Ivan Capelli: “Hamilton subiva la Ferrari, ora è riuscito a farsi ascoltare. E Leclerc lo soffre”

La prima vittoria di Lewis Hamilton con la Ferrari nel GP di Barcellona ha cambiato il racconto della Formula 1 2026. Il sette volte campione del mondo non sembra più il corpo estraneo descritto per mesi, ma un pilota che ha iniziato a incidere davvero sui meccanismi di Maranello: meno simulatore, più pista, un lavoro più diretto con gli uomini del box e scelte tecniche precise, a partire dalla questione freni. Dall'altra parte c'è il momento più delicato di Charles Leclerc, passato ai dischi e alle pastiglie usati dal compagno e ancora alla ricerca di continuità, mentre Kimi Antonelli, leader del Mondiale con la Mercedes, deve assorbire il ritiro di Barcellona e difendere il suo ruolo nel duello interno con George Russell. In questo scenario, con la Ferrari tornata viva nello sviluppo e il Mondiale riaperto anche dalle incognite regolamentari su motori e ADUO, Fanpage ha intervistato Ivan Capelli per leggere da ex pilota di Formula 1 e da ex Ferrari il momento della Rossa, di Hamilton, di Leclerc e del giovane Antonelli.
Il 63enne milanese, che in Formula 1 ha corso anche con la Ferrari e oggi è una delle voci tecniche più riconoscibili del racconto televisivo del Mondiale, offre una lettura netta: il sette volte campione del mondo non ha semplicemente vinto una gara, ma ha trovato il modo di farsi ascoltare dalla squadra. Secondo lui il britannico ha smesso di subire la Ferrari e ha iniziato a indirizzarla, ritrovando divertimento, ritmo e fiducia nel suo "micromondo" di ingegneri e meccanici. Il passaggio più forte riguarda però Leclerc: per l'attuale commentatore di Sky Sport, se Charles comincia a seguire la strada tecnica del compagno senza ritrovare se stesso, rischia di soffrirne. Nell'intervista esclusiva rilasciata a Fanpage parla anche della gestione Vasseur, del duello Antonelli-Russell in Mercedes, del rischio ordini di scuderia, del Mondiale che può cambiare con gli aggiornamenti e di una Formula 1 ancora condizionata dai tavoli regolamentari, ma tornata a decidersi soprattutto sulla guida.

Hamilton ha già capito come "sopravvivere" in Ferrari?
"Sicuramente l'anno passato, nel 2025, ha cercato di capirne i meccanismi, ha provato a dialogare con la squadra, ma forse non aveva trovato il sistema giusto. Quest'anno, dopo un anno di esperienza, essendosi forse tolto di dosso anche quelle che erano le sue abitudini con i team inglesi, con il pragmatismo inglese e tutto il resto, ha trovato un dialogo diverso con la squadra. Soprattutto è riuscito a farsi ascoltare, che è la cosa principale: il pilota che non viene ascoltato o non viene preso in considerazione è ovvio che poi si perde".
Da cosa è partita questa svolta?
"Quest'anno su alcune cose evidentemente ha trovato le risposte giuste. La cosa più lampante è quella scelta tecnica sul tipo di pastiglie e freni a cui lui era abituato: da lì è partito un nuovo approccio al lavoro e soprattutto all'adattamento di una macchina che forse, anche per regolamento, si addice di più al suo stile di guida".
Hamilton è davvero dentro la Ferrari?
"Quando un pilota comincia a divertirsi mentre guida e non subisce la macchina, già lì vedi un cambiamento forte. Secondo me l'anno scorso Hamilton subiva tutto quello che stava succedendo intorno a lui e non si divertiva. Quest'anno si diverte a guidare la macchina, ha un dialogo diverso con il suo ingegnere, lo senti e percepisci che ha una modalità diversa di porsi con la squadra".
Si vede anche nei piccoli gesti?
"I gesti magari non sono così eclatanti, però sono quelli che consumi all'interno del tuo micromondo: i tuoi meccanici, il tuo ingegnere, quello che ti gestisce il motore. La fiducia che hai in quelle persone sicuramente cresce, e credo che questa sia la cosa più evidente. Poi Lewis è il Lewis che conosciamo: molto eclettico nel momento in cui si presenta in pista, molto riservato per certe cose. Al di là del fatto che abbia confermato la sua relazione, o comunque questa amicizia, con Kim Kardashian, anche da quel lato sembra aver trovato una sua dimensione. Quando trovi e metti a posto queste cose, forse anche la guida ti viene più naturale".
