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La Ferrari prenda esempio da Hamilton che quando sbaglia chiede scusa e si assume le proprie responsabilità

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Lewis Hamilton sbaglia a Singapore, perde un podio e chiede scusa. Un comportamento da cui dovrebbero prendere esempio anche John Elkann e Fred Vasseur, ai vertici di una Ferrari dove, tra giustificazioni e polemiche, assumersi le responsabilità sembra spesso più complicato che trovare un alibi.

Provate ad immaginare per un momento che a Singapore fosse stato il muretto Ferrari a lasciare Lewis Hamilton in pista con le gomme soft ormai finite. Pensate che Fred Vasseur avrebbe avuto la stessa premura di chiarire pubblicamente di chi fosse la responsabilità? O avremmo sentito parlare di condizioni particolari, valutazioni strategiche, dati da analizzare o altre supercazzole?

Non possiamo sapere come sarebbe andata. Però sappiamo cosa è successo davvero. La Ferrari aveva richiamato Leclerc e Hamilton ai box durante la Virtual Safety Car per un doppio pit-stop, il britannico ha deciso di proseguire. Scelta sbagliata costata carissima: gomme finite, tre posizioni perse e un podio, che sembrava in cassaforte, buttato via.

Il sette volte campione del mondo avrebbe potuto tirare fuori un discreto campionario di attenuanti. Invece ha fatto una cosa che a Maranello, soprattutto ai piani alti, dovrebbe essere studiata con una certa attenzione: ha chiesto scusa e si è assunto la responsabilità dell'errore. Senza cercare colpevoli, senza spiegare che le circostanze erano complicate, che bisognava analizzare i dati o che qualcuno aveva capito male. Ha sbagliato lui. Punto.

Un comportamento dal quale il management Ferrari avrebbe parecchio da imparare. Perché da anni, quando le cose vanno male, a Maranello le spiegazioni, le giustificazioni e gli alibi non mancano mai. Le gomme, i freni, gli assetti, le temperature, le condizioni della pista. Ogni problema ha la sua causa tecnica, ogni delusione la sua attenuante. Spesso anche legittima. Solo che, a furia di spiegare perché qualcosa sia andato storto, ci si dimentica che qualcuno dovrebbe rispondere anche del fatto che continui ad andare storto.

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Nel novembre 2023 John Elkann spiegava alla BBC che alla Ferrari era mancata la cultura della responsabilità e indicava proprio in Vasseur l'uomo chiamato a riportarla. Ottimo proposito. Peccato che due anni dopo, davanti all'ennesima stagione deludente, sia stato lo stesso presidente a invitare pubblicamente Leclerc e Hamilton a parlare meno e guidare meglio (tra l'altro dopo una gara che il monegasco aveva concluso anzitempo per un incidente provocato da altri). Come se il problema di una Ferrari incapace di lottare per il Mondiale fosse il numero di parole pronunciate dai piloti. Le monoposto, fino a prova contraria, non le progettano loro.

Frederic Vasseur, va detto, qualche errore lo ha ammesso pure. Sarebbe intellettualmente disonesto sostenere il contrario. Ma troppo spesso, quando le critiche investono il lavoro della squadra, arriva una spiegazione pronta a difendere una scelta, una strategia, un risultato. E quando nemmeno quelle bastano, ecco spuntare un altro capro espiatorio: la stampa.

Già, perché secondo il team principal le notizie negative avrebbero addirittura conseguenze enormi sulle prestazioni della Ferrari, pesando sulle 1.500 persone che ci lavorano. Ora, che certe indiscrezioni possano creare disagio è comprensibile. Che i giornalisti riescano a far perdere carico aerodinamico alla SF-26, sbagliare una strategia o consumare troppo gli pneumatici, decisamente meno.

Sarcasmo a parte, chi dirige una squadra deve rispondere anche degli errori che non commette personalmente. Delle persone che sceglie, dell'organizzazione che costruisce, delle decisioni che prende e, soprattutto, dei risultati che ottiene. Altrimenti la responsabilità collettiva rischia di diventare una formula comodissima: tutti responsabili, quindi nessuno responsabile.

Hamilton a Singapore di certo non ha recuperato il podio chiedendo scusa alla squadra e ai tifosi e assumendosi le proprie responsabilità pubblicamente. Ma ha evitato almeno di aggiungere una polemica a una domenica già abbastanza complicata, oltre che l'ennesima caccia al colpevole.

Elkann e Vasseur potrebbero prenderne esempio. Anche perché alla Ferrari parlano di cultura della responsabilità da anni. Sarebbe bello, ogni tanto, vederla applicata con la stessa disinvoltura con cui viene invocata. Prima che, tra una giustificazione e l'altra, qualcuno finisca per dare la colpa dei risultati anche a chi ha l'enorme torto di tifare per il Cavallino Rampante.

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Giornalista professionista dal 2018, per Fanpage.it mi occupo di motori, calcio e altri sport come redattore dell'Area Sport. Calabrese di nascita, romano d'adozione precedentemente ho avuto esperienze nella comunicazione istituzionale, ho fatto stage a Sky TG24 e Rai Sport e ho lavorato come freelance per Libero Quotidiano, Leggo e per diverse testate online. Ho frequentato la Scuola di Giornalismo di Salerno e ho vinto la sesta edizione del contest giornalistico di Calciomercato.com. Tante cose diverse dunque ma un unico filo conduttore: la passione per lo sport.
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