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Wimbledon 2026

“Sicuramente cercherò qualcun altro”: Simone Vagnozzi è chiaro sul futuro con Sinner senza Cahill

Simone Vagnozzi è molto chiaro, qualora Darren Cahill dovesse decidere di ritirarsi a fine stagione e dunque abbandonare il team di Jannik Sinner, lui andrebbe subito alla ricerca di un altro coach con cui smezzare lavoro e soprattutto giorni al seguito del campione azzurro: “Un anno intero io non ce la faccio come persona, da solo, è anche giusto che ci sia un’altra persona dove ci diamo il cambio”.
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Simone Vagnozzi confessa che sì, "un pochino ha pianto", dopo il secondo trionfo a Wimbledon di Jannik Sinner, che domenica ha vinto per il secondo anno di fila il torneo londinese battendo in finale Alexander Zverev. Il 24enne altoatesino sta continuando a scrivere la storia del tennis mondiale e non ha nessuna intenzione di fermarsi, dopo essere arrivato al quinto torneo del Grande Slam messo in bacheca. Alle sue spalle Sinner ha un team eccezionale, che ha ringraziato più volte per come lo ha accompagnato nel percorso di recupero, fisico e mentale, dopo la mazzata del crollo accusato al Roland Garros. Un team che tuttavia a fine stagione potrebbe perdere il ‘super coach' Darren Cahill, un'eventualità di fronte alla quale Vagnozzi già sa cosa sarà necessario fare.

Vagnozzi esclude categoricamente di continuare da solo come coach di Sinner: "Non ce la faccio, serve qualcun altro"

La domanda viene fatta all'allenatore marchigiano nella conferenza congiunta con Cahill post vittoria di Sinner. Il punto di partenza sono le dichiarazioni del 60enne australiano circa il fatto che nulla ha ancora deciso sul futuro, se continuare o meno nello staff di Sinner anche al termine di questa stagione oppure ritirarsi per dedicare più tempo alla sua famiglia, come già voleva fare a fine 2025, salvo poi tornare sui suoi passi. Stavolta non c'è nessuna scommessa con Jannik legata a suoi eventuali successi, la decisione sarà solo di Cahill tra qualche mese.

"Per fortuna, io non lo sopporto più questo… no, scherzo – risponde col sorriso Vagnozzi riguardo la questione Cahill – Lavorare in due non è facile. Io e Darren siamo stati fortunati a trovare una simbiosi così buona. A volte devi fare un passo indietro, per dare spazio anche all'altro allenatore, e quindi non è mai facile. Però, se lui dovesse smettere – come ha detto lui, ancora non ha deciso e come team non abbiamo deciso nulla – sicuramente cercherò qualcun altro che entrerà, perché 365 giorni l'anno, anzi 300, io non ce la faccio come persona, da solo. È anche giusto che ci sia un'altra persona dove ci diamo il cambio".

Simone Vagnozzi in piedi nel box di Jannik Sinner durante la finale di Wimbledon
Simone Vagnozzi in piedi nel box di Jannik Sinner durante la finale di Wimbledon

"Come avete visto, noi ci organizziamo sempre, facciamo dei tornei insieme e facciamo dei tornei dove c'è solo lui, io sono stato da solo a Monte Carlo, Darren è stato solo a Indian Wells. Quindi a volte ci diamo anche dello spazio per far ricaricare Jannik, sennò se stai sempre a contatto per 300 giorni diventa un po' pesante soprattutto per lui", conclude sul tema il 43enne coach.

Il team di Sinner in tribuna a Wimbledon
Il team di Sinner in tribuna a Wimbledon

"Jannik non è più il ragazzo di 22 anni, ora quando finisce un torneo vuole prendersi del tempo con la sua ragazza e con la famiglia"

Un altro passaggio interessante della conferenza è quando Vagnozzi parla del ‘nuovo Sinner', profondamente diverso da quello di qualche anno fa. E non si parla di tennis: "Noi allenatori dobbiamo essere anche bravi a capire che i ragazzi cambiano, Jannik non è più il ragazzo di 22 anni che era solo tennis. Adesso è un altro tipo di ragazzo, adesso finisce un torneo, vuole riposarsi, vuole prendere il tempo per lui con la sua ragazza, con la sua famiglia e quant'altro. Quindi quanto parliamo di tennis con lui è cambiato negli ultimi anni, prima era solo tennis, praticamente era il 99% tennis e 1% altre cose, adesso piano piano stiamo iniziando a cambiare, quindi dobbiamo anche essere bravi a non stressarlo troppo, perché dovrà avere una carriera lunga e se pensiamo solo al tennis 24 ore al giorno per 365 giorni l'anno sarà difficile".

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