Lindsey Vonn rivive i giorni in ospedale in Italia: “Ho fatto uno sforzo immane per non impazzire”

Lindsey Vonn voleva chiudere in bellezza la sua carriera alle Olimpiadi di Milano Cortina, ma non ci è riuscita. Sapeva, dopo l'infortunio patito a Crans Montana che sarebbe stata la sua un'impresa titanica, ma all'Olimpia delle Tofane ha riportato un gravissimo incidente, che l'ha costretta ad effettuare nell'arco di pochi giorni cinque interventi chirurgici. L'americana ha parlato per la prima volta dopo quel gravissimo infortunio spiegando di aver dovuto lottare per non impazzire, mentre era ricoverata all'ospedale di Treviso.
"Provavo un dolore lancinante, urlavo, il dolore non mi dava tregua"
Il racconto è forte. Il ritorno a casa nello Utah l'1 marzo, tre settimane dopo l'incidente, il dolore che le è rimasto impresso nel cervello e che l'ha costretta a fare uno sforzo ulteriore: "A metà del primo esame ho iniziato a sudare, provavo un dolore lancinante. Ho urlato a squarciagola. Tiratemi fuori. Non si placava il dolore, non mi dava tregua. Tutto è impresso a fuoco nella mia mente".
"Ho dovuto dare il massimo per non impazzire"
Vonn, secondo quanto raccontato da Hackett il medico della squadra di sci e snowboard, la notte dopo il primo intervento, si è svegliata nel cuore della notte urlando più quanto non avesse fatto dopo l'incidente. Nemmeno la morfina riusciva ad alleviare il dolore alla gamba. La campionessa americana dice con franchezza: "Ho dovuto dare il massimo per non impazzire".
Vonn ricorda bene tutto di quei momenti. L'affetto e la gratitudine per medici e infermieri di Treviso è sincero ed è ribadito. Ma non dimentica nemmeno il dolore che ha provato, nonostante massicce dosi di farmaci. Ricorda la terapia intensiva con gli infermieri che la svegliavano ogni tre ore e le parlavano in italiano, lingua che non conosce. E tiene a mente pure la stanza condivisa con altri pazienti, separati da una tenda sottilissima, mentre rischiava di subire l'amputazione della gamba.
Vonn non esclude il ritorno: "Sarebbe terribile chiudere la carriera con quella discesa"
Ora è il tempo della riabilitazione, l'americana non disdegna l'idea di ritornare sugli sci, quantomeno per chiudere come vorrebbe lei, in modo allegro o quantomeno gioioso: "Non mi piace chiudere la porta a niente, non ho la minima idea di come sarà la mia vita tra due anni o tre o quattro. Potrei avere due figli o non averne e tornare a gareggiare. Potrei fare qualsiasi cosa. Con un infortunio del genere è difficile capire cosa succederà domani, è un disastro totale. Sarebbe terribile chiudere la mia carriera con quella discesa. Ho resistito solo 13 secondi, ma sono stati 13 secondi belli".

L'incidente nella discesa delle Olimpiadi
Tornata a casa negli Stati Uniti, Vonn ha ritrovato il sorriso e a Vanity Fair ha raccontato quanto ha vissuto, quello che si poteva forse solo immaginare. L'incidente domenica 8 febbraio quando cade malamente e urla, urla strazianti che spezzano il silenzio che era calato a Cortina. Il gelo, poi l'elicottero che la porta in ospedale, poi il successivo e rapido passaggio a Treviso, dove è rimasta a lungo in ospedale. Lì al Ca' Foncello ha subito cinque interventi chirurgici e ha dovuto combattere per non impazzire, come ha detto lei stessa.