Il simulatore è una scelta personale o una bocciatura degli strumenti Ferrari?
"Ci sono piloti che si adattano al simulatore perché sono figli di un certo percorso. Ci sono piloti come lui che arrivano da esperienze diverse, che l'hanno visto nascere e magari non necessariamente si sono abituati o sono riusciti a coglierne l'essenza. Quello che forse è successo a Hamilton è di aver ritrovato un dialogo più diretto, più basico, che poi alla fine è quello che serve".
Però oggi il simulatore è centrale.
"Questa Formula 1 per certi aspetti è molto esasperata: gli ingegneri sono attenti ai cinque gradi di differenza di temperatura sul pneumatico, cioè dettagli minimi che però fanno una grande differenza nei tempi. Probabilmente Hamilton ha ritrovato anche un suo modo di lavorare e quel simulatore a cui gli ingegneri forse danno tanto credito lui non se lo sente addosso. Magari non riesce a trovare quella fatidica parola ormai consumata in Formula 1: la correlazione tra quelle che sono le sue sensazioni al simulatore e quello che sente in pista, oppure tra i numeri dati dal simulatore, come valori di carico aerodinamico e tutto il resto, e la realtà".

Alla fine conta ancora la sensazione del pilota?
"Alla fine si riduce tutto alla sensazione che hai quando sei al volante. Se hai le sensazioni giuste, tutti gli strumenti di questo mondo possono soltanto confermare quello che stai cercando, cioè il tuo equilibrio nella guida. Probabilmente lui ha trovato questa nuova modalità, nel senso che ha lasciato forse da parte l'idea che il simulatore possa dare tutte le risposte. Magari le risposte sono da altre parti".
Hamilton può riaprire davvero il Mondiale?
"Questo è il primo anno di questo regolamento. Sicuramente la Mercedes ha indovinato la macchina dall'inizio, ma abbiamo visto che gli aggiornamenti portati in momenti diversi da varie squadre hanno permesso alle stesse di migliorare immediatamente. Mi viene da dire, seguendo anche le parole di Toto Wolff, che ha più esperienza ovviamente di tutti noi, che questo sarà un campionato che prenderà una strada ben precisa quando arriveranno gli aggiornamenti, quando le squadre riusciranno a portare sempre in pista qualcosa di nuovo".
La Ferrari quest'anno sembra più viva.
"Qui c'è la differenza vera tra la Ferrari dell'anno scorso e la Ferrari di quest'anno. La Ferrari dell'anno scorso sembrava quasi subire, o avere un atteggiamento apatico del tipo: ‘abbiamo portato una cosa, non ha funzionato, adesso vedremo'. Non c'era quella grinta e quella proposizione di novità che invece c'è quest'anno. Hanno presentato la macchina, siamo andati in Bahrain e avevano già delle cose nuove. Siamo andati nelle prime gare e avevano altre cose nuove. Qui a Barcellona è arrivato un altro pacchetto importante dal punto di vista aerodinamico. È una Ferrari viva, è una squadra che presenta novità e questo ovviamente dà stimolo ai piloti, solletica gli ingegneri a trovare sempre soluzioni nuove. Se poi funzionano, capisci che stai prendendo la strada giusta".
Il Mondiale può diventare interessante?
"È tutto un meccanismo che si deve confermare. Però la Ferrari è presente, è viva, c'è. Se dovesse trovare ancora nell'ADUO, piuttosto che in altre cose, qualche decimo, allora comincia a farsi interessante la storia, perché si possono ribaltare veramente gli equilibri da un Gran Premio all'altro".
Rivedi il Lewis degli anni d'oro in Mercedes?
"Quando Lewis trova l'equilibrio, abbiamo visto i tempi che fa: non è che ha disimparato a guidare. Ha ritrovato equilibrio, ha ritrovato ritmo e ieri per certi versi ha ricordato un po' il suo fatidico Hammertime. Quando gli hanno detto: ‘devi fare 1'20″900', lui si è messo a fare 1'20″900 e li ha massacrati in pochi giri. Direi che è risbocciato, in un certo senso".

