Thomas Ceccon: “Col nuoto o sei tipo me o non mangi. Il primo anno per mamma e papà è stato difficile”

Thomas Ceccon, campione olimpico e uno dei volti più rappresentativi del nuoto italiano contemporaneo, racconta senza filtri il percorso che lo ha portato ai vertici. Ha inseguito un sogno, ce l'ha fatta. Le sue parole mettono insieme difficoltà iniziali ("col nuoto non mangi… o sei campione come me oppure fai fatica"), sostegno istituzionale, sacrifici familiari ("non vengo da una famiglia ricca ma di lavoratori umilissimi") e una visione molto netta dell'agonismo di alto livello, anche a costo di rinunce importanti ("se vuoi vincere una Olimpiade, non puoi pensare anche di studiare")
Gli inizi e il ruolo della Federazione
Nella narrazione di Ceccon, la fase iniziale della carriera è segnata da un supporto fondamentale del sistema sportivo che si concretizza soprattutto nell'accesso alle strutture e aumenta progressivamente con i risultati. Una base importante, ma non sufficiente da sola a garantire stabilità economica e personale nei primi anni.
"All'inizio, sicuramente la federazione mi ha aiutato con gli spazi acqua e per quanto riguarda la piscina… poi man mano che uno fa risultati ti aiuta sempre un po' di più in maniera crescente – ha spiegato durante il podcast Sportiva-mente -. Poi ho fatto 18 anni, sono entrato nelle Fiamme Oro della Polizia e ho potuto gestirmi pagandomi l'affitto e da mangiare".

La famiglia e il peso dei sacrifici
Uno degli aspetti centrali delle dichiarazioni di Ceccon riguarda il contesto familiare e il peso dei sacrifici che i suoi cari hanno affrontato per aiutarlo nella costruzione della sua vita di sportivo top.
"Tutti quelli che dicono: No, non vengo da una famiglia ricca… eh… voglio vedere però chi c'è dietro. Io invece non vengo da una famiglia ricca: mio papà infermiere e mia mamma aveva un negozio sotto casa e punto. Non hanno soldi di nessuno, lavoratori umilissimi. E un anno lavorava solo mio papà, è stato molto difficile per tutti. Poi prendendo lo stipendio sono riuscito a gestirmi. Adesso mio papà lavora ancora, mia mamma no… ma per altri motivi".
L'ingresso nelle Fiamme Oro e la stabilità economica
La svolta dal punto di vista economico arriva con i 18 anni e con l'ingresso nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro. La stabilità finanziaria ha consolidato certezze e aiutato Ceccon a guardare dritto dinanzi a sé, spingendosi oltre bracciata dopo bracciata, restando concentrato solo sugli allenamenti e la carriera
"Quando è arrivato lo stipendio, mi sono un attimo più tranquillizzato. Perché è vero che col nuoto non mangi. O sei campione ultra olimpico… tipo me… o vinci un paio di Olimpiadi oppure fai fatica".
La mentalità dell'alto livello agonistico
Ceccon lega il successo a una dedizione quasi totalizzante, soprattutto nelle discipline olimpiche. Non c'è altro che si possa fare, niente che possa distrarre all'obiettivo.
"Se vuoi fare vincere l'Olimpiade devi dare tutto, tutto a quello che concerne il nuoto e mangiare, dormire, riposare…E io faccio fatica a vedere oggi qualcun che dica solo: Io voglio fare l'atleta professionista, voglio dare il 100% e tutto quello che ho in questo sport. Quando avevo 13, 14 anni già volevo diventare nuotatore professionista. Mi dicevo: voglio che questo sia il mio lavoro, non mi interessa quello che succede. E quindi già lo sapevo prima che i miei facessero tutti i sacrifici possibili, immaginabili. Cose che faccio fatica a ritrovare nei giovani, soprattutto adesso".
È un passaggio chiave del ragionamento che fa il campione olimpico: segna il passaggio da una fase di forte precarietà di inizio carriera a una condizione più strutturata, tipica degli atleti inseriti nei gruppi sportivi militari, che si dedicano anima e corpo alla disciplina che praticano, fino a raggiungere risultati importanti. "Secondo me se vuoi raggiungere l'obiettivo non ci deve essere nient'altro se non il nuoto". Almeno per lui, ha funzionato (e benissimo) così.