Caro Frederic Vasseur, questa volta devo dirle che ha ragione. Vedere due Ferrari in prima e seconda posizione alla curva 4 del GP del Messico e ritrovarle seconda e quarta alla bandiera a scacchi, dopo aver avuto la concreta possibilità di vincere, magari facendo anche doppietta, è difficile da accettare. Soprattutto per le duemila persone che lavorano a Maranello e che lei ha voluto giustamente ricordare quando ha parlato di mancanza di rispetto nei confronti della squadra da parte dei suoi piloti.
C'è solo un piccolo particolare che ha tralasciato, caro Fred: quelle duemila persone lavorano anche per lei. Non soltanto per Hamilton e Leclerc.
E allora, visto che è stato lei stesso a sollevare la questione delle responsabilità, forse vale la pena affrontarla fino in fondo. Cominciamo dai piloti. Perché questa volta sarebbe intellettualmente disonesto assolverli.

Leclerc ha sbagliato. Con due Ferrari davanti a tutti, ha attaccato Hamilton con un'irruenza che non aveva mostrato tre settimane prima a Singapore, quando aveva rinunciato a forzare il sorpasso su Verstappen. Situazioni diverse, certo. Ma proprio contro il compagno era necessario rischiare tanto? Charles ha tagliato la curva, tenuto una posizione guadagnata fuori pista e rimediato cinque secondi di penalità.
Hamilton non è innocente: anche lui è arrivato troppo veloce in curva 4, come hanno accertato i commissari. Ma il suo errore peggiore è arrivato davanti ai microfoni. Proteste e accuse alla mentalità di Leclerc, dipinto come uno disposto a far perdere tutti pur di non perdere lui. La rabbia è comprensibile. Il processo pubblico al compagno, molto meno. A Singapore lo avevamo elogiato perché, dopo un suo errore, aveva chiesto scusa. Peccato che la misura sparisca quando sbaglia qualcun altro.
Fin qui, dunque, gli errori dei piloti. Ed è proprio qui che arriviamo a lei, caro Vasseur.
Perché la rivalità tra Hamilton e Leclerc non è nata domenica alla curva 4 dell'Autodromo Hermanos Rodriguez. Dopo Zandvoort aveva già riunito i piloti, a Monza avevamo scritto che lasciare a loro ogni decisione significava scegliere di non decidere. Prima del GP messicano, ha spiegato, avevate concordato che le posizioni guadagnate irregolarmente andassero restituite spontaneamente. Dunque una regola c'era. Peccato non sia bastata.

Leclerc ha chiesto indicazioni, con Verstappen ormai tra le due Ferrari. Dal muretto non è arrivata una risposta: le immagini, ha spiegato, arrivavano in ritardo. Non le imputo di non aver risolto tutto nei pochi secondi tra curva 4 e curva 11. Le imputo di aver avuto mesi per rendere gestibile un conflitto annunciato e di ritrovarsi ancora a parlarne dopo aver perso un'occasione enorme.
Una Ferrari capace di fare pole e lottare per fare doppietta non si vede tutte le domeniche. Verstappen avrebbe potuto vincere comunque, certo. Ma almeno la Ferrari avrebbe potuto provarci senza farsi del male da sola.
Caro Fred, per decidere dopo curva 4 aveva pochi secondi. Per capire come gestire Hamilton e Leclerc ha avuto mesi. A meno che anche lì non ci sia stato un problema di immagini differita. In tal caso sono costretto a spoilerarle il finale: nel giorno in cui la Ferrari aveva la macchina per fare doppietta, ha vinto Verstappen.