Leclerc ha perso qualche certezza?
"Quando perdi delle certezze diventa difficile, perché se cominci a copiare quello che fa il tuo compagno di squadra e poi non ti trovi, hai vita dura. Devi ritrovare te stesso, ritrovare certi automatismi. È quello che ha dichiarato anche Russell dopo la pole di sabato: ha detto che aveva visto Kimi fare certe cose, voleva fare come lui, poi si è reso conto che non funzionava ed è tornato a cercare una macchina come la voleva lui".
Quanto pesano davvero le differenze tecniche?
"Bisogna vedere le differenze se veramente ci sono, perché i piloti sono tanto abili anche a parlare o a lanciare messaggi che possono distogliere o non essere del tutto veritieri. Detto questo, Charles dal mio punto di vista ha bisogno di trovare continuità. Lui è uno che, per il talento che ha, è sempre riuscito a metterci una pezza nelle macchine che ha guidato, anche quando non erano magari al top. Lui le faceva diventare al top. Però facendo questo percorso non riesci mai forse a crescere veramente, perché il tuo istinto riesce a coprire un po' i problemi".
Il talento può diventare anche un limite?
"Quando invece sei più costante, più metodico, più analitico e ripetitivo, fai crescere la squadra, cresci tu nel tuo ritmo di guida e fai passi avanti notevoli. Lui probabilmente l'anno scorso copriva i limiti della macchina e c'era una differenza importante nei confronti di Hamilton, a volte. Quest'anno che la macchina dà più sicurezza, lui forse vuole comunque esagerare, come sabato: vuole andare in pole e poi arrivi in una curva dove è evidente che non hai calcolato bene la velocità, sei uscito perché sei arrivato con nove chilometri orari in più".
Da cosa nascono questi errori?
"Questi piccoli errori sono figli sicuramente di poca serenità e del fatto che deve ritrovare equilibrio. Io sono sempre di questa idea: Charles ha un talento immenso, ma non riesce a gestirlo nel momento in cui deve costruirsi insieme alla macchina. Molte volte questo talento gli fa coprire i limiti della macchina, ma non la fa evolvere. Dall'altra parte abbiamo un Hamilton che magari è anche più lento sul giro assoluto, con macchina pari, però adesso con il suo metodo di lavoro comincia a fare la differenza. E questo Charles forse comincia a soffrirlo".
Quanto pesa psicologicamente per Leclerc?
"Sicuramente per Charles questo è il periodo probabilmente più felice della sua carriera dal punto di vista emotivo. Ha rinnovato ancora con la Ferrari, trovando fiducia nella squadra che lo ha fatto esplodere come notorietà e come pilota. È convolato a nozze e quindi anche da un punto di vista personale ha trovato un suo equilibrio: ha tutto quello che tutti noi vorremmo avere, la fama, la donna della tua vita, la Ferrari e una vita agiata. Il problema vero è che adesso devi rimettere la testa sui problemi tecnici e confrontarti con un sette volte campione del mondo che è abituato anche politicamente a gestire e muovere la squadra per farla sua. Quindi devi giocare con le stesse armi, devi probabilmente abbassare un po' la testa e lavorare sodo per riuscire a rimetterti davanti, perché altrimenti la squadra poi prende una direzione che ti mette in secondo piano".

Come la gestisce Vasseur?
"Vasseur da una parte è felice perché ha ritrovato un Hamilton competitivo, dall'altra vede che c'è un Charles che esagera e fa troppi errori, a volte anche banali, perché viene contaminato da troppi pensieri. Però Vasseur è talmente bravo, talmente abituato ed efficace nel gestire gli uomini, specialmente Charles, che ormai conosce a menadito, che secondo me avrà modo di riportarlo ai suoi livelli".
Niente gerarchie, quindi?
"Il sogno di ogni team principal è avere due piloti in lotta per il Mondiale. Poi, quando siamo alla fine, decidiamo come gestire le carte e gli equilibri".
Toto Wolff deve lasciare liberi Antonelli e Russell?
