Lewis Hamilton ha vissuto uno dei suoi soliti weekend in Austria, dove nel secondo appuntamento della stagione ha ottenuto una super pole al sabato, e poi ha vinto agevolmente. Voleva ottenere sia la pole che la vittoria, gli mancavano da mesi, ma dopo aver tagliato per primo il traguardo è tornato a pensare alla lotta al razzismo che l’inglese sta combattendo in prima linea, senza nascondersi.

La lotta al razzismo di Hamilton

Dopo aver ascoltato gli inni nazionali sul gradino più alto del podio il sei volte campione del mondo ha guardato in basso e ha alzato il pugno destro, replicando così il famoso gesto di Tommie Smith e John Carlos ai Giochi di Città del Messico del 1968. Dopo la gara il pilota della Mercedes ha parlato della lotta al razzismo che non sarà facile da vincere: “Il razzismo sarà qui per molto tempo. Le persone di colore soffrono a causa del razzismo. Dobbiamo impegnarci a promuovere l’uguaglianza”.

Anche la Formula 1 deve impegnarsi contro il razzismo

Si è mosso tanto, non solo sui social, si è speso in prima persona per questa battaglia, che la FIA e la Formula 1 hanno approvato, non poteva essere altrimenti, perché la lotta al razzismo è sacrosanta. Anche se non tutto è andato per il verso giusto, nella prima gara sei piloti non si sono inginocchiati: “In F1 occorre molto lavoro, la FIA deve farne parte, i piloti devono farne parte. Combatteremo e spingeremo per tutto l'anno. Per me questa lotta sarà per tutta la vita”.

Hamilton vuole che la popolazioni si schieri contro il razzismo

Da settimane il trentacinquenne pilota inglese dice che non bisogna mettersi sulla difensiva e bisogna schierarsi in modo chiaro, diretto, netto. Secondo lui le vite delle persone di colore contano quanto quelle dei bianchi, e tutti dovrebbero dire e pensare questo: Le vite delle persone di colore per molto, molto tempo, centinaia di anni, sono state meno importanti. Quindi è per incoraggiare le persone, ma alcune persone mettono su un muro, creano una barriera. Sono cose che ci sono state protette a scuola, nella nostra educazione, nelle nostre comunità”.