video suggerito
video suggerito
Roland Garros

Berrettini a cuore aperto sul ritiro: “Decisione giusta per la mia carriera. Arnaldi meritava rispetto”

Berrettini spiega il ritiro contro Arnaldi al Roland Garros parlando dell’infortunio. Il dolore all’anca, l’amarezza per l’ennesimo infortunio e l’orgoglio per i quarti raggiunti.
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

La cosa più difficile per Matteo Berrettini dopo l'ennesimo infortunio che lo ha costretto al ritiro nel match contro Matteo Arnaldi al Roland Garros è pensare positivo. Il tennista romano però deve farlo per cercare di non finire in un "loop" che conosce bene purtroppo, cercando di dare più peso all'orgoglio per i quarti di finale raggiunti a Parigi rispetto alla tristezza per il peggior epilogo possibile. Anche di questo ha parlato Berrettini nella sua ultima conferenza stagionale nello Slam francese, quando ha fatto il punto anche sulle sue condizioni fisiche e su quel problema all'anca che gli ha impedito di continuare a giocare uscendo di scena sul 5-7, 2-5 a suo sfavore.

L'amarezza di Berrettini dopo il ritiro con Arnaldi a Parigi

L'amarezza è tanta per Berrettini che si sente privato di qualcosa che aveva conquistato con sacrifici partita dopo partita: "Perdere o vincere ovviamente era importante, ma è una sensazione diversa quando vai a casa e pensi solo a cosa avresti potuto fare meglio se hai perso la partita in questo modo. Mi sono sentito e mi sento come se mi fosse stata tolta la possibilità di esprimermi fino all'ultimo punto, di provarci, ed è un po' quello che è successo negli ultimi anni". Da dove ripartire dunque almeno a livello mentale? Da quanto di buono fatto e da tutte le soddisfazioni che Matteo si è tolto in questa edizione del Roland Garros dove è riuscito a ritornare nei quarti di finale: "Devo prendere le cose buone che ho fatto in questo torneo perché poche settimane fa e pochi giorni fa sarebbe stato pazzesco pensare a me nei quarti di finale e quindi cercherò di tornare a casa con il sorriso sulle labbra. Sarà dura, ma questa è la mentalità che mi piace avere, è così che mi piace affrontare queste due settimane. E ovviamente, sono deluso. Sono triste, ma sono anche orgoglioso del modo in cui ho lottato in questo torneo".

Come si è infortunato Matteo Berrettini e cosa ha sentito

Sono due dunque le priorità al momento per Berrettini. La prima appunto è quella legata al non buttarsi giù, la seconda parimenti importante è capire bene cosa sia successo. Per questo il "martello" italiano ha spiegato quanto accadutogli: "A metà del primo set ho iniziato a sentire qualcosa mentre servivo, ma stavo gareggiando, la partita era davvero dura e semplicemente non ci ho dato molto peso. Sono solo andato avanti e ho cercato di fare del mio meglio. Era un compito davvero arduo oggi, ma poi più giocavo, più servivo, più colpivo di dritto e peggio mi sentivo e ho chiamato in campo il team medico e mi hanno detto che l'area era molto infiammata e molto dolorante".

Il dolore è aumentato a dismisura ed è stato dunque inevitabile fermarsi, nonostante il tentativo anche rischioso di proseguire. Berrettini si augura di "non aver fatto danni seri": "Speriamo non sia niente di troppo grave. Sono ovviamente deluso, ma penso che se avessi continuato a giocare avrei peggiorato molto la situazione e probabilmente i tempi di recupero sarebbero stati più lunghi. Quindi, sfortunatamente non avevo altre, altre scelte se non ritirarmi".

Berrettini sa di aver fatto la cosa giusta

Anche in passato Berrettini è stato tormentato dall'anca, ma questa volta si tratta di un tipo di dolore diverso per sua ammissione rispetto a quelli accusati nel 2019 e nel 2020. Ecco allora che nel momento più difficile è stato necessario ricorrere al pragmatismo: "Il tennis è uno sport individuale, non c'è un cambio e non posso chiedere una sostituzione. Purtroppo dovevo prendere decisione giusta. Anche se era ovviamente un palcoscenico importante, sono l'ultimo che vuole ritirarsi, e ne sono così stanco. Proprio non voglio farlo, ma a volte devi farlo. Molti giocatori lo hanno fatto in passato ed è la peggiore sensazione in assoluto, ma è la cosa giusta da fare perché non è l'ultimo torneo che giocherò nella mia vita. E devo pensare al mio futuro. Devo pensare al mio recupero".

Il rispetto per Arnaldi

E non sono mancate anche parole di grande rispetto per Matteo Arnaldi (che ora sfiderà in semifinale Cobolli), in linea con quello che è il senso dello sport e del tennis, con l'impossibilità di onorare la competizione: "E anche dobbiamo dare a Matteo il rispetto che merita perché per batterlo stasera dovevo essere al 100%. E oggi quando mi sono ritirato non ero al 100% e non c'era alcuna possibilità che potessi, continuare a giocare in questo modo. Quindi, tutto sommato devi prendere la decisione difficile, ma è quella giusta per la mia carriera".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views