"Ieri abbiamo avuto una riprova: nel momento in cui li ha lasciati liberi, Hamilton praticamente è ritornato in gioco per la vittoria finale. È quello che ha detto anche Toto Wolff: ‘li abbiamo lasciati correre, ma abbiamo messo in gioco la vittoria e l'abbiamo persa'. Ovviamente siamo soltanto alla settima gara e ce ne sono ancora tante, però ogni punto quest'anno potrebbe fare veramente la differenza a fine anno se la lotta sarà così serrata".
È presto per gli ordini di scuderia?
"È difficile per un team principal, soltanto alla settima gara, cominciare a dare ordini. Specialmente quando hai un Russell che ha otto anni di esperienza e capisce che questo è il suo momento, e dall'altra parte un Kimi Antonelli alla seconda stagione che sta facendo meraviglie. Non è una cosa semplice. Io credo che tra i due oggi quello che sicuramente ha trovato il ritmo sia Kimi. Anche ieri ha dimostrato in pista che quando ha voluto andare a prendere Russell e sorpassarlo lo ha fatto: è andato a prenderlo da sette secondi di distacco, li ha annullati e poi lo ha sorpassato. Kimi è in forma con questa macchina, sarà difficile per Toto Wolff decidere".

Chi ha più da perdere tra Kimi e Russell?
"In realtà hanno da perdere tutti e due. Se torniamo indietro soltanto di un anno, vediamo che Piastri aveva la chance per diventare campione del mondo e quest'anno si ritrova a rincorrere. Quando hai l'occasione devi prenderla, devi coglierla e non guardare in faccia nessuno. Non guardi in faccia il tuo compagno di squadra, non guardi in faccia il team principal, anche perché magari è la sola occasione che avrai nella tua carriera di vincere un Mondiale. E quindi lo fai".
Il ritiro di Barcellona può pesare su Antonelli?
"Direi che una delle qualità di Kimi è quella di resettare. Nel momento in cui fa un errore lui, o subisce come è successo ieri un problema tecnico, resetta, si presenta in pista e ricomincia senza avere retropensieri o senza portarsi dietro nessun tipo di assillo. Anche perché in questo momento comunque era il leader indiscusso del Mondiale. La macchina ieri non andava benissimo, però stava davanti a Russell, che è il suo diretto avversario nella squadra".
Ora però c'è anche Hamilton.
"Adesso c'è un ragionamento più ampio, perché Lewis Hamilton è secondo nel Mondiale e diventerà un vero avversario. Poi ci saranno anche gli altri, magari arriverà Charles. La lotta si farà molto interessante. Sarà sempre il dettaglio a definire i risultati finali. Il dettaglio vuol dire riuscire a fare una qualifica perfetta per partire nelle prime file, prima o seconda fila, che è quella che ti dà la chance della vittoria. Ma se fai già un errore e parti in terza o quarta fila sei assolutamente tagliato fuori. Quindi conterà molto la qualifica da qui in avanti".
Ferrari e Mercedes sono già un gruppo a parte?
"No, secondo me i valori possono cambiare da gara a gara, da pista a pista, perché ci sono alcune piste più favorevoli a uno piuttosto che all'altro. Sicuramente la McLaren non si capisce come abbia perso il vantaggio che aveva l'anno scorso, soprattutto nella gestione gomme. Era risaputo l'anno scorso che avevano una gestione delle gomme che in gara gli permetteva di avere un margine importante. Quest'anno, con una macchina ovviamente nuova come regolamento, si è persa questa cosa. Ma probabilmente McLaren sta lavorando per tornare a essere della partita".
E Verstappen?
"Max, al di là del fatto che la FIA gli abbia detto che ha il motore migliore e lui si sia arrabbiato come tutti gli altri della Red Bull, ha una macchina molto nervosa, questo è sicuro. Però l'esperienza e la potenzialità degli ingegneri che sono con lui, che in passato gli hanno permesso di crescere e risolvere i problemi, fanno sì che anche lui debba essere inserito nella partita. Poi Ferrari e Mercedes oggi sono sicuramente quelle che stanno dettando i tempi e le linee guida su come va gestita la macchina e come vanno impostati gli assetti. Bisogna vedere quanto riusciranno a rimanere al vertice".

