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Jacopo Barbotti, oro a 20 anni: “Un orgoglio vincere nella stessa generazione di Sinner e Antonelli”

Con uno straordinario 1’57″75, record italiano di categoria e secondo tempo di sempre dietro solo a Razzetti, Jacopo Barbotti si è preso la scena e l’oro nei 200 misti agli Assoluti di nuoto. Fanpage lo ha intervistato: “Ai ragazzi dico: date tutto, sempre. Io ne sono un esempio”
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A soli vent’anni Jacopo Barbotti ha scritto una delle pagine più belle della stagione azzurra: oro nei 200 misti agli Assoluti (dove ha preso ben 4 medaglie in totale) con un tempo a dir poco strepitoso in 1'57″75, record italiano di categoria e secondo tempo di sempre dietro solo a Razzetti: "All’inizio ci ho messo un po’ a metabolizzarlo", confessa in esclusiva a Fanpage. "L’ho fatto quando sono tornato a casa e mi sono gustato un risultato effettivamente bello".

Il momento più intenso? La prima convocazione in Nazionale ai Settecolli: "Ritrovarmi in gruppo con Martinenghi e Ceccon è stata una sensazione totalmente diversa". Il tutto anche al supporto di una famiglia che vive e mastica sport da sempre, genitori che per anni lo hanno accompagnato ovunque e che, dopo il trasferimento a Roma, gli hanno detto sorridendo: "Ci vediamo a Parigi". "Sono stati protagonisti anche loro", sottolinea Jacopo, con emozione.

Dal punto di vista tecnico, il salto è arrivato con il cambio di allenatore a settembre: più chilometri, carichi importanti e una crescita mentale sotto la guida di Giorgio Guglielmi. Ora Jacopo guarda all’Europeo di Parigi con lucidità: "Finale nei 200 misti e dare tutto. Poi la staffetta 4×200, siamo giovani e competitivi". Un ragazzo coi piedi per terra, ma con un orgoglio grande: sapere di far parte della generazione che sta riportando l’Italia in alto: "Un onore vincere ed essere nella stessa generazione di Sinner e Antonelli".

Jacopo hai finalmente metabolizzato cosa hai realizzato negli ultimi Assoluti di aprile?
Diciamo che all'inizio ci ho messo un po', sicuramente… Ci ho messo un po', l'ho fatto quando sono tornato a casa e mi sono gustato un risultato effettivamente bello.

Ma c'è stato un momento particolare quando hai capito la tua impresa nel misto?
Il primo vero momento di realizzazione è stato a Settecolli, con la mia prima convocazione in Nazionale:  il ritrovarmi a stare in gruppo con atleti del calibro di Martinenghi  Ceccon, per citarne solamente alcuni, è stata una sensazione totalmente diversa da quelle che avevo provato fino ad allora. Poi anche le gare a Barcellona, sempre in prima convocazione assoluta.

Oltre alla felicità e alla soddisfazione è salita anche un po' di ansia da prestazione?
Sicuramente c'è stata più ansia rispetto alle gare normali o di società, perché sapevo di essere in Nazionale. Però mi son divertito mi sono davvero piaciute.

Che effetto fa a soli 20 anni aver ottenuto un risultato che ti ha spalancato le porte del nuoto dei "fenomeni"?
Una nuova dimensione. Tensione o comunque un po' di senso di responsabilità maggiore, sì. Lo sento. Questi risultati sono arrivati ad aprile e a inizio stagione  il solo pensare ad avere tempi come quelli  degli Assoluti erano impensabili. Sinceramente non ci avrei mai creduto se me lo avessero detto.

C'è qualcuno cui ti ispiri o hai preso spunto per il tuo stile, per il tuo modo di affrontare le gare e allenarti?
Sicuramente ho preso spunto da Razzetti che da anni fa risultati incredibili a livello internazionale tra europei e mondiali e anche Olimpiadi di Parigi. Poi, Leon Marchand con quello che ha fatto ai Giochi, ha un po' rivoluzionato il mondo dei misti e anche del nuoto in generale.

Come si gestiscono questi momenti, anche da un punto di vista mentale, visto che sei giovanissimo?
Intanto cercheremo di finire la stagione cavalcando l'onda dell'entusiasmo. Poi ovviamente cercheremo di analizzare ogni singolo risultato a mente fredda comunque. L'intento è di non farsi trascinare troppo dall'emozione per non esaltarsi troppo nel momento in cui i risultati sono positivi. E nel caso anche in cui  andassero male, neanche quello di tirarsi troppo giù di morale. L'aspetto mentale è fondamentale, sempre.

Tornando agli Assoluti: come si fa a rimanere coi piedi per terra di fronte ad un tempo straordinario? [1.57.75, record italiano di categoria, 2º all-time italiano dietro solo a Razzetti, ndr]
Non lo so… l'obiettivo era quello di centrale la qualificazione all'Europeo. Solo a marzo avevo fatto un 1:59:80, quello era l'obiettivo principale. Sinceramente non me l'aspettavo.

Ti sei chiesto come ci sei riuscito?
Sicuramente soprattutto di testa perché lì per lì non ho sentito tutta la fatica che mi arriva addosso. E' stata sovrastata dal dall'emozione, dall'adrenalina che mi ha permesso di cambiare le carte in tavola nell'ultimo 50 dove ho un po' rivoluzionato tutto. E devo ringraziare anche Razzetti.

