Bagnaia svela il paradosso Ducati sulla GP26: “Alex Marquez aveva lo stesso problema, ma lui l’ha risolto”

Il problema non è nato al Sachsenring e non è legato soltanto al weekend del GP Germania della MotoGP 2026. Pecco Bagnaia lo ha detto chiaramente dopo il sesto posto nella gara lunga: sulla sua Ducati GP26 c'è un limite che si porta dietro dalla prima gara della stagione e che il box ufficiale non è ancora riuscito a eliminare.
Il nodo è sempre lo stesso: il grip al posteriore. "Stiamo migliorando tanto ma non abbiamo risolto il problema che abbiamo dalla prima gara, che è quello del grip al posteriore. Non ho aderenza. Non posso usare la ruota posteriore per curvare e accelerare", ha spiegato il piemontese. Un limite che pesa anche sul bilancio della sua prima metà di stagione, alla quale lo stesso 28enne di Chivasso ha dato un voto molto severo (5,5) che non arriva nemmeno alla sufficienza.

Il vero paradosso, però, è interno alla Ducati: mentre Bagnaia continua a inseguire una soluzione nel box ufficiale, una risposta sembra essere già arrivata dal team Gresini. Pecco lo ha detto apertamente, indicando il lavoro fatto con Alex Marquez come una traccia da seguire: "L'unico pilota su Ducati che aveva i miei stessi problemi era Alex. Poi li hanno risolti. Fortunatamente il team Gresini ha fatto un grandissimo passo avanti da Jerez. Spero davvero che questa pausa estiva aiuti la squadra a capire cosa fare", ha infatti detto Pecco.
Inevitabile il paradosso: il team clienti sembra aver trovato una risposta a un problema che il team ufficiale continua a inseguire. Bagnaia ha spiegato che non riesce a usare il posteriore come gli altri piloti Ducati: quando la gomma cala, non può far scivolare la moto in accelerazione perché perde trazione e finisce per forzare troppo sull'anteriore. Il risultato è: sottosterzo, consumo della gomma davanti, consumo del posteriore e difficoltà negli ultimi giri.

Già dopo la Sprint, il torinese aveva ammesso di voler capire soprattutto cosa stesse facendo Alex Marquez: dai dati, secondo lui, il pilota Gresini è quello che riceve più supporto dalla moto e riesce meglio degli altri a farla scivolare senza perdere spinta in uscita. Una differenza enorme, perché sulla GP26 la gestione del posteriore sta diventando il confine tra chi può lottare davanti e chi è costretto a difendersi.
Il caso di Alex Marquez è ancora più significativo perché il salto di qualità del team Gresini è arrivato a stagione in corso. Dopo Jerez, il box guidato da Michele Masini ha evidentemente trovato una direzione efficace sulla stessa base tecnica Ducati, mentre nel box ufficiale Bagnaia continua ancora a brancolare nel buio.

Il Sachsenring ha solo reso tutto più evidente. Il tre volte campione del mondo ha definito il sesto posto nella gara lunga e il settimo nella Sprint "due grandissimi risultati" considerando le enormi difficoltà del weekend, ma il confronto interno resta impietoso: mentre le altre Ducati lottano per podio e vittoria, lui deve ancora rincorrere. E il Mondiale, infatti, per ora non è un pensiero concreto. "Io non posso pensare al titolo", ha difatti ammesso amaramente Bagnaia. Prima bisogna tornare vicino al podio, poi vincere, poi ritrovare continuità. Ma per farlo Ducati deve risolvere il paradosso più scomodo: capire perché la risposta che Gresini e Alex Marquez hanno trovato sulla GP26 non sia ancora arrivata nel box ufficiale.