Chi ti ha sorpreso in positivo?
"Sicuramente Lindblad sta facendo cose egregie, perché è uno che va veramente forte, tanto quanto Bortoleto. Bortoleto, al di là della prima gara in cui ha fatto punti, poi si è un po' perso, ma anche in un momento di crisi dell'Audi, che probabilmente non riesce a trovare quella bontà di macchina che aveva fatto vedere in Bahrain, comunque mostra sempre qualcosa di interessante. Hadjar secondo me sta facendo bene, perché comunque è vicino a Max nei tempi in qualifica. Poi magari si perde un po' in gara perché non ha ancora l'esperienza giusta, però arriverà anche lui".
E in negativo?
"Chi è sicuramente sottotono rispetto all'anno scorso, chi non ha avuto forse nessun guizzo vero, è Piastri. E con lui forse anche Norris, che sembra un po' appagato dal Mondiale dell'anno scorso. È campione del mondo, però non ha quell'impeto di chi vuole mantenere la corona. Piastri invece sembra in balia di una prestazione che non trova. Si è perso".
Aston Martin è il grande dilemma di questa nuova era?
"Aston Martin secondo me ha avuto una gestione che ha inficiato sulla serenità e sui programmi di Newey. Quando Adrian ha preso la direzione tecnica è diventato anche socio, seppur minoritario, della squadra. Questo già cambia un po' gli equilibri all'interno del team. Poi è diventato anche team principal in un momento molto delicato, cioè della progettazione della macchina e della determinazione di quando si doveva andare in pista. Il fatto che siano arrivati ai test con cinque giorni di ritardo sta a significare che Adrian si è concesso il tempo che voleva per provare tutte le sue cose aerodinamiche e verificare la macchina, però non ha pagato".
È mancato qualcuno che limitasse Newey?
"Adrian è sempre stato abituato a lavorare con qualcuno che gli dava dettami molto forti: Horner in Red Bull, Ron Dennis in McLaren, Patrick Head in Williams. Gente che gli diceva: finito, adesso non lavori più, non provi più niente, la macchina si deve fare perché entro questo giorno deve correre. Il resto lo vedremo dopo. Queste persone riuscivano a imbrigliarlo. Se invece non c'è nessuno che lo gestisce in questa maniera, lui si dà il tempo che vuole per fare le sue cose, ma poi dopo non combacia con la realtà".
Serve un recinto alla sua genialità?
"Sì, bravo. Si è dato troppe mansioni e tutto questo lo ha distolto dal focus a cui doveva prestare attenzione".
E Honda?
"Honda ha seguito i dettami di Adrian, ma soprattutto ha fatto l'ennesima sciagurata scelta di buttare tutto all'aria e poi dopo poco tempo ricominciare un'altra storia identica. È già la terza volta che lo fanno. Evidentemente non hanno imparato. Tutti i tecnici che sono finiti con Christian Horner a fare la Red Bull Powertrains, cioè il motore che poi ha preso il nome Ford, erano quelli che erano in Honda. Adesso in Honda hanno preso gente nuova, o comunque magari non così avvezza alla Formula 1, e qualche problema di troppo lo hanno affrontato. Honda, come tutti i motoristi giapponesi, ha gestioni molto particolari".
Il Mondiale rischia di decidersi fuori pista?
"Qualche correttivo in un regolamento così complicato era necessario, perché sono partiti probabilmente troppo ottimisti. Però il fatto di avere una qualifica così tirata, in una pista così tecnica come Barcellona, con quattro piloti in pochissimi millesimi che si giocano la qualifica, dove ormai ci siamo dimenticati clipping, super-clipping e tutto il resto, ma vediamo piloti che vanno al massimo e se la giocano veramente come guida, dopo soltanto sette gare vuol dire che c'è voluto poco per correggere questi errori. Poi sicuramente tutto è perfettibile".
Le modifiche 2027-2028 sono la strada giusta?
"Sicuramente hanno trovato una strada. Diventeranno motori, o power unit, che avranno nell'endotermico qualcosa in più e quindi si tornerà ad avere un motore forse più equilibrato. Detto questo, mi ha stupito la capacità di tutte le squadre di riuscire comunque ad avere le vetture pronte per l'inizio di quest'anno".