In che senso?
Sono sempre stato uno che se aveva qualcuno a fianco che lo stimolava e c'è una sfida che mi sprona, rendo al meglio, mi spingo davvero a dare il tutto per tutto per migliorarmi. Alla fine ho prevalso perché dentro avevo tantissima voglia di toccare per primo, una voglia e l'emozione che hanno sovrastato tutto il resto.

Al di là delle motivazioni del momento, c'è anche un dettaglio tecnico, un cambiamento nell'approccio all'allenamento che ti ha permesso di ottenere questi risultati?
In realtà sono stati due gli aspetti per me importanti. Ho fatto 2 anni con Marco Pedoia che mi ha aiutato tantissimo anche a livello mentale, mi ha insegnato a concentrarmi tanto sulla gara, sul nuoto. Avevo anche gli ultimi due anni di scuola superiore per ottenere il diploma: mi ha aiutato nel gestirmi tra sport e studio, una situazione che ho imparato a gestire.

Jacopo Barbotti, classe 2006, nuovo campione italiano nei 200 e 400 misti
Jacopo Barbotti, classe 2006, nuovo campione italiano nei 200 e 400 misti

E il secondo step?
Quello ancora successivo che mi ha aiutato a crescere è avvenuto questo settembre, in cui mi sono trasferito a Roma allenato da Giorgio Guglielmi. È stato un cambio di allenamento importante, aumentando parecchio i chilometri in allenamento e i primi risultati sono arrivati tra febbraio e marzo. Mi rendevo conto di riuscire ad avere miglioramenti sotto carico e quindi sapevamo che una volta che scaricavo si poteva fare qualcosa di davvero importante.

I tuoi margini di miglioramento? Dove ti senti più forte e dove devi migliorare?
Più forte sicuramente nello stile libero, che svolgo anche in gara individuale e questo mi aiuta a chiudere forte sia nei 200 che nei 400 misti. Lo stile invece un po' in cui sono un po' più in difficoltà è sicuramente il delfino. Faccio più fatica ad allenarlo rispetto agli altri stili, e fatico anche nella gestione della gara: preferisco partire un po' più lento, per risparmiare le energie e qui devo migliorare. Si potrebbe spingere un po' di più già dall'inizio: è uno degli obiettivi che ci siamo prefissati.

A proposito di obiettivi, c'è l'Europeo a Parigi: qual è il tuo obiettivo realistico?
Nella gara principale dei 200 misti centrale sicuramente la finale e poi una volta arrivato in finale dare tutto quello che ho. Poi c'è anche la staffetta  4×200 dove siamo competitivi, molto giovane: anche lì ci possiamo giocare qualcosa di importante, ci stiamo preparando al meglio.

Jacopo perché alla fine i misti e non uno stile specifico dove primeggiare?
E' stata una scelta che nasce da piccoli dove l'allenatore ti fa un po' gareggiare in tutto. Io ad esempio, nasco dorsista, poi quando cresci ti accorgi che riesci a nuotare tutti e quattro gli stili in modo corretto e trovi una certa facilità anche nell'allenarsi in tutti quattro i stili.

Gli allenamenti, appunto: un ragazzo di 20 anni come vive i sacrifici e le pressioni?
Difficile ma l'importante è sempre provare a mettercela tutta: io sono passato da settembre che facevo 2 e 01 ad aprile che ho fatto 1 e  57. E' cambiato tutto in veramente pochissimo tempo. La pressione c'è ma è l'approccio al nuoto che ti deve far capire che puoi farcela, senza scoraggiarti nei momenti più difficili. I risultati prima o poi arrivano.

Hai parlato di approccio mentale, quanto conta l'aspetto psicologico, chi ti allena, chi ti sta attorno?
La famiglia è la cosa più importante sicuramente. In questa scelta i miei genitori mi sono stati vicinissimo. Senza patente sono stati loro a spostarmi tra le varie piscine della Lombardia, perché chiudevano da un momento all'altro e dovevo allenarmi. Sono stati protagonisti anche loro ed è stato stupendo dare loro la soddisfazione dell'Europeo.

A proposito come l'hai vissuto quel momento?
Io ho scelto di trasferirmi a Roma per allenarmi al meglio e loro erano d'accordissimo. Mi sono sempre stati vicini in ogni modo, anche se è durissima stare lontano da casa a 20 anni. Poi è stato strano e stupendo vedersi al Settecolli e dirsi sorridendo: "Ci vediamo a Parigi!". Hanno già preso i biglietti, ci saranno.

Jacopo a proposito di gioventù: tu fai parte di una generazione sportiva italiana che finalmente sta esplodendo in varie discipline. Lo percepisci?
Sì, effettivamente è bello  a pensarci. Ritengo che sia un onore far parte di una generazione dove finalmente stiamo portando avanti il nome e i colori dell'Italia. C'è Sinner nel tennis ma non solo, c'è Antonelli in Formula 1, mia grande passione. Ma anche nel nuoto mi sento di dire che il movimento sta crescendo dal basso.

Una forma di riscatto degli "sport dilettantistici" nei confronti del calcio?
Un orgoglio: nel calcio da tempo si chiede e si cerca il giovane che possa tornare a fare la differenza e al momento non ce n'è. In altre discipline sì e questo fa piacere. Un po' meno vedere il pallone in difficoltà e te lo dico io, anche da milanista: una doppia sofferenza.

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