Il metodo Sinner per evitare gli imbarazzi nello spogliatoio: “Ora sono diverso, ci passo poco tempo”

Lo spogliatoio è sacro nello sport e anche nel tennis. Nonostante telecamere e telefoni facciano spesso capolino anche nella "pancia" degli impianti sportivi che ospitano i principali tornei, ci sono zone dove i giocatori sono lontani da occhi indiscreti. Cosa succede dunque nelle cosiddette "locker room"? Uno sguardo privilegiato arriva dal racconto del Guardian che ha interpellato diversi giocatori. Tra i tennisti che hanno voluto dare la loro testimonianza, ci sono diversi big come Coco Gauff e Jannik Sinner. Il numero uno al mondo è citato per il "metodo" che porta il suo nome.
Il segreto mondo degli spogliatoi del tennis, l'esperienza di Coco Gauff
Il viaggio nel "segreto mondo degli spogliatoi del tennis" inizia con un racconto emblematico di Coco Gauff la tennista statunitense numero 3 al mondo. Un incontro con un'altra giocatrice, con uno scambio di battute che la dice lunga su quanto possa essere spesso imbarazzante il confronto. Una tennista stava divorando dei dolci e così Coco ha deciso di interpretare il tutto come se fosse un segnale di risultati positivi. E invece il sorriso dell'americana è rimasto isolato: "Mi ha risposto tipo: ‘No, queste sono caramelle da depressione'".
Evitare il contatto visivo
Insomma c'è sempre il rischio di dire qualcosa di inappropriato, soprattutto quando gli interlocutori non si conoscono benissimo. Un'altra giocatrice, ovvero la tennista spagnola Paula Badosa, ha cercato di ridurre al minimo il rischio di gaffe con colleghe o colleghi. Come? Evitando il contatto visivo: "È quello che facciamo, credo, un po' tutti noi. Cerchiamo di evitarlo e di dire solo ciao. Quel giorno eviti sicuramente la conversazione e il contatto visivo". Forse è questa la situazione migliore da prendere in considerazione, visto che come spiega Gauff: "Con le persone che conosco molto bene, non è poi così imbarazzante. Parliamo e diciamo: ‘Ok, ci vediamo là fuori', e va bene. Ma con le persone che non conosci, non sai mai se salutarle o meno. Io sono una che di solito dice sempre ciao, ma le risposte variano. E lo capisco: devi entrare nel momento".
Ma qual è la genesi di questi stati d'animo non sereni, il fatto di non sapere o capire quale sia lo stato d'animo dei giocatori nel momento in cui ci si ritrova faccia a faccia: "La cosa peggiore di condividere uno spogliatoio è vedere qualcuno, sapere che ha giocato, ma non sapere com'è finito il punteggio. Non sai di che umore siano. Trovo sempre difficile gestire queste situazioni".
Il metodo Sinner per evitare l'imbarazzo negli spogliatoi del tennis
Ecco allora subentrare il "metodo Sinner" definito come un "modo ovvio per ridurre al minimo le interazioni imbarazzanti". Il segreto è quello di trascorrere meno tempo possibile in quell'ambiente: "Quando ho iniziato a frequentare il circuito, passavo molto tempo nell'impianto. Passavo un sacco di tempo negli spogliatoi, un sacco di tempo nella zona ristorante. Ora sono un po' diverso. Soprattutto nei giorni di allenamento, vengo qui e quando l'allenamento è finito o mangio qualcosa molto velocemente qui e poi me ne vado, o me ne vado via subito". Parole che confermano l'essenza di Sinner, tanto semplice quanto pragmatico.