Tijmen Eising colpito da infarto al traguardo: ha corso i campionati olandesi con una coronaria occlusa
L'ultimo chilometro della sua carriera, Tijmen Eising se lo ricorderà per sempre e non perché gli ha permesso di conquistare un bronzo ai suoi ultimi Campionati Nazionali in Olanda, ma perché ha rischiato di costargli letteralmente la vita: il 35enne corridore della BEAT CC powered by Saxo Bank è stato colpito da un infarto proprio poco dopo la conclusione della prova di gravel e successivamente ai test di routine antidoping che non avevano riscontrato nulla di anomalo. Poi la corsa in ospedale e la diagnosi che ha evidenziato il problema cardiaco: Eising ha corso con una coronaria occlusa che lo ha portato a subire il collasso successivo. Un episodio ai confini della realtà, in cui su è sfiorato il dramma trasformatosi fortunatamente in una storia da poter raccontare, col sorriso sulle labbra, dalle pagine dei propri social.
Eising ai Campionati di Gravel : l'ultima corsa del campione olandese
La vicenda si è consumata a Rijssen, neo Paesi Bassi durante il campionato nazionale di Gravel, appuntamento con cui da tempo, Eising aveva deciso di concludere la sua pluriennale carriera professionistica. Un capitolo finale che lo ha visto nuovamente protagonista, conquistando il terzo posto del podio e la medaglia di bronzo, dietro al solo campione olandese Rick Ottema e a Lars Loojuis. Una gara che doveva essere il capitolo finale di una onorata presenza nel mondo del gravel, un addio programmato e metabolizzato da tempo e che una serie di incredibili eventi ed errori umani ha trasformato in una corsa contro il tempo.
Il malessere di Eising, gli errori nel soccorso e i problemi per l'operazione
Subito dopo essere salito sul podio ed essersi sottoposto ai controlli antidoping di routine, Eising ha iniziato a sentire una forte pressione al petto. Inizialmente tutti hanno pensato a un malessere passeggero, dovuto allo sforzo estenuante in gara. L'olandese si è seduto, ha ripreso fiato ma il dolore non è passato ed è a quel punto che la prontezza dei soccorsi sul posto ha permesso di fare la differenza: intuendo la gravità della situazione, è scattato l'immediato allarme al 112. Purtroppo però la situazione è sfuggita quasi subito di mano: durante la chiamata, la centrale operativa aveva inizialmente valutato che un'ambulanza non fosse strettamente necessaria. Solamente l'ostinazione del personale sanitario di gara ha evitato il peggio, fermando un mezzo medico di passaggio dal quale sono scesi i paramedici che hanno effettuato immediatamente l'elettrocardiogramma in strada a Eising.
La diagnosi è stata delle più severe: era in corso un infarto del miocardio, causato da una occlusione coronarica. Da lì, la folle corsa in ospedale e l'intervento d'urgenza che ha salvato la vita a Eising, che ha dovuto affrontare un altro problema: l'ospedale più vicino non aveva gli stent idonei per la sua anatomia da atleta professionista, che presentava un cuore più grande e sviluppato rispetto al normale. Alla fine, si è optato per il trattamento farmacologico aggiuntivo che ha permesso di stabilizzare l'arteria lesionata da una piccola lacerazione, salvando la vita dell'olandese.
Eising ha sottovalutato per primo il suo problema
Un incidente e una catena di errori umani che ha lasciato sbalorditi esperti e appassionati che si sono chiesti anche come fosse stato possibile che ad un atleta ai massimi livelli del ciclismo professionistico non fosse mai stato diagnosticato un problema così grave. Anche in questo caso, il fattore umano è stato determinante: lo stesso corridore ha poi raccontato come si fosse già svegliato un paio di settimane prima con una identica sensazione di oppressione al torace, cui non aveva dato troppo peso. E anche durante la corsa, ha poi ammesso che non si era sentito al top della condizione, imputando però il motivo anche all'emozione di sapere che sarebbe stata la sua ultima in assoluto. Un errore di sottovalutazione che stava per trasformarsi in un'arma fatale.
Anche perché il rischio corso da Eising nel corso dei campionati è stato enorme: gareggiare in condizioni di una possibile crisi ischemica causata anche da lesioni vascolari ha spinto il suo cuore a frequenze cardiache a rischio di aritmie ventricolari che avrebbero potuto portare anche ad un arresto cardiaco improvviso.
Malgrado tutto, ciò che poteva trasformarsi nell'ennesimo dramma di uno sportivo si è risolto in un semplice enorme spavento a lieto fine. È vero, la festa di addio al professionismo è stata rovinata, gli errori umani e le sottovalutazioni del problema hanno contribuito alla dinamica dei fatti, ma Tijmen Eising non sarà di certo dispiaciuto di come si è concluso il tutto: alla fine, può ancora raccontare in prima persona la conclusione assurda e surreale della sua carriera.