Riscatto. Resurrezione. Zampata del "vecchio" campione. Vale is back. Il terzo posto di Valentino Rossi a Jerez può essere definiti in molti modi ma il secondo appuntamento del Mondiale di MotoGp in Andalusia ha spiegato anche perché il dottore è passato da una situazione di netto svantaggio a un'altra che lo vede (finalmente) competitivo. È vero, non c'era Marquez. È vero, Bagnaia è stato sfortunato. È vero, Morbidelli ci ha messo molto del suo per rendere la vita più facile al suo "maestro".

Al netto di tutte queste attenuanti c'è, però, un dato: la moto inforcata dal pilota di Tavullia questa volta non ha fatto le bizze (domenica scorsa fu costretto al ritiro perché gli morì sotto, come si dice in gergo) e, soprattutto, lo ha messo in condizione di lottare fin dalle qualifiche. Sette giorni fa non riuscì a scattare in griglia oltre la decima posizione, questa volta è partito dalla quarta piazza e ha chiuso sul podio nella gara iberica.

Era dal 2019 che il "dottore" non provava una soddisfazione del genere. Cosa è successo? Cosa è cambiato nel giro di pochi giorni. Com'è possibile che la sua Yamaha abbia subito una trasformazione così netta in meno di una settimana? È lo stesso a dare una spiegazione molto chiara. In buona sostanza, grazie all'analisi del suo team tecnico, gli hanno "permesso" di apportare modifiche alla sua moto, rivoluzionandone l'assetto, e i risultati sono arrivati.

"Devono ascoltarmi – ha ammesso Rossi subito dopo la gara di Jerez -, visto che sono ancora qui quest’anno e visto che sarò ancora qui anche l’anno prossimo. Lo hanno fatto finalmente…". Perché non lo abbiano fatto finora svela una parte delle difficoltà palesi in cui è incappato il nove volte campione del mondo della MotoGp. "Siccome Quartararo e Vinales vanno velocissimi mi hanno sempre detto che dovevo imparare ad andare come loro". Qualcosa è cambiato, magari Valentino lascerà il segno in calce a questa stagione anomala.