto la 32enne americana – E finora ho sentito che sono stati molto facili, nessuna lamentela. Non si è trattato certo di qualcosa che ci è capitato all'improvviso qui a Cincinnati".
La Pegula – che parla anche da membro del Consiglio delle giocatrici WTA – ha spiegato che l'associazione ha discusso "nel corso dell'ultimo anno" con le tenniste del cambiamento di politica in tema di eleggibilità legata al sesso, raccogliendo feedback e inviando informazioni per preparare tutte alla procedura dei test. Ha poi aggiunto di non aver ricevuto alcuna reazione negativa dalle giocatrici in merito alla procedura: "Credo sia un argomento molto dibattuto in questo momento, ma penso che il circuito stia facendo un ottimo lavoro e che le giocatrici sembrino essere d'accordo con tutto".
Emblematiche in tal senso le recenti parole della numero uno al mondo Aryna Sabalenka: "È molto importante mantenere l'equità nel nostro circuito. È ovvio che, biologicamente, gli uomini sono molto più forti delle donne, quindi non mi sembrerebbe giusto che una donna gareggiasse contro un uomo".
La nuova regola della WTA sull'eleggibilità delle giocatrici: come funziona il test genetico e cosa comporta
Dopo mesi di discussioni sul tema, nel luglio di quest'anno la WTA ha aggiornato la propria politica di idoneità femminile introducendo l'obbligo di un test genetico – da fare una sola volta e valido per sempre – per verificare la presenza del gene SRY. La ratio del provvedimento è quella di stabilire uno standard oggettivo basato sul sesso biologico – e non più sul livello di testosterone come in passato – per tutelare l'equità competitiva, allineandosi anche alle recenti direttive del CIO per le Olimpiadi del 2028.
Questa norma esclude di fatto le donne transgender dal circuito femminile (peraltro ad ora non ce ne sono), poiché la presenza dei cromosomi XY e del gene SRY prevale sull'identità di genere o sulla soppressione ormonale. Per le atlete cisgender – ovvero la cui identità di genere coincide con il genere che è stato assegnato alla nascita – che abbiano Variazioni dello Sviluppo Sessuale, la presenza del gene SRY non comporta invece un'esclusione automatica, ma richiede ulteriori esami medici per verificare se la condizione clinica abbia effettivamente generato o meno un vantaggio atletico di tipo maschile.
Il protocollo del test prevede che tutte le tenniste si sottopongano a un unico prelievo (tramite tampone orale, campione di saliva o prelievo ematico) per verificare l'assenza del gene SRY. L'esito negativo conferma l'idoneità per l'intera carriera dell'atleta. In caso invece di esito positivo, la giocatrice viene temporaneamente sospesa dalle competizioni in attesa di ulteriori valutazioni mediche approfondite. Il rifiuto del test genetico non è ammesso: comporta sanzioni disciplinari e l'esclusione dal circuito.
La ricerca del gene SRY e la differenza con la misurazione del livello di testosterone: cosa cambia
Il cambiamento rispetto al precedente criterio di ammissione basato sui livelli di testosterone è epocale. Dal punto di vista scientifico, l'SRY (che sta per ‘Sex-determining Region Y') è l'interruttore genetico situato sul cromosoma Y che, durante lo sviluppo embrionale, innesca la formazione dei testicoli e la conseguente produzione di testosterone. La differenza fondamentale con la misurazione degli ormoni maschili risiede nella stabilità e nella natura del dato: mentre il livello di testosterone varia continuamente e può essere abbassato mediante terapie farmacologiche (senza però azzerare del tutto i vantaggi strutturali acquisiti durante la pubertà maschile, come densità ossea o capacità polmonare), il test genetico SRY è permanente e punta a identificare alla radice se l'organismo possiede le istruzioni biologiche maschili e dunque quei vantaggi che renderebbero la competizione tra le donne ‘impari' in partenza.
Le perplessità scientifiche di Andrew Sinclair, lo scopritore del gene SRY: "È troppo semplicistico"
L'adozione dello screening SRY ha suscitato peraltro forti riserve da parte di Andrew Sinclair, il genetista che agli inizi degli anni '90 ha scoperto il gene stesso. Sinclair ha definito "fuorviante" ed "eccessivamente semplicistico" l'uso dell'SRY come criterio guida nello sport, spiegando che il sesso biologico è multifattoriale e non si riduce a un singolo elemento genetico. Avere il gene SRY non significa infatti godere automaticamente di un vantaggio agonistico: nelle donne affette da Sindrome da Insensibilità agli Androgeni, ad esempio, la presenza di SRY è inattiva sul piano pratico poiché le cellule non rispondono al testosterone, sviluppando un corpo interamente femminile. Sinclair ha inoltre messo in guardia dai rischi etici e psicologici di un test di massa, che potrebbe rivelare inaspettate anomalie cromosomiche ad atlete del tutto ignare, violandone la privacy e provocando inutili traumi personali. Niente che abbia scoraggiato la WTA o fatto sollevare voci contrarie tra le giocatrici: in pochi giorni saranno tutte sottoposte al test.