Bearman non ha mai risposto al messaggio di Colapinto dopo l’incidente a Suzuka: “No, nessun rancore”

Il caso tra Franco Colapinto e Oliver Bearman non si è chiuso con il botto contro le barriere di Suzuka. Anzi, è rimasto sospeso per oltre un mese, fino al media day del GP di Miami, quando il pilota argentino dell'Alpine ha rivelato un retroscena destinato a riaccendere il confronto: dopo l'incidente del Gran Premio del Giappone della Formula 1 2026, aveva scritto subito al collega della Haas, ma non ha mai ricevuto risposta.
L'episodio risale al 22° giro della gara di Suzuka. Bearman, alle spalle di Colapinto dopo i rispettivi pit stop, si è trovato a raggiungere l'Alpine con una differenza di velocità enorme, vicina ai 50 km/h, nel tratto che porta verso la curva Spoon. Il britannico ha sterzato a sinistra per evitare la monoposto davanti a sé, è finito sull'erba e ha perso il controllo della Haas, attraversando poi la pista prima dell'impatto contro le barriere. Uno schianto violentissimo, superiore ai 50G, dal quale è uscito senza fratture ma visibilmente dolorante.

I commissari hanno esaminato l'episodio senza attribuire responsabilità a Colapinto. Anche il team principal Haas Ayao Komatsu aveva escluso una colpa diretta dell'argentino. Bearman, però, qualche giorno più tardi ha dato una lettura molto diversa dell'accaduto, definendo "inaccettabile" il comportamento del pilota Alpine.
Colapinto rivela il messaggio mandato a Bearman dopo Suzuka
A Miami, davanti ai media, Colapinto ha scelto di non alzare ulteriormente i toni, ma ha comunque fatto emergere il mancato chiarimento con Bearman. "Penso che la cosa più importante sia che stia bene. Non voglio commentare troppo la vicenda. Dico solo che dopo la gara gli ho mandato subito un messaggio. Non ha risposto, quindi non mi ha parlato. Io invece gli ho parlato", ha spiegato.
Il pilota argentino ha poi provato a riportare il discorso sul tema più ampio della sicurezza nella Formula 1 2026, segnata dalle nuove dinamiche di gestione dell'energia e da differenze di velocità che possono diventare improvvise e difficili da leggere per chi è davanti. "Ciò che mi rassicura di più è che stia bene e che non sia successo nulla di grave. Certo, è una perdita significativa per la sua squadra, ma fa parte delle corse. Credo che oggigiorno dobbiamo capire molto meglio come rendere le corse più sicure ed evitare di correre questo tipo di rischi", ha aggiunto.

Colapinto ha difeso la propria condotta, spiegando che il pilota che segue ha più informazioni sulla propria velocità e sulla manovra che sta preparando, mentre chi precede è in una posizione più esposta. "Il pilota davanti è molto più ‘alla cieca'", ha detto, sottolineando come oggi basti un attimo perché una monoposto recuperi molti metri nello specchietto. Poi la precisazione: "Credo che entrambi abbiamo una responsabilità in questo. Voglio chiarire che in nessun momento mi sono mosso in modo aggressivo in quella situazione o su quella curva in un modo che avrebbe potuto causare l'incidente o fargli perdere il controllo".
Bearman abbassa i toni: "Non provo rancore"
La posizione di Bearman, almeno nelle ore successive, è sembrata meno dura rispetto alle parole pronunciate nel podcast "Up to Speed", dove aveva accusato Colapinto di essersi mosso davanti a lui troppo tardi. In quella sede il pilota Haas aveva spiegato che una difesa simile, con le vecchie differenze di velocità, sarebbe stata al limite ma forse accettabile. Con un delta vicino ai 50 km/h, invece, ogni movimento diventa molto più rischioso.
Interpellato a Miami, Bearman ha però provato a chiudere la questione sul piano personale. "Penso sia stato uno sfortunato incidente. Penso che le cose sarebbero potute andare diversamente. Non credo che dovesse finire così, diciamo. Ma no, non provo rancore. Non sono quel tipo di persona", ha detto.

Sul messaggio di Colapinto, invece, la risposta è stata netta: "Onestamente, non ho visto il messaggio". Una spiegazione che non cancella del tutto la tensione, ma ridimensiona almeno l'idea di uno strappo personale. Resta il tema tecnico e sportivo: Suzuka ha mostrato in modo brutale uno dei rischi della nuova Formula 1 2026, dove le differenze di velocità generate dalla gestione dell'energia possono trasformare una normale fase di gara in una situazione molto più difficile da controllare. Non a caso, proprio dopo le prime tre gare e anche alla luce dell'incidente di Bearman, la FIA si è affrettata a intervenire con un primo pacchetto di correzioni regolamentari già dal GP di Miami: meno energia da recuperare in qualifica, con il limite sceso da 8 MJ a 7 MJ, superclipping portato da 250 kW a 350 kW per accorciarne la durata e un tetto al boost in gara per ridurre le differenze di velocità più pericolose. Non una retromarcia sul nuovo regolamento, ma una correzione d'emergenza per evitare che episodi come quello di Suzuka diventino il simbolo della nuova era ibrida della F1.